Mes: il governo sospende la ratifica della riforma per 4 mesi
La maggioranza ha sospeso la ratifica della riforma del Mes, ciò significa che il non-voto dell’Italia farà rimandare la questione a novembre e si avrà tempo fino al 31 dicembre per decidere.
Motivazioni e reazioni sul Mes
Da settimane si discute sul Mes e l’Italia è l’unico paese dei 20 membri dell’Eurozona a non aver ancora ratificato la proposta di riforma dello stesso.
I 195 sì della maggioranza hanno sancito la sospensione della decisione per 4 mesi. Per il centrodestra, approvare la riforma del Mes, così come è stata presentata, sarebbe “un passo indietro” per il paese.

L’opposizione (soprattutto Pd, ma anche Iv e Terzo Polo) si è mostrata furiosa, accusando il governo di fuggire dalle proprie responsabilità.
Capire il Mes
Il Mes è il frutto di un trattato intergovernativo del 2012, che ha coinvolto tutti i paesi dell’Eurozona.
Ad oggi è un componente chiave dell’unione monetaria, poiché è in grado di concedere assistenza finanziaria ai paesi che affrontano una crisi e di ridurre il rischio di default.
I principali strumenti impiegati sono prestiti, titoli di debito e linee di credito. Del capitale sottoscritto pari a 704,8 miliardi, 80,5 miliardi del Mes sono versati dai paesi membri.

Ciò significa che il meccanismo implica la messa in comune di una somma di denaro, la cui necessità è spiegata dal fatto che, molto spesso, i problemi finanziari di un paese contaminano gli altri.
Chi versa più denaro ha, proporzionalmente, diritti di voto superiori. L’Italia fa parte di questa categoria: il suo veto può influenzare e persino congelare le decisioni, anche quelle urgenti.
Riformare il Mes
La proposta di riforma, spiega Bankitalia, non prevede la ristrutturazione dei debiti sovrani, che è già un hot topic, per via delle drastiche ripercussioni che potrebbe avere sulla domanda interna. Non affida neanche un ruolo di sorveglianza macroeconomica al Mes.
La riforma fornirebbe piuttosto maggiore sicurezza alla risoluzione delle crisi bancarie, istituendo un Fondo di Risoluzione Unico dotato di un backstop, ovvero di una “barriera di protezione”.

Gli Stati avrebbero l’obbligo di emettere titoli con una clausola che permetterebbe loro di restituire meno denaro di quello che devono ai creditori. Questo non escluderebbe però dei rischi, per esempio il fatto che i futuri investitori potrebbero richiedere interessi più alti, nei confronti dei Paesi percepiti come più fragili.
Ma il Mes serve?
Per la premier Meloni, parlare di Mes, al momento, è contrario alle priorità nazionali. Si dovrebbe infatti dare la precedenza alla riforma del patto di stabilità ed al rafforzamento dell’unione bancaria.
Per alcuni, la decisione di rimandare il dibattito sul Mes sarebbe un modo per tentare di acquisire più potere negoziale, per risolvere queste ultime questioni delicate.
I dem, specialmente Piero de Luca (Commissione Politiche UE), riaffermano l’importanza della riforma del Fondo salva Stati, soprattutto a tutela dei risparmiatori.
Resta il fatto che, ancora una volta, si assiste ad una maggioranza estremamente compatta, che porta avanti le sue istanze senza intralci, nel bene e nel male.




