Cronaca di un relitto: lo “yacht di Putin”
Lo Scheherazade riposava imponente nel molo toscano di Marina di Carrara, cullato dolcemente dalle acque apuane. Appartenente alla Bielor Asset Ltd – una società offshore delle isole Marshall – dell’oligarca russo Eduard Khudaynatov, presupposto prestanome del presidente russo Vladimir Putin, lo yacht, battente bandiera malaysiana, è costituito da uno scafo in acciaio ricoperto da una spessa sovrastruttura di alluminio distinta in sei livelli. Sul ponte principale sono presenti sei cabine destinate agli ospiti, una grande sala da pranzo, un centro benessere dotato di un bagno turco, una sauna, una camera di crioterapia e una sala idromassaggio. Spostandoci sul ponte superiore, si incontrano due suite con bagni separati, cabine armadio, studi e spogliatoi. L’imbarcazione dispone di ventidue cabine in grado di ospitare circa 40 ospiti con un equipaggio composto da 94 elementi. Per motivi di Privacy, non sono state realizzate piscine all’aperto, compensate tuttavia da due piazzole per l’atterraggio di elicotteri, da un cinema e da una sala da ballo. Con i suoi interni realizzati del designer francese François Zuretti, il costo stimato per il gioiello del mare è di circa 700 milioni di euro. Inaugurato il 5 luglio del 2019 presso i cantieri tedeschi della Lürssen Yachts, il prezioso yacht è stato visto navigare nel 2020, spinto due motori diesel – capaci di erogare una potenza di velocità massima pari a 19,5 nodi (circa 36 km/h) – verso Hurghada, una citta dell’ Egitto sulle coste del Mar Rosso, per poi raggiungere Soči, una citta della Russia meridionale, situata sulle rive del Mar Nero. Con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, durante il 24 febbraio del 2022, lo Scheherazade rallenta la sua corsa, per poi incagliarsi tra i decreti e i sequestri avanzati dal Comitato di Sicurezza Finanziaria Italiano. Il 6 maggio del 2022, il ministro dell’economia e delle finanze italiano, Daniele Franco, decide di adottare il decreto di congelamento ai sensi dell’articolo 4-bis del d.lgs. 109 del 2007, dell’imbarcazione. “Lo Yacht di Putin” inizia lentamente ad assumere la fisionomia di un bene reliquario sottoposto ai vincoli del sequestro conservativo. Il congelamento così imposto vieta la vendita per aste e la ricollocazione e l’assegnazione dello stesso presso comunità e associazioni. Sullo sfondo della perplessa località balneare di Marina, il mega-yacht appare in qualità di un pericoloso feticcio esposto agli sguardi curiosi dei turisti. Diventa un bene proibito e spinoso conservato e custodito dall’Agenzia del Demanio responsabile dell’amministrazione e della gestione delle risorse economiche degli oggetti-soggetti al congelamento. Osservando alcune stime, è emerso come gli interventi di manutenzione per lo Scheherazade sono costati allo Stato Italiano circa cinque milioni di euro. Tuttavia, l’imbarcazione non è l’unico bene sequestrato agli oligarchi russi e l’Italia non è il solo paese ad affrontare queste problematiche: “secondo la Commissione Europea, in totale sono stati congelati beni per 269 miliardi di euro” (Il Post). Inoltre, a causa delle opposizioni della Russia, non è stato possibile concretizzare alcune proposte riguardanti il destino dei beni sottratti, elaborate dai funzionari dei paesi del G7. A tal proposito, l’ipotesi di ricavarne dei prestiti bancari per finanziare la ricostruzione dell’Ucraina danneggiata dai ripetuti attacchi russi, è stata anch’essa amaramente congelata.



