Scienza & Mistero (seconda parte): l’aliante di Saqqara

di Roberto Mattei

E’ un manufatto risalente al 2000 aC, ritrovato nel 1891 all’interno di una tomba egizia. Solo agli inizi degli anni 70 qualcuno ha scoperto la somiglianza dell’oggetto con un moderno aeromobile, mettendo in crisi la visione della scienza ufficiale che lo vorrebbe un uccello. Chi ha ragione?

La volta scorsa, nel corso del nostro primo appuntamento con la rubrica Scienza & Mistero, vi abbiamo parlato della “Stele di Pacal”, uno di quegli oggetti enigmatici che l’archeologia misteriosa ritiene essere un OOPARTS (Out Of Place Artifacts), cioè un “reperto fuori posto”, un cimelio che non dovrebbe esistere in quel determinato periodo storico perché inventato o scoperto migliaia di anni dopo e per questo capace di mettere in crisi anche la visione della ricerca scientifica.

Vi abbiamo anche spiegato come certi fatti attirano la morbosa attenzione dei lettori e del pubblico televisivo attraverso l’eccessivo sensazionalismo dei media e per questo, oltre a raccontarvi il lato oscuro e inspiegabile della storia ci era sembrato corretto riportare anche la visione dell’archeologia ufficiale a riguardo. Nel corso di questa seconda parte parleremo de “l’aliante di Saqqara”, un altro incomprensibile “resto” che ha come protagonista la terra dei Faraoni: l’Antico Egitto.

 

Si tratta di un manufatto realizzato in legno di sicomoro, rinvenuto nel 1891 a Saqqara, vasta necropoli situata 30 chilometri a sud della moderna città del Cairo, che assomiglia in maniera impressionante a un moderno aereo o aliante. Il reperto venne trovato tra i resti di un funzionario tolemaico minore di nome Padi-Imen (Amun), durante lo scavo generale associato alla tomba della regina Khuit, una delle mogli del faraone Teti della VI dinastia. Le spoglie dell’uomo erano databili intorno al 200 aC mentre l’aliante (reperto n. 33109) era più vecchio di circa 1800 anni, Questo perché durante il periodo tolemaico, molte tombe dei dignitari dell’ex reale, con i relativi oggetti funerari risalenti all’Antico Regno, furono riutilizzate per seppellire altre persone. Padi-Imen era una di queste. All’inizio nessuno si accorse della strana somiglianza dell’oggetto con un moderno aeromobile; tutto ciò che veniva alla luce nel corso dello scavo era numerato e accantonato con una certa celerità, in attesa di essere portato in un luogo più sicuro.

Nel 1898 arrivò l’ordine di trasferimento dei reperti presso il Museo del Cairo: il particolare veniva catalogato come registro speciale n. 6437 ma per la seconda volta passava inosservato dinanzi agli occhi degli esperti. La scoperta destinata a far discutere il mondo dell’archeologia arrivò nel 1969 durante la verifica di un espositore che conteneva delle rappresentazioni egizie di uccelli. Il dottor Kahlil Dowoud Messiha, egittologo e professore di Anatomia presso la Helwan University, stava esaminando un particolare display (così vengono chiamati in gergo gli espositori) ubicato nella camera 22 del museo, quando si accorse di un’anomalia: tutte le sculture presenti sull’espositore riproducevano fedelmente dei volatili mentre uno, l’oggetto di Saqqara, possedeva delle caratteristiche che non si trovano sugli uccelli bensì nelle moderne costruzioni aeronautiche. Il professor Messiha, che era anche un appassionato ed esperto di aeromodelli nonché membro dell’Aeromodelers Club egiziano, affrontò subito l’argomento con il sottosegretario del Ministero della Cultura, convincendolo a costituire un comitato per un’indagine approfondita sul reperto, da cui scaturirono i seguenti dati:

DIMENSIONI

apertura alare:                         18.30 cm

lunghezza del corpo:              14.20 cm

peso:                                       39.12 g

parte anteriore (becco):          3,2 cm

ASPETTO

ali: diritte e aerodinamiche

corpo: affusolato e terminante con una pinna caudale verticale a cui, un tempo, era sicuramente agganciata un coda posteriore orizzontale come quella di un aereo moderno. Assente qualsiasi decorazione di piume dipinta sulla superficie. Mancano le gambe (se fosse un uccello). Mancano le ruote e il motore (se fosse un aereo).

parte anteriore (becco): di forma piramidale, reca un occhio dipinto sulla superficie.

Alle riunioni che si tennero tra il 1970 e il 1971, parteciparono storici, archeologi ed esperti di aviazione. Tutti rimasero così impressionati da giungere a un’unica conclusione: gli antichi egizi possedevano la tecnologia del volo. Lo stesso Messiha arrivò al punto di affermare che l’aeromobile rappresentava un modello a scala ridotta di un aliante e che quello a grandezza naturale era sicuramente presente in qualche meandro nascosto del deserto di Saqqara.

Il 18 maggio 1972, in un intervista al Times di Londra, Messiha rilasciò le seguenti dichiarazioni: «la cosa più interessante è senz’altro la coda che distingue quest’oggetto da tutti gli altri scoperti sino ad oggi. Nessun uccello può presentare una tale forma nella parte posteriore del corpo. Inoltre vi è una scanalatura sotto la pinna che evidenzia la mancanza di una lamina traversa. Questo non è un giocattolo; è progettato in maniera troppo scientifica per esserlo e sono state necessarie grandi conoscenze per realizzarlo».

Purtroppo, ad oggi, nessun “antico aereo egiziano” è mai stato ritrovato e di conseguenza, in assenza di prove che attestino l’esistenza di questi mezzi 2000 anni fa, la “teoria della macchina volante” non è accettata dagli egittologi tradizionali ed è considerata una teoria di archeologia misteriosa o pseudo-archeologia. Secondo gli archeologi, l’artefatto altro non è che un uccello ad ali spiegate, anche se la coda è molto diversa da quella di un volatile. Questi rimarcano anche il fatto che su alcune parti del corpo sarebbero ancora visibili dei dettagli dipinti, in parte cancellati dal tempo, che smonterebbero l’ipotesi fantascientifica dell’aliante e confermerebbero quella dell’uccello. Tra le varie teorie, anche quella che l’oggetto servisse come banderuola di una barca egizia, per indicare la direzione del vento o addirittura come giocattolo di un bambino. In ciascuno dei due casi, comunque l’artefatto rappresenterebbe un volatile, unica teoria sostenibile basata su un corpus di prove esistenti.

Mistero risolto? Anche in questo caso sembrerebbe di si, se non fosse per questa raffigurazione ancora più enigmatica (fai click sul link per visionare l’immagine: http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSunDDoNmKU7JjEV_Ud-0SwDnyk8YKI3h-gofX3AGEaXNdmfqaW), nella quale si possono osservare vari aeroplani, un sommergibile e un elicottero. Per l’egittologia tradizionale si tratta di una sovrapposizione di diversi geroglifici, dal significato ben conosciuto, incisi in tempi diversi; per i “non addetti ai lavori” la forza aerea dell’Antico Egitto.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook