Il vantaggio di Trump nei sondaggi elettorali USA
Stando agli ultimi sondaggi, il controverso Donald Trump risulta in vantaggio rispetto al Presidente in carica Joe Biden.
Come spiegarsi il ritorno in scena di una figura così odiata, specialmente dalla Corte di Giustizia americana e dall’opinione pubblica più giovane? Forse si sta verificando in USA qualcosa di analogo a quanto è accaduto in Italia, con la riemersione improvvisa dell’estremo conservatorismo.
Il balzo in avanti di Trump
Secondo il Wall Street Journal, Trump crede che le carte siano contro di lui. La verità sembra essere l’esatto contrario: il sondaggio del giornale statunitense dimostra infatti che il candidato repubblicano sarebbe in vantaggio di 4 punti percentuali, che potrebbero diventare persino 6.

Nonostante nel Colorado Trump sia stato dichiarato ineleggibile – per via del coinvolgimento nell’assalto al Congresso del 6 dicembre 2021 – resta incredibile come gli innumerevoli capi d’accusa che gravano sulle sue spalle non gli stiano impedendo una campagna elettorale di successo.
Le cause sono principalmente due: la crescente insoddisfazione americana relativa all’amministrazione Biden e una squadra strategica trumpiana sempre più forte di fronte alla guerra tra delegati.
Un grande no-no per Biden
Il gradimento per il presidente in carica è quasi ai minimi storici. L’insoddisfazione per l’operato di Joe Biden riguarda soprattutto la politica economica. Molti sostengono inoltre che la sua amministrazione abbia peggiorato le condizioni di vita dei cittadini.
A questo si aggiungono i 9 capi d’accusa diretti a suo figlio, Hunter Biden, accusato anche di evasione fiscale. Non solo, sul presidente USA si sta anche imponendo l’ombra dell’impeachment.

Se si va a guardare l’opinione dell’elettorato più giovane, la situazione peggiora ulteriormente, specialmente sui social come TikTok, governati dall’intransigente generazione z.
L’argomento più virale è infatti l’ipotetica demenza senile di Biden: nulla sfugge alla cultura del meme, che potrebbe essere un ulteriore elemento chiave per i risultati elettorali.
La guerra tra delegati
Il team di Trump sembra molto più preparato alla battaglia strategica tra delegati, rispetto alla campagna del 2016. La tendenza prevalente del Grand Old Party è quella di agire mediante i partiti repubblicani statali, i quali stabiliscono le regole per selezionare i delegati.
Si sta tentando infatti di allontanarsi dalla logica delle elezioni primarie, per avvicinarsi di più ai caucus gestiti dal partito, costruiti sul sistema elettorale del “winner take all”: i candidati dovranno ottenere percentuali di voto più alte per poter ottenere i delegati. Tutto a favore di Trump.
Nello stato dell’Iowa ad esempio le preferenze hanno raggiunto il 51% per quest’ultimo, seguono poi DeSantis e Haley, come dimostrato dai sondaggi di NBC News. E situazioni simili si possono osservare anche altrove (nel Michigan, Idaho, Nevada ecc).

In USA, come è evidente, si oscilla tra la sfiducia e la confusione politica. Il grande paradosso è che i personaggi additati e cancellati ieri stanno tornando oggi.
Si lascia poco spazio a nomi nuovi, per via del sistema politico che avvantaggia quelli già noti e radicati. Ecco che si sfocia in un immobilismo fatale per gli USA stessi, ma anche per chi, in futuro, verrà influenzato dalle politiche americane.




