L’intera Sicilia è in fiamme
Mentre il Consiglio dei ministri si riunisce per decidere in merito alla dichiarazione dello stato di emergenza per cinque regioni, il nord conta danni e perdite immani; il sud continua a bruciare. In particolar modo, la situazione in Sicilia è fuori controllo, preoccupano molto anche la Puglia e la Calabria.

Italia bifronte
Un’Italia spaccata a metà, con un divario tra nord e sud che questa volta non ha nulla a che vedere con l’economia. Nubifragi in Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna; incendi e roghi tra Calabria, Puglia e Sicilia. La natura non vuole essere troppo equa e flagella lo stivale spaccandolo ancora una volta a metà. A restare uniti, soprattutto negli interventi, spetta ancora una volta a noi.

L’inferno siciliano
Il ministro per la Protezione Civile e per le politiche del mare Nello Musumeci, già governatore siciliano, si è recato sull’isola negli scorsi giorni per verificare lo stato attuale di gravità. La crisi iniziata a Catania, il cui aeroporto, a seguito dell’incendio del 16 luglio scorso era stato chiuso, si è trovata in ginocchio per giorni a causa di blackout causati dagli incendi e, infine, stretta nella morsa del caldo, anche senza acqua. Ma Catania è stata solo la prima, l’isola si trova al momento ancora avvolta dalle fiamme e la situazione delle ultime ore è davvero apocalittica. Preoccupa molto il palermitano, il rogo dei giorni scorsi ha portato alla momentanea chiusura dell’aeroporto Falcone-Borsellino, lì vicino, a Cinisi, sono stati trovati i corpi di due anziani che non sono riusciti a scampare alle fiamme. Il numero delle persone evacuate supera le 1.500. Una donna è morta durante il tragitto che l’ambulanza, bloccata dalle fiamme, stava percorrendo. Il vento di scirocco continua ad alimentare le fiamme e gli interventi dei vigili del fuoco non bastano a sedare la situazione.
La richiesta d’aiuto, da parte del ministro Musumeci, è rivolta anche all’Unione Europea: «Vorrei rivolgere un appello a Bruxelles, ma lo formalizzeremo proprio nella giornata di domani: la flotta dei canadair dell’Europa è una flotta assolutamente insufficiente. Noi non possiamo ogni volta mendicare l’arrivo di un veicolo anfibio. Abbiamo bisogno di potenziare la flotta europea» e ancora: «voglio rivolgere un pensiero alle vittime, ma continueremo a piangere i morti se non ci attrezziamo a partire dal cittadino, poi dai comuni, dalle regioni e dal governo».
Il problema riguarda anche le infrastrutture. Autostrade e strade statali, queste ultime – lo ricordiamo – sono tra le principali arterie di collegamento della regione, sono interrotte. Molti paesi al momento risultano isolati e continua ad aumentare anche il numero degli sfollati.

Il primo mese estivo per eccellenza sta terminando il suo corso e, anche se in parte ci stiamo abituando a fare i conti con eventi meteorologici estremi, non possiamo fingere che il cambiamento climatico non sia in atto. Difatti si sta palesando con tutta la sua violenza. L’impotenza di fronte a queste catastrofi è evidente ma ciò che lascia riflettere è che la mano dell’uomo non intende placarsi. Il tempo è scaduto da molto e adesso c’è solo da fare i conti col ritorno di quello che le nostre azioni hanno causato.




