Istituto Toniolo: promossi dai giovani Napolitano e Renzi, ma bocciato Grillo. Al Governo Letta serve un cambio di Marcia

Istituto Toniolo: promossi dai giovani Napolitano e Renzi, ma bocciato Grillo. Al Governo Letta serve un cambio di Marcia

Grafico intervistatiDalla ricerca promossa dall’Istituto G. Toniolo, curata da un gruppo di docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e realizzata da Ipsos con il sostegno della Fondazione Cariplo (www.rapportogiovani.it), dal rapporto giovani, evidenzia:
Matteo Renzi (41,8%), a molta distanza segue Grillo (8,3%), mentre un intervistato su tre non vede ancora sulla scena attuale un politico con adeguato spessore e carisma per l’Italia di domani (33,1%).
I giovani intervistati hanno un’età fra i 18 e i 29 anni e  – restano scarsamente attratti dalle risposte politiche e giudicano con diffidenza la decisione di dar vita a un esecutivo bipartisan. Chiamati ad un voto di gradimento, solo il 36,7% degli intervistati assegna al governo Letta un voto positivo. Decisamente più bassa la quota degli entusiasti (chi assegna un voto da 8 in su è solo il 7%).
Anche la rielezione di Napolitano viene vista come una sorta di compromesso ma la stima nei confronti del Capo dello Stato resta di rilievo, il risultato più lusinghiero: il 44% degli intervistati gli assegna un voto pari o superiore a 6.
A colpire i giovani è soprattutto il fatto che l’Esecutivo sia nato tra forze che finora si sono combattute (40,1%), ma una buona quota riconosce, in positivo, il tentativo di ritrovare concordia in un clima difficile per il Paese (24,4%) e il fatto che sia composto da ministri relativamente giovani e con una buona presenza femminile (16%).
Tra i due elementi nuovi apparsi sulla scena politica e in grado di intercettare l’esigenza di cambiamento delle nuove generazioni, rappresentati da Renzi e Grillo, la parabola del secondo sembra già in declino.
Grafico occupazioneRispetto alle aspettative sollevate con le elezioni – che hanno visto il partito di Grillo imporsi come il più votato tra gli under 30 – solo il 3% ha rivisto positivamente la propria posizione nei confronti del Movimento 5 stelle, mentre il 43,1% l’ha aggiornata negativamente. Chi lo continua a vedere come un soffio di novità è il 14,2% mentre il 55,9% ne critica l’atteggiamento poco costruttivo e l’impreparazione degli eletti in Parlamento.
Riguardo alle azioni da intraprendere per migliorare specificamente la condizione delle nuove generazioni, la priorità viene data, come ci si poteva aspettare, all’occupazione (47,8%), segue a distanza un tema strettamente collegato, quello di un miglior raccordo tra istruzione e mercato del lavoro (18,3%). Al terzo posto si colloca la richiesta di maggiori investimenti in ricerca e sviluppo (12,4%) e subito dopo i sostegni all’imprenditoria giovanile (6,5%). Gli interventi di sostegno al reddito sono l’azione principale da intraprendere solo per il 5,6% degli intervistati.
Questo significa che i giovani italiani chiedono promozione più che protezione sociale.
Le aspettative però restano molto basse, come bassa è la fiducia che gli intervistati danno alla possibilità di migliorare in modo incisivo le condizioni del paese. Non c’è però una chiusura aprioristica, ma si attendono fatti concreti. I pronti a scommettere su un ampio successo dell’attuale governo sono molto pochi.
Solo il 29,6% degli intervistati pensa che possa cambiare la condizione economica e appena 28,7% ritiene che si possano fare passi in avanti in tema di occupazione. Bassa anche la percentuale –31,7- di chi ritiene che vi possano essere miglioramenti della propria condizione. Fa eccezione l’immagine dell’Italia all’estero, con un dato che sale vicino al 50% (46,4%).
Il professor Alessandro Rosina, tra i curatori dell’indagine, vedendo questi risultati commenta così:”Da questi dati arriva un messaggio chiaro al Governo Letta: i giovani non si considerano un problema sociale, un’emergenza, una categoria svantaggiata da proteggere, ma il meglio che questo paese può esprimere. Vogliono, prima di tutto, essere messi nelle condizioni di dimostrarlo senza il surplus di vincoli e ostacoli che frenano nel nostro paese la loro piena partecipazione attiva nella società e nel mercato del lavoro. Non ci sono forti pregiudizi sulla nascita del governo delle larghe intese, pur considerato composto da partiti che si sono combattuti e non in grado di far crescere il paese nel recente passato. Le nuove generazioni sono poco ideologiche e molto pragmatiche, chiedono soprattutto fatti concreti e incisivi in grado di imprimere un cambio di rotta. Fatti che, al di là di promesse e  dichiarazioni, tardano ad arrivare con il rischio che aumentino rabbia, frustrazione e fuga verso l’estero”.

Redazione
11 agosto 2013

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