Niger: ultimatum Ecowas scaduto, la Wagner è pronta
È scaduto l’ultimatum lanciato dall’Ecowas (Economic Community of West African States) nei confronti del Niger, paese recentemente scosso da un colpo di stato che ha visto deporre l’ormai ex presidente Mohamed Bazoum. La giunta militare guidata da Abdourahmane Tchiani, ex capo della Guardia presidenziale, fa leva sulla popolazione che teme un intervento esterno. Nel frattempo il noto gruppo Wagner, per mezzo del suo capo Prigozhin, non nega i contatti e un possibile intervento in favore dei golpisti.
L’ultimatum e la situazione attuale
Esattamente alla mezzanotte del 6 agosto è giunto il termine ultimo imposto dall’Ecowas per far sì che i golpisti che hanno in pugno il Niger rilascino e permettano il reinsediamento del presidente Bazoum. Al momento la situazione sembra vivere una fase di stallo, una preoccupante quiete scossa non solo dalle voci della possibile presenza della Wagner nel territorio ma anche dalla chiusura dello spazio aereo operato dai militari di Tchiani. Fortunatamente, la maggior parte delle operazioni di rimpatrio dei cittadini europei dovrebbe essersi conclusa senza difficoltà, come annunciato dal nostro ministro della Difesa Guido Crosetto. Si teme adesso lo scoppio di un conflitto che, è inutile negarlo, sa tanto di guerra fredda e naftalina. L’Ecomog (Economic Community of West African States Monitoring Group), la forza di “mantenimento della pace” dell’Ecowas potrebbe intervenire da un momento all’altro, forte del contingente NATO presente nel paese che dovrebbe ammontare a circa 3000 militari, 350 di questi italiani. Niamey, capitale del Niger dove negli giorni scorsi gli abitanti si sono riuniti nello stadio per dimostrare sostegno a Tchiani, rimane al momento la roccaforte dei golpisti che minacciano tramite il loro portavoce Amadou Abdramane “una risposta energica e istantanea” a chiunque violi lo spazio aereo del Niger.

Niger, Sahel ed Ecowas
È il 1975, e a seguito di una serie di sperimentazioni fallite, 15 paesi dell’Africa Occidentale, regione nota col nome di Sahel che occupa la fascia occidentale sub-sahariana, firmano un accordo di tipo economico nel tentativo di creare una confederazione che avrebbe dovuto portare anche alla realizzazione di una zona monetaria comune. Ad oggi il progetto sussiste e dovrebbe concludersi nel 2025 ma, in verità, già da anni osserviamo una serie di fenomeni che dimostrano il fallimento della democrazia importata. Il calco sul quale questi paesi hanno tentato di impostare la loro linea geopolitica è chiaramente di stampo occidentale, tuttavia, le ingerenze politiche delle due storiche superpotenze non riescono a venir meno. Il Niger è tra i paesi del Sahel più ricco di uranio e oro ed è sempre stato un importante elemento, anche agli occhi dell’Unione Europea, per il controllo del flusso dei migranti. L’attuale situazione, dunque, non si limita a un possibile sconquassamento degli assetti geopolitici africani, ma, come sempre, interverrebbe a modificare equilibri internazionali di rilievo.

Restore Democracy
Già nel 2017, in Gambia, a seguito del mancato riconoscimento del presidente democraticamente eletto Adama Barrow, vi fu un intervento militare da parte dell’Ecowas che, nella sua prima manifestazione di forza, permise il ritorno alla democrazia. Non è dunque una situazione nuova né possiamo ritenerci stupiti da un possibile interesse russo nei confronti di un territorio chiaramente guidato da mano occidentale. La corsa alle nuove risorse e il controllo delle aree più instabili dell’Africa restano ancora un tema caldissimo sul quale vigilare.




