Che cos’è uno sciopero?

di Luca Bolli

Questa è una storia nazional-popolare di tre famiglie.

Tutte uguali nelle sfide, ognuna diversa nelle proprie vittorie. C’è quella di Aldo da Lampedusa, con figlio e moglie a carico. Lui (fortunato!) guadagna 1000 euro al mese e si districa tra bollette (tante, troppe) e sfizi (pochi, rarissimi) per portare avanti la baracca. Lui (poveretto!) tifa Torino…anni di glorie e trionfi passati ed ora il pantano delle sfide della “B”. Il figlioletto Dino, nome sibillino, buttato là per scherzo, a ricreare la coppia dei Ballarin del “Grande Toro” e poi rimasto scolpito all’anagrafe come le lapidi di Superga; lui si, fortunato…

tifa Milan, chissà per quale assurdo scherzo del  destino, poi! Tante vittorie, tanti sfottò al padre, ma quella corazzata chi l’ha mai potuta vedere? Una vacanza dai parenti, a fine agosto, per sfuggire dalla mestizia dell’isola-rifugio ancora ferita.

 

Un’altra isola, quella dei vip e delle spiagge importanti. Quella del “Billionaire” e del Sant’Elia. L’occasione irripetibile, irrinunciabile, di vedere Cagliari-Milan.
Molti sacrifici, ma si può fare per una volta! Un regalo paterno. Per lo sforzo economico, un regalo grande come il mondo.
A Cuggiono c’è Sara, originaria di Palermo, quartiere Settecannoli, fortunata nella sfortuna: disoccupazione al sud e riscoperta di una vita migliore al nord, in Piemonte. Mamma Fiat dava lavoro a tutti coloro che avessero avuto coraggio, grazie a Dio! Sfortunata nella fortuna: Mamma Fiat toglie lavoro a tutti se deve (e se vuole). Da operaia specializzata di Torino a netturbina di Milano: si lavora per vivere! Ma a volte sembra che si debba vivere per lavorare. E chi sciopera
rischia grosso di questi tempi… specie se sei una giovane donna con un figlio a carico. Chi se lo sarebbe aspettato che lassù, tra la nebbia del nord, avrebbe ritrovato quei colori tanto caldi, simbolo di una “fede” nella sua città natale?! Il rosa-nero contrapposto all’azzurro del Novara…vai a sapere che ti inventa il destino!
Nel frattempo in Toscana le cose vanno di gran lunga meglio. Certo non per Mario, artigiano di Colle Val d’Elsa. Una vita in bottega a lavorare sodo per metter da parte “quattro spicci” per mandare il figliolo all’università di Firenze. “C’è la crisi” gli hanno detto. “La crisi è passata” si affrettavano a correggere. “Bisogna tirare fuori sangue e lacrime” s’è sentito ripetere. “A me è rimasto solo il sangue…e nemmeno tanto!” l’hanno sentito borbottare. Il periodo non è dei migliori, ma questi toscanacci trovano sempre del buono da vedere anche nelle cose peggiori… di certo il derby della regione darà nuovo smalto alla rivalità in famiglia, facendo almeno sparire le preoccupazioni più serie. Almeno per una giornata. Almeno per novanta minuti. Poi arrivederci figliolo: stage all’estero e chissà che vi riserverà la vita?!

Pronti, via, per il fine settimana di passione!
Anzi no, non si parte. Cioè sì.

«No, aspettate: devono parlarne»
«Fermi tutti, tutti a casa, che qua non se ne fa più nulla! Tutto rimandato!»
«Dice che scioperano perché non vogliono discriminazioni»
«Chi?»
«Loro!»
«Chi paga la tassa di solidarietà?»
«A noi no di certo!»
«Ma nemmeno la nostra società, per quel che ci riguarda»
«Si crei un fondo speciale per eventuali pagamenti futuri allora»
«Allora noi si sciopera se non si fa così. Cioè…non è uno sciopero…si rimanda. Oh! Ma gli stipendi non si decurtano mica?»
«Certo che no!»

A Lampedusa, Cuggiono e Colle Val D’Elsa, tra facce esterrefatte, rimbalzano domande imbarazzanti:
«Papà! Che cosa è uno sciopero per te?»
Si narra che le risposte siano state diverse, tristi e molto titubanti:
«Fare la fame alla fine del mese».
«Causa di licenziamento…».
«Una bischerata che non mi son mai potuto permettere nella vita».

Questa storia non ha una morale. È così com’è.
È dettata da pura fantasia, ma potrebbe essere vera almeno in alcune sue parti. O viceversa.

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