Atlantix. La bellezza di percepire il mondo come un’unica grande community

Atlantix. La bellezza di percepire il mondo come un’unica grande community
Fonte immagine: g2r

Social network, e-commerce, pandemie. Perché non si deve avere paura di guardare avanti. Ne parliamo con Alessandro Cadoni, CEO e founder di Atlantix, la città virtuale “ideale”.

Ciao Alessandro, ci racconti un po’ il percorso che ti ha portato alla creazione di Atlantix?

Il mio percorso imprenditoriale inizia cinque anni fa, quando a 25 anni ho co-fondato una startup digitale di nome Friendz, che ora conta più di 70 collaboratori. Friendz mi ha permesso di capire quanto fosse importante la valorizzazione dei consumatori da parte delle aziende e di quante potenzialità offrono le community legate a un prodotto o servizio. In questo ultimo anno ho lavorato per sviluppare un progetto che amplificasse ulteriormente il valore e la centralità delle persone. Ci siamo accorti dell’assenza di una piattaforma in grado di aggregare al suo interno la potenza comunicativa di un social network, l’efficacia di un e-commerce gestito da team specializzati e il supporto di una community. Oggi, più che mai, è importante la multicanalità. È quello che vogliamo fare con Atlantix, creando un unico contenitore capace di aggregare i diversi step d’acquisto che risultano essere troppo farraginosi. Non parliamo della solita piattaforma tecnologica ma di un microcosmo digitale, un luogo per coinvolgere e valorizzare le persone che condividono gli stessi valori.

Cosa rende il tuo progetto differente e unico? Qual è il valore aggiunto?

Moltissime aziende, ancora oggi, spendono miliardi e decenni di lavoro per costruire il proprio brand tramite i messaggi, il packaging, il posizionamento nei negozi, i prezzi e il merchandising. Quando le abitudini di acquisto migrano on-line, il design e il look and feel di un prodotto diventano meno importanti. Alla luce di queste considerazioni, sono almeno 4 gli elementi di differenziazione di Atlantix rispetto ai social o piattaforme e-commerce: community, comunicazione, redistribuzione e meritocrazia. Le community spesso non vengono coinvolte dai brand. Le loro azioni all’interno dei social network si esauriscono in commenti, like o condivisioni. In Atlantix gli utenti sono invitati e fortemente coinvolti nel compiere delle azioni specifiche per i brand e, attraverso dei sistemi premianti, vedranno riconoscersi dei crediti pari allo sforzo impiegato. Esiste poi un problema di comunicazione. I piccoli o medi imprenditori non conoscono adeguatamente gli strumenti di marketing e, tendenzialmente, gli investimenti in comunicazione on-line sono destinati alla costruzione di community che, se non adeguatamente valorizzate, determinano il crollo inevitabile del castello. Per avere un negozio in Atlantix e per creare una community non serve essere degli esperti di marketing perché è possibile trovare all’interno tutti i professionisti della comunicazione e scegliere le strategie più adatte al proprio brand o prodotto. Infine all’interno di Atlantix ognuno verrà ricompensato per il proprio lavoro, in modo meritocratico. Quindi una vera città ideale.

Ci spieghi brevemente come funziona Atlantix?

Atlantix è formata da 3 sezioni. Negozi, attività e community. Nella sezione negozi troviamo tutte le pagine social di Atlantix. Queste sono pensate per essere un’evoluzione rispetto alle tradizionali pagine social. All’interno di questa sezione abbiamo, infatti, sia la possibilità di postare dei contenuti sia di vendere dei prodotti come se fosse un vero e proprio e-commerce. La sezione attività è il news feed degli utenti, in essa le persone ricevono notifiche riguardo le diverse iniziative e i messaggi di comunicazione da parte delle pagine seguite. Le attività sono assimilabili a delle landing page interattive e danno la possibilità all’utente di essere remunerato in crediti. Attraverso le attività le aziende hanno quindi la possibilità di farsi conoscere dalla community. È possibile lanciare attività destinate sia per tutti gli utenti di Atlantix sia su liste targetizzate. Nella sezione community, infine, troviamo tutti gli utenti o da soli o divisi in team, che avranno la possibilità di partecipare alle iniziative dei Brand. E con brand intendo tutto: si possono gestire anche pagine di artisti, influencer e creatori di contenuti nella community ed ottenere crediti in base agli iscritti alla loro pagina.

