Da Ali a Castro: Le cinque interviste storiche di Gianni Minà
Ci ha lasciati Gianni Minà. Abbiamo selezionato le sue cinque migliori interviste: da Muhammad Ali a Fidel Castro, passando per Diego Armando Maradona e Sergio Leone.

Muhammad Ali
“Lui è grosso, ma io sono il più forte”, così ironizza Cassius Clay nell’intervista concessa a Gianni Minà nel 1977. La telecamera riprende il siparietto, la veemenza del pugile statunitense che punta il dito e la faccia divertita del giornalista che con il suo savoir faire regala un momento di televisione unico. A quasi ogni domanda rivolta al pugile, Minà ricorda il fatto che Ali prima diceva delle cose riguardanti la condizione dei neri e sulle loro battaglie sociali e solo dopo, successivamente, rispondeva alla domanda che gli era stata rivolta.
Questa intervista cambiò per sempre l’interazione tra comunicatore-giornalista e protagonista-intervistato.
Gabriel García Márquez
Siamo nel 1975. Più precisamente da “Checco Er Carettiere”, un noto ristorante nel cuore di Trastevere, a Roma. Minà è a cena con Muhammad Ali, assieme a lui Sergio Leone e Robert De Niro. Sapendo, per vie traverse, dell’incontro, ecco che arriva anche Gabriel García Márquez, che giusto sette anni dopo sarà insignito del Premio Nobel per la letteratura. “La vita mi aveva fatto conoscere queste persone una per volta in situazioni inattese e io poi li avevo riuniti. Ancora adesso non so capacitarmi di come sia stato possibile riunire, una sera a Roma, questi amici”. Dello scrittore colombiano dirà: “era ironico e sornione ma odiava le interviste”. Lo definì un uomo diretto e critico, impegnato come pochi per risollevare il mondo latinoamericano. Si erano conosciuti in Messico perché Minà, al tempo, seguiva Pertini nei suoi viaggi all’estero: una sera Márquez chiamò Minà: “Sono Gabo, mi ha detto Pedro che mi stai cercando, cosa vuoi?”, Minà, chiaramente, gli chiese un’intervista e Márquez, invece di declinare, rispose: “Facciamo un affare: io ti do l’intervista ma tu mi fai incontrare il tuo Presidente, perché io gli possa spiegare tante cose e lui non vada nella mia patria senza conoscere a fondo la situazione”. Così nacque anche la loro grande amicizia.

Diego Armando Maradona
25 novembre 1990. Un’intervista storica ad un campione. Minà intervista Maradona, un calciatore in crisi con il Napoli (se ne andrà neanche un anno dopo) perché “un ciclo si è chiuso”. Minà definirà la dipendenza dalla cocaina di Maradona come dei “capricci, un male oscuro da cui Maradona non riesce a uscire”. Proprio durante il suo soggiorno a Napoli, soprattutto nell’ultimo periodo, il consumo (al limite dell’abuso) divenne una vera e propria tossicodipendenza, che avrebbe di lì a poco cominciato ad interferire con la sua capacità di giocare a calcio. La famiglia Maradona l’ha così ricordato: “Tu non lo hai mai tradito. Grazie di tutto, Gianni Minà, un giornalista senza tempo, emblema di un mestiere quasi scomparso. Una perdita immensa. Le nostre condoglianze a tutta la sua famiglia.”
Fidel Castro
Il 3 giugno 1987 è una data storica nel mondo del giornalismo: Gianni Minà intervista Fidel Castro. Una “chiacchierata” storica, durata sedici ore. Il presidente cubano si concede al microfono del giornalista italiano, da cui, poi, trarrà svariati libri e una docu-intervista chiamata “Fidel racconta il Che”. L’intervista ripercorre le tappe fondamentali della rivoluzione cubana dal 1957 e la storia di Che Guevara dallo sbarco a Cuba con un’imbarcazione di nome “Granma”. Nel corso dell’intervista, Castro parla anche della morte di Che Guevara (avvenuta nel 1967) dicendo di avere fatto molta fatica ad accettare la scomparsa dell’amico e ammettendo che qualche volta l’ha addirittura sognato: “È ancora dentro di noi” racconterà a Minà. Era la prima volta che Castro parlava dell’amicizia con il Che, lo stesso Minà rimarrà sorpreso del suo lavoro: “Non credevo che Fidel mi avrebbe raccontato, con tanta franchezza e intensità, la vicenda di Che Guevara. Non lo aveva mai fatto con altri giornalisti”, aggiunse “penso che questo fosse dovuto, più che a motivi politici, al pudore, e al desiderio di difendere la storia di un’amicizia meravigliosa e tragica.”
Sergio Leone
Torniamo per un attimo all’iconica cena con Alì, De Niro e Marquez. In quella serata che diverrà storica, un’altra determinante presenza alimentò le chiacchiere: Sergio Leone. Minà racconterà: “Dopo un po’ ricevetti una telefonata di Sergio Leone, per la verità un po’ arrabbiato, e mi disse che De Niro non sarebbe potuto venire perché quella sera avevano un importante incontro per definire alcune scene del film, quindi non si poteva fare nulla. Io gli dissi che in realtà non c’entravo niente, stavo solo andando a cena con Muhammad Alì e Robert si era voluto aggiungere. A quelle parole, Leone disse: “Cosa? Cioè tu e Robert state andando a cena con Muhammad Ali e non mi avete detto nulla?”. Volle a tutti i costi accodarsi anche Sergio Leone.“
Una lunga intervista che Leone concesse a Minà fu nel 1985, in verità una delle poche mai rilasciate: “quando mi dicevano che Leone non concedeva interviste era il momento in cui io testardamente mi buttavo in quell’avventura, e quasi sempre poi ce l’ho fatta e di questo sono orgoglioso”.




