Il pianeta Marte è abitato?

di Roberto Mattei

Strani costruzioni, profili dalle sembianze umane, strutture piramidali, sono solo alcuni dei manufatti identificati sul pianeta rosso, sotto esame da parte dei ricercatori di tutto il mondo che confermerebbero l’esistenza di forme di vita intelligente. Così mentre le agenzie spaziali di ricerca ufficiali tacciono sull’argomento c’è chi, inconsapevolmente, trova tracce di questa verità tanto ostentata  attraverso il web.

Potrebbe essere la scoperta più grande del secolo o la bufala più colossale di tutti i tempi, fatto sta che un astronomo dilettante, David Martines, mentre utilizzava Google Mars, la versione di Google Earth contenente la mappatura di Marte, ha scoperto sulla superficie del pianeta una misteriosa struttura che assomiglierebbe a un lungo edificio di colore bianco, con sottili striature blu e rosse.

La costruzione, di forma cilindrica, è lunga 700 piedi (210 metri) e larga 150 (45 metri) ed è stata battezzata dal suo scopritore “Bio station Alpha” (Bio-stazione Alfa). L’uomo ha pubblicato un video della “stazione”, su You Tube, che ha riscosso un notevole successo con circa 135 mila visualizzazioni (http://www.youtube.com/watch?v=BeN8bSvYv0U ).

 

Per convincere gli increduli di non essere un burlone o addirittura un visionario ha anche fornito le coordinate dell’oggetto (71°49’19.73″ N; 29°33’06.53″ W) della nota applicazione Google. «Potrebbe trattarsi di una centrale elettrica, un “contenitore” biologico o una stazione di rifornimento. Spero che non sia un’arma» ha dichiarato Martines nel suo video. Secondo “l’astronauta in poltrona”, così è stato definito l’uomo da alcuni media americani, potrebbe trattarsi di una struttura per permettere la vita sul pianeta Rosso un po’ come il famoso edificio “Biosfera 2”,

una grossa casa di vetro capace di ricreare sul terreno marziano le condizioni e l’ambiente della Terra, includendo alcuni macro ambienti come: la foresta pluviale, il deserto, la palude e un mini-oceano con tanto di onde.

La risposta della NASA è arrivata il 7 giugno 2011, alle ore 3:58, attraverso un comunicato ufficiale con il quale la nota agenzia spaziale americana ha fatto sapere che né Bio-Station Alpha né la famosa Faccia su Marte sono strutture artificiali. «Le immagini della superficie di Marte sono state accuratamente studiate dalla NASA nonché da scienziati e ricercatori di tutto il mondo» – afferma l’agenzia governativa responsabile del programma spaziale degli Stati Uniti d’America – «non ci sono prove o dati scientifici per confermare una struttura in superficie. C’è stato un tempo in cui un caratteristica del pianeta era stata descritta come una faccia, ma un’osservazione più attenta, con una definizione più alta, ha evidenziato trattarsi di un fenomeno di erosione». Secondo Alfred McEwen, un geologo dell’università dell’Arizona direttore del Planetary Research Laboratory Imagining nonché uno dei principali ricercatori del programma HIRISE (High Resolution Image Science Experiment), una videocamera installata a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter,  una sonda spaziale polifunzionale della Nasa lanciata il 12 agosto 2005 per l’analisi dettagliata del pianeta Marte, «Bio-Station Alpha non è altro che un problema tecnico dell’immagine causato da energia cosmica che ha interferito con la fotocamera. Sembra un artefatto ma è una striscia lineare prodotta da un raggio cosmico».

Effettivamente i raggi cosmici sono particelle energetiche emesse dal sole e altre stelle alle quali qualunque corpo celeste è esposto, inclusi i satelliti e gli astronauti in orbita nello spazio. Sulla Terra, la maggior parte di queste particelle vengono fermate dalla magnetosfera mentre un’esigua quantità riesce ad arrivare sulla superficie ed è osservabile con particolari apparecchiature. McEwen ci spiega cosa può essere accaduto con la foto individuata da Martines su  Google Mars: «Quando un raggio cosmico attraversa il sensore dell’immagine di una telecamera, deposita una grande quantità di cariche elettriche che penetrano nei pixel. Se la particella attraversa un angolo basso rispetto al piano della telecamera, colpisce vari pixel lungo il suo percorso generando una striscia luminosa sull’immagine. Questo difetto risulterà ancora più evidente dopo che il software di compressione digitale avrà convertito la fotografia in formato JPEG e quella che inizialmente era una striscia chiara in alta risoluzione si trasforma in una vena che, tradotta nel linguaggio “dell’astronauta in poltrona” diventa un oggetto di forma cilindrica». Il ricercatore ha poi aggiunto che  Google non è in grado di identificare l’immagine originale precompressa scattata dai satelliti, altrimenti sarebbe stato molto più facile capire con precisione l’accaduto in quel particolare caso.

«Non posso dire se questa fotografia è stata scattata dal Viking o cos’altro» – ha evidenziato McEwen – «La gente sente il bisogno di documentare e capire cosa diavolo si stia facendo e di conseguenza Google dovrebbe essere in grado di identificare quale siano le fonti delle sue informazioni e poter tornare a ritroso ai dati grezzi». Alcuni blog e media americani tuttavia la pensano diversamente e sostengono che su Marte sia presente una forma di vita intelligente, da sempre nascosta all’opinione pubblica, e che la NASA sia coinvolta in un’attività di insabbiamento della verità. Ne era convinto fermamente anche il dr. Thomas C. Van Flandern, un astronomo e scrittore americano di fama mondiale, specializzato in meccanica celeste e scomparso tristemente qualche anno fa per un male incurabile.

Van Flandern sosteneva che certe caratteristiche geologiche di Marte, come ad esempio il volto di Cydonia non sono di origine naturale ma prodotti da forme di vita extraterrestri, probabilmente gli abitanti di un pianeta esploso circa 3 milioni e 200 mila anni fa che si trovava laddove oggi esiste la cintura di asteroidi. «Abbiamo dimostrato in modo esaustivo che alcuni manufatti presenti sulla superficie di Marte sono stati prodotti artificialmente» – spiegava nel corso delle sue conferenze – «le prove indicano che sono stati realizzati circa 3 milioni e 200 mila anni fa quando esplose il “Pianeta V”. Marte era un luna del Pianeta V». Secondo lo scienziato, i manufatti presenti sul pianeta rosso sarebbero stati costruiti per attirare l’attenzione dallo spazio di eventuali visitatori (la stessa cosa che potremo fare noi un giorno sul nostro satellite naturale, la luna) o per altri motivi a noi ignoti. In seguito alla distruzione del corpo celeste, i suoi abitanti si sarebbero diretti sulla terra. «E’ una strana coincidenza che il volto di Marte abbia le sembianze di un ominide come la nostra “Lucy” (una specie di Australopithecus i cui resti fossili vennero rinvenuti in Etiopia  nella prima metà degli anni settanta) e che entrambi risalgano a 3 milioni e 200 mila anni fa. Così vi lascio con il pensiero che può esserci un granello di verità nel film “La guerra dei mondi”, con la differenza che noi siamo i marziani».

Oggi che Thomas C. Van Flandern non c’è più, al volto di Cydonia si sono aggiunte nuove forme e architetture presenti sul suolo marziano, che rafforzano le teorie del ricercatore, in quanto ricordano molto da vicino antichi monumenti. Si tratta di grandi complessi fotografati il 15 gennaio 2004 dalla High Resolution Stereo Camera (HRSC), a bordo della Mars Express Orbiter dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che si troverebbero nella Vallis Reull, una valle marziana che sembra essere scolpita dall’acqua. Questo sito è costituito da almeno nove statue che rappresentano in maniera impressionante volti umani e di animali, nonché una strana costruzione piramidale. Andrew D. Basiago, 47 anni, presidente della Mars Anomaly Research Society, è convinto che i nuovi ritrovamenti stabiliscano un legame tra l’Antico Egitto e il pianeta rosso.

«La mia ipotesi – dice Basiago – è che Marte fosse in passato un’antica colonia dell’Antico Egitto e non viceversa. Dico ciò perché la terra ha una biosfera abbondante che potrebbe aver sostenuto l’antica civiltà nel tentativo di raggiungere Marte. La Grande Piramide di Gizah e la piattaforma a Baalbek potrebbero essere state delle rampe di lancio e rappresenterebbero una prova di questo sforzo. Trovo meno convincente che gli esseri umani abbiano raggiunto prima Marte e poi la Terra, poiché il pianeta rosso è meno fertile. Gli esseri umani di Marte sono probabilmente i discendenti dei coloni della Terra, separati da noi dalla catastrofe del sistema solare avvenuta nel 9.500 aC» Nel 2008, Andrew D. Basiago ha pubblicato un documento interamente basato sulla foto NASA PIA10214, scattata dalla sonda spaziale americana Spirit Mars Rover nel 2007, nel quale è contenuta una dettagliata analisi sulle fotografie di alcune specie di umanoidi e animali che vivono sulla superficie di Marte, unitamente ai molti manufatti antichi presenti sul suolo marziano.

L’esplorazione di Marte nel frattempo continua e con essa il costante aggiornamento delle mappe di Google Mars. Chissà se in un futuro non molto lontano, potremo assistere con i nostri occhi a qualcosa di veramente interessante e di facile interpretazione che non diano adito a fantasie e interpretazioni di sorta.

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  • Tatanic

    Grazie per la condivisione di queste informazioni. Il video della conferenza Dr. Basiago a Capilla del Monte, Córdoba 09/Nov/2014 è disponibile a questo link, se qualcuno volesse tradurre in italiano. Saluti da Argentina,

    https://www.youtube.com/watch?v=i8E8UODYWhw