Terzo Polo: il tramonto del partito unico di Azione e Italia Viva
Crolla il progetto di partito unico nel Terzo Polo. Non c’è stato nessun vertice ieri pomeriggio. La tensione Renzi-Calenda non ha fruttato nulla di concreto, né di positivo.
Terzo polo tra tweet e accuse
Una bufera avvenuta principalmente su Twitter quella tra i leader di Azione e Italia Viva, che ha portato alla morte del progetto di partito unico all’interno del Terzo Polo.
Tra le espressioni che sono volate: “Calenda è pazzo, ha sbagliato pillole” (smentita da Renzi), “Da ridere”, “Renzi è uno che te se magna”.
Un lessico fortemente criticato, anche per la mancanza di chiarezza generale sulla questione.
Questo è quanto affermato da Severgnini (Corriere) e De Angelis (HuffPost) verso Calenda stesso, ieri sera a Otto e Mezzo.
L’atmosfera è rimasta pesante, a causa delle interruzioni e degli accavallamenti che hanno caratterizzato la trasmissione.
Emblematico il “Ci ho creduto” di Calenda, riguardo alle promesse passate di Renzi, poi non mantenute.
Il documento dietro il divorzio
Alle spalle del conflitto c’è un documento comparso su Twitter. L’argomento centrale: il progetto di partito unico. Renzi dichiara di aver voluto apportare “piccole modifiche”, per Calenda c’è stato invece un rifiuto totale da parte di IV.
Tra i punti del documento:
- L’organizzazione di due comitati tra aprile e maggio, per sancire regole e manifesto del partito
- Lo scioglimento di entrambi i partiti esistenti entro il 2024
- Il conferimento al partito unico di un importo pari al 70% delle risorse ricevute dal 2/1000 e di 200.000 euro da parte di Azione e IV
La ricerca di un casus belli
In questi giorni abbiamo assistito ad un vero e proprio ping-pong tra i leader del Terzo Polo.
Da un lato, Renzi non si dà colpe e parla di un autogoal, di una decisione unilaterale di Calenda.
Dall’altro, Calenda parla di un tentativo di fregatura da parte di Renzi, che non avrebbe voluto rinunciare ad Italia Viva per una fusione partitica. Per di più, la decisione di continuare a tenere il convegno della Leopolda sarebbe come dar vita a tre partiti diversi.
Ci si interroga su quale sia il vero motivo alla base della tensione che sta caratterizzando il centro.
Tra le ipotesi: semplici diversità di indole tra i due leader e una sopravvenuta distanza politica, in quanto uno dei due protagonisti “starebbe guardando a destra”.
A detta di Calenda, “I soldi c’entrano il giusto. Perché se fai un partito nuovo lo devi finanziare. Invece lui voleva tenere in piedi Italia Viva e fare la Leopolda nel 2024”.

Dopo il naufragio
Nonostante le ipotesi di una riconciliazione, il progetto di partito unico è morto.
Renzi “non vede un motivo politico per la rottura” e Calenda spera che i gruppi parlamentari continuino ad esistere.
Addirittura, non si esclude una futura alleanza con Schlein, dopo il “mai dire mai” di Azione.
Una vicenda con finale aperto dunque, tutto da scrivere. I modi non sono stati armoniosi dall’inizio alla fine, ma ciò che conta ora è quanto l’affaire sia salutare per entrambi i litiganti, specialmente in vista delle elezioni amministrative.




