Ostaggi dei taxi. Le cause della protesta
Alla ripresa del servizio erano state annunciate due nuove giornate di stop il 20 e 21 luglio, poi revocate dopo il caos del trasporto aereo. La situazione resta incandescente, alla luce tra l’altro delle dimissioni presentate dal Presidente del Consiglio, che sospende le attività parlamentari e che vede il malcontento crescente da una parte della categoria dei tassisti e dall’altra dei cittadini che si sentono costantemente calpestati dalla corporazione di turno, provocando rabbia e scontri fisici di piazza.
Cosa chiede la categoria?
Per cominciare ci sono le liberalizzazioni previste nell’articolo 10 del “ddl concorrenza” di cui chiedono lo stralcio, e che hanno innescato lo sciopero nazionale del 5 e 6 luglio riunendo i tassisti di tutte le grandi città, addirittura armati di fumogeni e bombe carta in Piazza Montecitorio, contro il nuovo DDL sulla concorrenza e contro Furio Truzzi, Presidente di Assoutenti, associazione che difende i diritti dei cittadini. A alimentare la protesta poi l’inchiesta degli “Uber Files”, dovuta al Consorzio Internazionale dei giornalisti investigativi, tra i quali il The Guardian, che ha rivelato un sistema di lobbying e pubbliche relazioni attuato dalla società di servizi per ottenere l’appoggio di politici di spicco e scombussolare il settore dei taxi in Europa. I “file” consisterebbero in 83mila e-mail, messaggi WhatsApp e iMessage, memo e fatture, attraverso i quali il The Guardian ha rivelato come il gigante della tecnologia Uber abbia violato le leggi, ingannato la polizia, sfruttato la violenza contro i conducenti e fatto pressioni segretamente sui governi durante la propria espansione globale, coinvolgendo personaggi politici come Matteo Renzi, Emmanuel Macron, Joe Biden, quando era vicepresidente degli Stati Uniti e la ex commissaria Ue per il digitale Neelie Kroes. I tassisti hanno tuonato: da chi è stato ricevuto il capo di Uber a Palazzo Chigi e di cosa si è parlato?

Allo stato attuale non è intuibile quale possa essere il compromesso, la categoria resta saldamente ancorata alle sue posizioni: stralcio dell’articolo, prosecuzione della riforma del servizio già avviata nel 2019, riapertura di un tavolo di confronto con l’esecutivo. Il pressing sul governo arriva anche dai sindacati, la Cgl di Landini appoggia la possibilità di stralciare l’art. 10, invece il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, chiede una riscrittura dell’articolo sottolineando la necessità di “identificare chi fa che cosa tra Ncc ((noleggio con conducente) e taxi, definendo con più esattezza ruoli e funzioni”, il leader della Cisl Sbarra, auspica invece il dialogo con “soluzioni equilibrate e condivise”.
Malcontento dei cittadini
I tassisti manifestano contro il governo e contro le norme “a favore di Uber” in nome del servizio pubblico, ma paradossalmente proprio i modi della protesta fanno capire quanto la nozione stessa di “servizio pubblico” sia nei fatti diventata proprietà “privata” di qualcuno. Per comprendere la portata di violazione dei diritti civili basta sperimentarlo in prima persona, trovandosi appena fuori stazioni o aeroporti o la sera tardi all’uscita da un cinema impreparati allo sciopero, magari in un città che non è quella di residenza, senza contatti, senza macchine a noleggio perché esaurite dagli altri utenti nella stessa situazione, o nei panni di un anziano che deve fare un’urgente visita specialistica, emergenze di ogni tipo tutte con pesanti ripercussioni, la cui sensazione comune è solo quella di sentirsi ostaggi della categoria, così che il senso di ingiustizia non è più chiaro a quale barricata appartenga. La violazione del diritto alla mobilità dei cittadini tenuti in ostaggio da una minoranza organizzata che sembra avercela più con il diritto del rispetto di utenti impotenti che contro il governo in questo modo, da solo basta a dimostrare che il “servizio pubblico” sarebbe più al sicuro con maggiore concorrenza, lontano da monopoli e licenze.

