È corsa contro il tempo per ritrovare Titan, il sommergibile disperso vicino al relitto del Titanic
Il sommergibile ha cinque persone a bordo e non si hanno più notizie dalla mattina del 18 giugno. Ora restano due giorni di scorta d’aria.

La situazione
L’immersione era stata organizzata dalla società OceanGate per esplorare il relitto del Titanic, il noto transatlantico affondato nell’aprile del 1912. La spedizione era partita dal Canada, sulla nave di appoggio Polar Prince e il viaggio subacqueo era iniziato nelle prime ore di domenica scorsa. Dopo poco meno di due ore, però, la Polar Prince ha perso i contatti con il sommergibile e da allora non si sono più avute notizie. Da lunedì, la Guardia Costiera degli Stati Uniti ha diramato l’allarme e, assieme alla sua omologa canadese, sta coordinando le ricerche. Presenti anche alcune altre navi commerciali e organizzazioni che si occupano di esplorazioni sottomarine. Le attività di ricerca sono complicate non solo dalle non facili condizioni del mare, ma, più in generale, dalla difficoltà di ritrovare oggetti di dimensioni relativamente contenute (proprio come nel caso del Titan) in acqua a profondità che potrebbero essere di svariate migliaia di metri. Il tempo stringe. A sentire uno dei consulenti di OceanGate, David Concannon, ci sono apparecchiature determinanti per la localizzazione, ferme “sull’asfalto” dell’aeroporto dell’isola britannica di Guernsey, bloccate dalla burocrazia statunitense: “Dobbiamo muoverci. Non abbiamo minuti o ore. Dobbiamo muoverci ora” ha affermato a NewsNation. “Quando comunico con il governo degli Stati Uniti, ricevo risposte tipo ‘fuori ufficio’. Non da tutti, ovviamente, ma da persone determinanti per firmare e dare l’autorizzazione”.
“Come cercare una mina in un campo minato”
OceanGate non ha fornito molti dettagli circa le persone a bordo, per tutelare la loro riservatezza e quella delle loro famiglie. Secondo le ricostruzioni, nel sommergibile dovrebbero comunque esserci l’uomo d’affari pakistano Shahzada Dawood con il figlio Suleman, l’esploratore francese Paul-Henry Nargeolet, Stockton Rush (il CEO della società che organizza le esplorazioni sottomarine) e il milionario britannico Hamish Harding. Quest’ultimo è un ex pilota di aereo, diventato poi un businessman ed è un appassionato esploratore: nel 2019 è stato direttore e pilota della missione One More Orbit, che ha stabilito la più veloce circumnavigazione della Terra in aereo su entrambi i poli geografici, entrando nel Guinness World Records 2021. Harding non è nuovo a questo tipo di esplorazioni estreme: il 5 marzo 2021 si era recato nel punto più profondo della Fossa delle Marianne, il Challenger Deep, sempre all’interno di un sottomarino, stabilendo il record mondiale per la massima lunghezza percorsa e il massimo tempo trascorso a piena profondità dell’oceano.
Possibili ipotesi
Le possibili idee su cosa abbia potuto causare la sparizione del sommergibile dai radar sono tra le più disparate: si è parlato inizialmente di un black-out che ha fatto saltare le comunicazioni, quindi una sorta di cortocircuito che ha innescato un mini-incendio a bordo, che potrebbe aver danneggiato non solo i sistemi operativi, ma anche generato fumi tossici. L’altra ipotesi è il fatto che, siccome il mare era molto mosso il giorno della partenza, il sommergibile, sospinto dalle correnti, potrebbe essere rimasto impigliato tra i detriti del Titanic stesso.
Di certo, se dovesse essere ritrovato entro 70 ore (che è la deadline fornitaci da John Mauger, capo-soccorsi della Guardia Costiera USA, prima che le scorte d’ossigeno all’interno del sommergibile terminino) le persone a bordo, oltre a rischiare di rimanere, per l’appunto, senza ossigeno, saranno sicuramente in estrema tensione a causa delle temperature molto basse. Già trarlo in superficie, infatti, non sarà affatto scontato.




