Agguato in Congo: cosa sappiamo dopo l’informativa urgente del Ministro Di Maio

Agguato in Congo: cosa sappiamo dopo l’informativa urgente del Ministro Di Maio

Stamane il ministro degli esteri Luigi Di Maio è intervenuto alla Camera dei deputati per riferire sui drammatici fatti avvenuti in Congo, lo scorso 22 febbraio, quando sono rimasti uccisi l’ambasciatore italiano della Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, il carabiniere della scorta, Vittorio Iacovacci e l’autista, Mustapha Milamb.

Il ministro ha rinnovato la sua vicinanza alle famiglie dei due connazionali deceduti, le cui salme sono giunte ieri sera in Italia e accolte dallo stesso ministro e dal presidente Mario Draghi.

Onu e Pam devono chiarire misure di sicurezza predisposte e responsabilità

Di Maio, innanzitutto, ha fatto sapere che il governo ha chiesto all’Onu e al Programma alimentare mondiale (Pam) – agenzia delle Nazioni Unite per gli aiuti alimentari –  l’apertura di un’inchiesta per fare luce sulle motivazioni alla base del dispositivo di sicurezza utilizzato durante la missione e in capo a chi fossero le responsabilità delle relative decisioni.

Il ministro ha espresso l’esigenza di ottenere, nel minor tempo possibile, risposte esaustive anche alla ministra degli esteri congolese, in un colloquio telefonico avvenuto nella stessa giornata dei tragici eventi.

Le autorità di Kinshasa, sede dell’ambasciata italiana, hanno assicurato la loro collaborazione con la magistratura italiana e il presidente congolese, Felix Antoine Tshisekedi, ha condannato con fermezza l’attacco.

Di Maio ha voluto chiarire, per smentire quanto riportato da alcuni organi di stampa, che l’ambasciata era dotata di due vetture blindate, con le quali l’ambasciatore effettuava i suoi spostamenti in città e per missioni nel Paese, con la presenza di almeno un carabiniere a sua protezione.

Si è appreso dal ministro che in qualità di capo missione, l’ambasciatore Luca Attanasio aveva piena facoltà di decidere con quali mezzi e dove muoversi all’interno del Paese.

I particolari della missione e l’attesa di un rapporto sull’agguato

Sul giorno dell’agguato armato, è stato riferito che l’ambasciatore e il carabiniere dovevano affrontare un viaggio per raggiungere Goma e, pertanto, si sono affidati al Protocollo delle Nazioni Unite che li ha presi in carico da Kinshasa, su un aereo della missione Onu Monusco.

La missione si è svolta su invito delle Nazioni Unite e anche il percorso in auto è stato organizzato dal Pam.

Il Pam a Roma e le Nazioni Unite, quindi,  interessando direttamente il segretario generale Guterres, sono state sollecitate nel trasmettere un rapporto dettagliato sull’attacco al convoglio dove si trovavano l’ambasciatore e il carabiniere.

Il segretario generale della Farnesina, intanto, resterà in contatto costante con il direttore esecutivo del Pam per avere ulteriori notizie sulla dinamica di quanto accaduto.

Anche il Vice Segretario Generale per le Operazioni di pace delle Nazioni Unite, Jean-Pierre Lacroix,  ha annunciato l’avvio di un’indagine su Monusco, la missione Onu in Repubblica democratica del Congo.

Queste sono le principali informazioni ottenute dal ministro degli esteri sull’agguato in Congo. Restano ancora sconosciute notizie rispetto ad eventuali responsabilità che hanno portato all’uccisione dei due connazionali.

 

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