I social network erano nati con lo scopo di connettere le persone, così come internet è nato nella mente e nelle utopie di tante persone per permettere agli utenti di differenti computer di comunicare tra di loro. È ancora così o ci siamo persi un pezzo di umanità lungo la strada?

Le relazioni ci rendono più felici, come ha dimostrato il leggendario Studio Grant della Harvard Medical School. È il più ampio studio longitudinale mai condotto sugli esseri umani: iniziò nel seguire 268 studenti maschi del secondo anno a Harvard tra il 1938 e il 1944. Lo studio ha appurato che la profondità e la significatività delle relazioni coltivate da una persona sono il migliore indicatore del suo livello di felicità. Quando un nostro amico pubblica una foto del figlio neonato proviamo un piacere improvviso: è la dopamina. Con questo voglio dire che le persone usano i social o per informarsi o per restare in contatto con le persone o per distrarsi. Non è un luogo adatto per le aziende perché i continui messaggi pubblicitari e gli annunci sponsorizzati sono elementi di disturbo nell’esperienza dell’utente. Il nostro cervello cataloga questi innumerevoli messaggi come spam non riuscendo a discernere il buono dal cattivo, proprio perché la funzione dei social non è quello di essere delle grandissime agenzie di marketing on-line, dove peraltro l’utente, che dovrebbe essere un potenziale cliente, viene disturbato. Il paradosso è che più di miliardo di persone lavorano gratis per i social, mentre le grandi aziende dell’intrattenimento devono spendere miliardi per creare contenuti originali. Da un lato in Atlantix ci sono valori etici molto stringenti, si accede solo dopo aver passato una selezione, dall’altro lato l’esperienza dell’utente viene preservata perché si è consapevoli delle attività che vengono svolte all’interno.

Cosa ti ha insegnato l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo?

Tolte le conseguenze infelici del Covid-19, ritengo che da questo periodo l’umanità ripartirà a velocità raddoppiata. La pandemia mi ha insegnato tante cose e ha aperto la strada ai prossimi 10 anni di innovazione. Viviamo per la prima volta in un’epoca in cui le informazioni, vere o false che siano, viaggiano in tempo reale in tutto il globo e abbiamo scoperto che l’essere così interconnessi è meno semplice di quello che pensavamo. La necessità di rimanere chiusi in casa nasce dal non aver pensato prima a come tutelarci come singoli individui. Questo periodo mi è servito per vedere le cose da un altro punto di vista. Sono tornato a percepire il mondo come un’unica grande community, come specie, oltre che come singole community locali sempre in competizione gli uni contro gli altri. Quando l’essere umano si trova alle strette, tende ad innovare e ad evolversi molto più velocemente per migliorare le proprie condizioni di vita. Questa volta non sarà da meno. La natura è spesso imprevedibile e questa pandemia ha accelerato la crescita di nuovi bisogni che fino a ieri non esistevano. Pensiamo semplicemente allo smart working. Sino ad oggi è stato considerato un benefit, ma nelle aziende di domani sarà la normalità. Quando strumenti come Atlantix diventeranno di uso comune e metteranno il lavoro in tasca a moltissime persone, abiliteranno di fatto ad un nuovo paradigma di vita. Poter avere una carriera lavorativa internazionale senza vincoli di spazio, orari o lingua, toglierà la necessità di dover abbandonare il proprio paese per trovare fortuna o semplicemente per trovare lavoro presso aziende internazionali. La possibilità di lavorare da ovunque nel gestire business online propri o per conto di altri aprirà la possibilità ad un nuovo stile di vita sino ad oggi ritenuto impensabile per la maggior parte delle persone. L’emergenza ci sta insegnando che avevamo soltanto tanti preconcetti riguardo la tecnologia, ma che se usati nel modo giusto, ci possono far fare un grande balzo in avanti. Nel 2019 erano 700.000 le persone che svolgevano il lavoro agile. Oggi sono 8 milioni le persone che hanno sperimentato la prosecuzione delle attività dalle loro case.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook