Mostro di Firenze: un mistero lungo 50 anni. Intervista a Francesco Cappelletti

Mostro di Firenze: un mistero lungo 50 anni. Intervista a Francesco Cappelletti
Fonte: g2r

Quelli del Mostro di Firenze sono una serie di delitti irrisolti che ancora oggi, dopo cinquanta anni dal primo duplice omicidio, continuano ad essere un caso irrisolto oggetto di continue ricerche. Molteplici piste e molteplici soggetti si sono interrogati e perseguiti legalmente negli anni. 16 omicidi in un lasso temporale di  quasi 20 anni. Ci sono molti nodi ancora oggi intatti.

È stato sempre e solo uno il mostro? Pietro Pacciani e i “Compagni di merenda” possono essere persone credibili in questa vicenda? Il delitto del 1968 è attribuibile alla serie del mostro?

Di tutto questo ne abbiamo parlato con un esperto del caso del Mostro di Firenze, Francesco Cappelletti, autore di numerose pubblicazioni e di un incessante e minuzioso  lavoro di ricerca sulle numerose piste del Mostro.

Fonte: Orticaweb


È
possibile ricostruire o dare un senso logico ai delitti del Mostro di Firenze, si è mai palesata l’ipotesi di un disegno premeditato di delitto?

Il cosiddetto mostro di Firenze è un assassino davvero insolito. Difficilmente inquadrabile poiché ad oggi ancora non è chiarò il movente, cosa lo spingesse ad uccidere, ad aggredire giovani coppie appartate. Nonostante alcune indagini siano ancora in corso ci sono davvero pochi punti fermi in questa vicenda: di un duplice delitto ancora non si è neppure certi della data in cui sia avvenuto. Permangono dubbi sulle dinamiche omicidiarie, sull’overkilling, sulle ragioni che lo spinsero ad inviare al Sostituto Procuratore dr.ssa Silvia Della Monica una missiva contenente un lembo di seno dell’ultima vittima femminile.

Come possiamo spiegare gli anni intercorsi tra un delitto e l’altro, il mostro è stato sempre e solo uno?

Il periodo di “cooling -off” tra un omicidio è l’altro, seppur in questo caso molto dilatato nel tempo, non è inusuale tra i serial-killer; quel che sorprende sono gli anni tra il 1968 ed il 1974, tra il 1974 ed il 1981. In molti presumono che durante tali intervalli di tempo abbia trovato appagante la propria vita coniugale e/o professionale e che una temporanea normalità lo abbia distratto dai propri istinti omicidiari. Comunque sì, per me il ‘mostro di Firenze’ era una sola persona, sfiorata probabilmente dalle indagini (per la legge dei grandi numeri), la cui posizione non è mai stata approfondita. All’associazione di stampo merendaro faccio davvero fatica a credere.

Ammettiamo che il primo delitto del 1968 non sia stato commesso dal Mostro di Firenze. Quali elementi ci fanno pensare che sia possibile attribuirlo a lui e quali no?

Indubbiamente l’arma e il munizionamento (ma non solo). Anche l’ultima consulenza balistica disposta dalla Procura della Repubblica di Firenze indica sempre e solo l’uso di una medesima pistola: una Beretta calibro 22 serie 70, aggiungendo come probabile anche la modello 48 e suoi derivati. Tutti i bossoli repertati sulle scene degli omicidi hanno la medesima impronta del percussore e dell’estrattore. I solchi di rigatura visibili sui proiettili, seppur con un certo grado di incertezza dovuto alle cattive condizioni di conservazione, fanno propendere per la medesima arma. È inoltre utile soffermarsi sulla tipologia di vittime: in tutti gli otto duplici omicidi, l’assassino ha colpito giovani coppie appartate.

Possiamo affermare, oggi, che Pietro Pacciani e “i compagni di merende” non sono il mostro di Firenze?

Non lo si può affermare. Ci sono sentenze passate in giudicato che attribuiscono a Pacciani ed ai compagni di merende la commissione degli ultimi cinque duplici omicidi. Le sentenze vanno rispettate. Ad una verità giudiziaria, a mio avviso, non corrisponde però una verità storica poiché Giancarlo Lotti, il chiamante in correità, mai ha fornito una versione convincente dei fatti. Queste sono però considerazioni personali che lasciano il tempo che trovano.

Zodiac e il Mostro di Firenze. Due serial killer distanti nel luogo e nel tempo. Hanno presentato alcune analogie ma sostanzialmente si sono riscontrati modus operandi diversi. C’è una probabilità di aver avuto due nomi diversi ma un’unica persona colpevole?

Sinceramente ho approfondito poco la questione poiché al momento, di questa nuova ipotesi, si sono occupati solo alcune testate giornalistiche. Non mi risulta alcun procedimento in tale direzione, magari il giornalista Francesco Amicone, che si è occupato di questa ricerca, un giorno, scioglierà tutti i dubbi in merito.

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