Il testamento di Silvio Berlusconi tra lasciti e lapsus
È stato aperto il testamento di Silvio Berlusconi, per opera del notaio Arrigo Roveda. Tra i presenti, ci sono stati gli avvocati a fare da testimoni, mentre i figli si sono collegati da remoto.
La compagna Marta Fascina non ha presenziato, poiché secondo il codice civile non aveva i titoli necessari.
Un testamento a tre riprese
L’atto appare conciso (15 pagine), chiaro e soprattutto “senza sorprese”.
Le ultime volontà di Berlusconi sono state redatte in 3 momenti diversi, il primo dei quali è il 2006, decisivo per il destino di Fininvest SpA.
Il secondo è il 2020, in cui sono state scritte le disposizioni per il fratello, ovvero un legato di 100 milioni.

C’è poi il 2022, anno in cui Berlusconi, sotto forma di lettera (scritta mentre si recava al San Raffaele, il 19 ottobre), ha aggiunto il controverso lascito per Marta Fascina – 100 milioni e una serie di bigliettini – e quello per l’amico Marcello Dell’Utri, ovvero 30 milioni.
Che ne sarà di Fininvest SpA
Prima della morte, Berlusconi deteneva poco più del 61% della holding, la quale, a sua volta, controlla gran parte del gruppo televisivo, di Mondadori e Banca Mediolanum.
Tutto resta fermamente nelle mani della famiglia e non ci sarà nessun controllo solitario indiretto su Fininvest SpA.
Se prima i figli Marina e Pier Silvio detenevano il restante 40%, con il testamento arrivano, insieme, al 53% del gruppo, con quote paritarie: è la maggioranza della società.

Un impero senza soluzione di continuità
Nei giorni passati, sono comparse speculazioni su una potenziale vendita del gruppo Mfe, ma così non è stato.
L’impero di Berlusconi, nato nel 2005, uno dei più potenti in Italia e in Europa, resta in piedi, integro, e lo fa in maniera continuativa.
Permangono tutte le sue componenti, va ricordato infatti il range vastissimo di settori che la holding ha abbracciato: televisioni, assicurazioni, stampa e persino il Monza.
Permane anche l’intero labirinto di controversie scaturito da Fininvest. Pensiamo ad esempio al Lodo Mondadori e il Lodo Rete 4, ma soprattutto all’intreccio Utri-Cosa Nostra negli anni ‘80-’90.

“Grazie, tanto amore a tutti voi”
Nel testamento non compare il nome di Luigi, l’ultimo figlio di Berlusconi. L’ipotesi più diffusa vuole che si sia trattato di un lapsus, dovuto molto probabilmente alla fragilità delle condizioni del Cavaliere, mentre si recava in ospedale. Ciò avrà chiaramente delle conseguenze sui lasciti.
Per il bene che gli ho voluto e per quello che loro hanno voluto a me. Si conclude così l’ultima parte del testamento, che appare limpida, come l’intero documento.
È un ricco do ut des che segna l’epilogo di un’era, per aprire un nuovo capitolo nella famiglia Berlusconi, ma anche nell’ambito della politica e imprenditoria italiana.




