Gli anni 2000 come gli anni ’60, la riscoperta del vintage

I White Stripes incidono un album in vinile, evitando l’uso di apparecchiature odierne di registrazione, rimasterizzando dai master tapes originali. Un’idea indubbiamente vincente che beneficia di un periodo in cui ogni cosa che abbia un sapore vagamente retrò risulta la preferita.

Il vintage va di moda, dalla musica all’arredamento della casa, passando soprattutto per i vestiti. La moda prêt-à-porter impone un abbigliamento dal gusto rivisitato, lanciando o meglio rilanciando gonnelloni a campana, pantaloni alla caviglia e vestiti a pois dalla vita alta.

Occhiali, abiti, scarpe, cappelli e costumi da bagno assumono da qualche anno forme morbide che ricordano quelle che indossavano ai loro tempi le nostre nonne. Non è di certo una sorpresa, non è la prima volta che la moda si ripete negli anni, ma il “fenomeno vintage” non accenna a fermarsi.

Ha trovato un comodo porto d’attracco anche nel settore arredamento: è facile imbattersi nei mercatini vintage e scovare vecchie radio anni ’50 rimesse a nuovo, nei negozietti nati di recente credenze country di legno sbiancato, in grosse e assodate catene di elettrodomestici un rifacimento di frigoriferi Zoppas, un must all’epoca.

Per ciò che concerne il divertimento in generale, si assiste con piacere ad una crescita esponenziale di serate a tema anni ’50 in cui si balla il rock’n’roll di Elvis Presley, le ragazze si annodano un foulard dalle tinte sgargianti sui capelli e i ragazzi assomigliano all’amato Jhon Travolta in uno dei suoi momenti migliori.

E per non tralasciare la cultura televisiva, molte delle serie tv del 2013 hanno ben poco di contemporaneo: lancette indietro agli anni ’60 per i sequel del momento, che si ispirano a classici mai dimenticati, i quali a loro volta vengono apprezzati con maggior trasporto al giorno d’oggi piuttosto che negli anni della loro produzione.

Rivivere gli anni del miracolo economico è diventato uno stile di vita, in un periodo in cui di boom c’è solo quello degli scandali, e poco nel portafoglio. Che sia forse un modo per illudersi di trovarsi di nuovo negli anni d’oro? Domanda senza risposta, chiaramente, ma forse, presa con leggerezza o meno, questa del vintage è davvero la maniera più spensierata di affrontare il momento critico che viviamo.

E il moderno che fine ha fatto? Relegato negli armadi di chi, paradossalmente, non sta al passo con la moda, risulta quasi trapassato; perché se si vuole davvero vivere il momento bisogna lasciare da parte arredamento minimal e monocromatico, e dare spazio a colori e forme che per anni, presi dalla tecnologia progressista invasiva, abbiamo dimenticato.

Marina Mannucci

6 luglio 2013

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