Meloni contestata a Londra su questione migranti: “No to fascist Meloni”
Giorgia Meloni è stata fortemente contestata a Londra durante la visita al Primo Ministro britannico Rishi Sunak

Le proteste
Sono partite da circa trenta persone le proteste nei confronti di Giorgia Meloni a Downing Street durante la visita della premier italiana a Rishi Sunak, primo ministro britannico. I manifestanti hanno fatto sentire la loro voce, scandendo slogan come “Refugees in, Meloni out” o “Fascist Meloni”. I pugni chiusi in senso di vicinanza ai rifugiati, il tema centrale del motivo della protesta. In effetti, Giorgia Meloni si è presentata nella capitale inglese per firmare il memorandum Italia-UK sui migranti. La manifestazione, sorvegliata da alcuni agenti di polizia, si è poi legata ad altre proteste congiunte arrivate da una fascia attivista del partito laburista e da una frangia della sezione dell’Anpi londinese.
Il memorandum e la problematica sul “doppio registro”
Come detto, Meloni era presente a Downing Street per ratificare questo accordo per i migranti irregolari, ma non solo. La firma prevedeva una più generale cooperazione strategica fra i due Stati e si è articolata anche parlando di una piena sintonia sull’Ucraina (negli ultimi giorni, infatti, si sta discutendo di comune addestramento dei militari di Kiev) e un endorsement del capo di governo inglese sulle capacità di Meloni di “garantire stabilità economica” all’Italia.
“È meraviglioso accogliere il premier italiano, grande alleato su tanti fronti”. Ha detto Sunak. “Noi siamo nazioni che hanno una forte partnership ma che possono fare ancora di più, insieme possiamo fare un grande lavoro, dagli investimenti reciproci al settore della difesa”, afferma, invece, Meloni, la quale afferma di appoggiare senza remore la linea politica di Sunak, contestata anche in Gran Bretagna, contro le migrazioni irregolari. Nel documento firmato, i due Paesi si ripromettono di lavorare insieme sul tema, ritenendo “necessario un cambio di passo nel nostro approccio alla politica migratoria”, ma tenendo conto “degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea”. Il punto caldo e problematico della questione è il fatto che la legislazione britannica in discussione in queste settimane prevede alcuni istituti giuridici, come quello riguardante la detenzione per un massimo di 28 giorni al momento dell’ingresso “illegale” su suolo inglese dei migranti, cosa che nella UE o in Italia sarebbe considerato un fattore totalmente incostituzionale. Sulla questione contraddittoria e di “doppio registro” di vedute, però, Meloni preferisce non esprimersi.

Le parole di Meloni
Dopo due ore di vertice bilaterale tra Sunak e Meloni, lasciando la sede del governo britannico, diretti a Westminster per vedere i mosaici più preziosi della Cattedrale di Londra, entrambe le delegazioni sono state accolte dal corteo di protesta che danno della “fascista” a Meloni. Poco più tardi, fuori dal suo albergo, non si scompone, dicendo alle telecamere britanniche: “Ho sentito gente che gridava: ho chiesto al Primo Ministro ma lui mi ha risposto “qui c’è sempre qualcuno che protesta”. Sulle proteste contro di lei nello specifico ha detto: “Bene, finalmente, è una buona notizia. Non vengo contestata da un po’ di tempo e cominciavo a preoccuparmi”.
Centrale, nel suo discorso, resta, comunque, la cooperazione con Londra per “rendere prioritaria la dimensione esterna delle politiche migratorie come soluzione strutturale per prevenire la migrazione irregolare e stabilizzare i flussi”.




