Perché il maschilismo sta fottendo tutti. Soprattutto i maschi

Perché il maschilismo sta fottendo tutti. Soprattutto i maschi
Una scena dal film Se mi lasci ti cancello (Fonte: IMDB - editing g2r)

In questi oltre due mesi di lockdown mi sono avvicinato al mondo dei podcast. Da vecchio appassionato della radio, l’idea di avere un’app dedicata ai soli contenuti audio con una molteplicità di canali pressoché infinita mi stuzzicava non poco.
Il mio momento preferito per ascoltare i podcast è la sera prima di addormentarmi ma credo che l’esperienza funzionerebbe benone anche in tutti quei non-luoghi di cui era piena la nostra quotidianità pre-coronavirus.

Perché se è vero che il cinema è la vita senza i momenti noiosi, è vero anche che la nostra esistenza è piena di situazioni improduttive, momenti morti che possono diventare potenzialmente costruttivi, come un estenuante viaggio in metropolitana durante l’ora di punta o le attese interminabili all’ufficio postale. Perché non utilizzarle per la propria crescita personale, anziché continuare a lamentarsi della fila che non scorre?
Insomma, quello coi podcast è stato un vero e proprio amore a prima vista. Ed allora vai con le interminabili chiacchierate sul marketing di Marco Montemagno, giù con le lezioni gratuite di inglese sui canali della BBC, o con le incantevoli masterclass di storia curate da Alessandro Barbero.
Poi però è sorta un’esigenza: «fammi vedere un po’ se c’è qualcosa che parla di sessualità».

I podcast sulla sessualità

Essendo io un maschio, eterosessuale under 30, ho iniziato a cercare podcast che parlassero di sessualità, convinto che avrei trovato presto ciò che faceva per me.
Ma ecco subito la prima delusione. Perché se è vero che in rete abbondano i canali che raccontano la sessualità dal punto di vista delle donne, degli omosessuali, dei transgender, non si può certo dire che gli uomini in quest’ultimo periodo abbiano maturato la stessa libertà espressiva.
Fatto curioso, se non altro perché nella società in cui viviamo non è di sicuro l’uomo quello che ha dovuto lottare per la parità di genere o, più semplicemente, per affermare il sacrosanto diritto di godere senza per forza essere considerati gente dai facili costumi.

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(Fonte: GQ Italia © ThomasVogel)


In un ambiente ancora fortemente connotato da retaggi maschilisti ciò che ci si dovrebbe aspettare è che almeno gli uomini riescano a mettere in piazza le proprie paure o le proprie fantasie.
Anche perché, dati alla mano, l’ormai ex maschio latino di ansie legate alla sfera affettiva ne ha eccome.
Uno studio del 2016 promosso dalla Società Italiana di Urologia dimostra infatti che per il 30% dei maschi nel nostro Paese il sesso è un problema: un italiano su due soffre di prostata ed oltre il 15% di disfunzione erettile.
Inoltre un recente report dell’ISTAT, che indaga sul numero delle molestie ed i ricatti sessuali sul mondo del lavoro, per la prima volta nella storia inserisce tra le tabelle della sua ricerca una voce relativa a chi è di sesso maschile: «Per la prima volta sono state rilevate le molestie a sfondo sessuale anche ai danni degli uomini. Si stima che 3 milioni e 754mila uomini le abbiano subite nel corso della loro vita (18,8%), 1 milione 274 mila negli ultimi tre anni (6,4%)».
Di tutto ciò, nelle ore ed ore di dibattiti ascoltati durante le mie notti insonni, non ne ho sentito parlare praticamente mai.

Italians do it better. Il vecchio mito del maschio latino

Tra i programmi più seguiti, sia su Spotify che su iTunes, c’è n’è uno intitolato Vengo Anch’io.
A condurlo è una certa Leni, laureata in psicologia che vuole offrire ai suoi ascoltatori uno spazio in cui «raccontare con serietà e ironia il sesso di oggi, perché domani sia un sesso migliore. Un viaggio tra amiche verso l’orgasmo».
Tra le puntate in scaletta, la maggior parte sono dedicate alla sessualità delle donne: consigli per la masturbazione, il punto G, il pavimento pelvico.
I maschi vengono ospitati molto raramente e praticamente mai decidono di qualificarsi con nome e cognome. Le loro testimonianze riguardano perlopiù la familiarità con le dating app tipo Tinder, oppure le tecniche ampiamente consolidate per conquistare una donna.
Ancora una volta, facendosi un giro in rete il ritratto del maschio moderno continua ad essere quello bidimensionale che di paure non ne ha. Un Casanova sempre a proprio agio con l’altro sesso che semplicemente non deve chiedere mai.

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Il barone Fefè Cefalù in Divorzio all’italiana (Fonte: IMDB)

Nessuna possibilità di imbattersi in signori eterosessuali che parlano liberamente di disfunzione erettile, mobbing a lavoro, di massaggi prostatici o di semplice astinenza.
Forse il tempo continua a scorrere, le rivoluzioni sessuali stravolgono le abitudini, il vestiario, la mentalità delle persone, ma il nostro maschio italiano resta ancora attaccato con le unghie e con i denti ad un machismo ormai fuori tempo massimo.
Sembra di continuare ad avere davanti agli occhi decine e decine di Fefè Cefalù, il barone siciliano interpretato da Marcello Mastroianni in Divorzio all’italiana che pur di salvare la propria rispettabilità decideva di ricorrere al delitto d’onore.
Ed allora viene da pensare che tra le vittime del maschilismo bisognerebbe annoverare gli stessi uomini. Perché è capitato a tutti di avere delle défaillance sotto le lenzuola o di piangere ripensando alla propria ex ragazza. Ed è ancor più difficile dover affrontare certe situazioni di nascosto, senza poter cercare conforto da nessuna parte.
Se ci togliessimo definitivamente dalle scatole questo mito dell’uomo monolite che si fa scorrere tutto addosso, forse vivremmo tutti decisamente meglio.

Gli altri stanno reagendo. E noi?

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