L’aneddoto
Antonio Perrotti, 44 anni di carriera “indossati” con orgoglio nel suo radio taxi in servizio nel Comune di Napoli, con il desiderio di proseguirla fino all’ultimo istante prima della prossima pensione, ha raccontato a 2duerighe.com la sua esperienza. Ha iniziato a guidare i taxi nel 1977 cercando di conciliare affetti, amicizie e una professione che a causa della turnazione crea spesso distanze familiari. I turni di lavoro, le continue festività non onorate, rendono la professione pesante. Il lavoro del conducente del taxi è descritto come un lavoro logorante fisicamente ma privilegiato per molti versi. Il periodo del Covid ha rappresentato anche per la loro categoria un vero e proprio disastro: «Per un anno intero abbiamo lavorato due giorni la settimana, i soli che ci chiamavano erano anziani che non riuscivano a completare il percorso per acquistare la spesa o che erano costretti ad andare in farmacia o ancora che sceglievano di evitare i mezzi pubblici, è stato un momento orribile, anche da raccontare. Eravamo sul lastrico. Oggi se dovessi consigliare un giovane nell’intraprendere la nostra professione gli direi che se da una parte lavorando duramente si arriva anche a mantenere una famiglia dall’altra, il nostro è un tipo di lavoro che può favorire il distacco familiare. Ho tanti aneddoti, sono stato orgoglioso di avere ospitato nella mia Regata il premio Nobel Dario Fo, le occasioni di incontro e di relazione sono la parte considerevole e più bella del nostro bagaglio professionale, anche se non sempre si possono raccontare… Tuttavia il 16 luglio 1993 ero di servizio all’aeroporto di Napoli, all’epoca un’intera squadra di colleghi era dedicata solo alle corse da e per l’aeroporto, tra le 15 e le 16 ore senza soste in altre direzioni, con questo sistema di lavoro per noi era prevista la doppia tariffa di pagamento. Fu in quell’occasione che mi capitò di prendere come cliente in aeroporto un uomo d’affari piuttosto sbrigativo, che all’arrivo mi riempì completamente l’ampio portabagagli e si riservò, tra me e lui, lo spazio per una cartella di cuoio. I telefonini apparivano come un oggetto recente riservato a pochi, il mio cliente ne faceva ricco uso chiamando e parlando in continuazione. Una volta accompagnato agli aliscafi chiesi come da consuetudine la doppia tariffa, l’affarista andò su tutte le furie pur mostrandogli il tariffario, tanto che fui costretto a proporre l’intervento di un vigile urbano per placarlo. Una volta andato via, all’altezza del quartiere di Santa Lucia mi accorsi che il cliente aveva dimenticato la cartella di cuoio, sospettando il vistoso reclamo, tornai all’aeroporto per restituirgliela. Salendo verso Capodichino osservai la borsa aperta e confesso la curiosità di avere sfilato quella cerniera che mi faceva capolino, scoprendo un autentico tesoro composto da due Rolex, due Cartier, un paio di forbici, un sacchetto con svariati gemelli d’oro, dieci milioni divisi in banconote da 100.000 lire, un ampio portafoglio con sette blocchetti di assegni e un’infinità di carte di credito…sognai una magnifica vacanze con le mie bambine! Non mi definirei certo un campione d’onestà ma preferisco sempre fare sonni tranquilli, così, tornai in aeroporto e mi recai presso il Commissariato di Polizia. All’arrivo di colui che scoprii essere un ex senatore fui abbracciato pubblicamente e mi fu proposta una ricompensa ma protestai per la stridente differenza di atteggiamento, così l’agente di polizia propose di far uscire un articolo sulla faccenda come forma alternativa di riconoscenza, a quel punto l’ex senatore escluse la questione. Dopo circa un anno dall’episodio, fermo al posteggio in attesa di clientela e intento a leggere un quotidiano, mi capitò sotto uno sguardo attonito l’articolo dell’arresto per contrabbando di Rolex del mio famoso cliente “galantuomo”. Per alcuni colleghi sono tutt’oggi un eroe, per molti, le confesso, resto un fesso».

Da più di dieci anni il governo dovrebbe approvare un piano per regolare il trasporto con conducente, che viene di anno in anno rimandato e in attesa di tale è sempre stata sospesa la norma che imporrebbe agli Ncc (noleggio con conducente) di non sostare sul suolo pubblico fuori dal comune che ha concesso la licenza. Secondo uno studio della Banca d’Italia in oltre il 40 per cento delle città italiane sono trascorsi più di 20 anni dall’ultima assegnazione di licenze taxi e in otto città non si fanno concorsi dagli anni Sessanta. Se l’obiettivo del governo è lasciare tutto com’è, più che i tassisti dovrebbero protestare proprio i cittadini, che hanno bisogno di maggiore concorrenza e prezzi più bassi. Resta il fatto che la forbice che sta dividendo la categoria dei conducenti di vetture bianche e i cittadini esasperati che chiedono tutela si è sempre più divaricata, forbice sociale sulla quale i rappresentanti di categoria, al di là di istanze e feroci battaglie governative, dovrebbero cominciare a riflettere quando lottano nel segno della liberalizzazione.





