Covid-19: la Ferrari nella produzione di respiratori polmonari

Covid-19: la Ferrari nella produzione di respiratori polmonari
Immagine tratta da f1grandprix.it

Tra le tante iniziative di supporto per contrastare la pandemia mondiale di Covid-19 non può essere ignorata l’iniziativa della casa di Maranello. Secondo quanto riportato da ilfattoquotidiano.it, la Ferrari ha infatti intrapreso la produzione di respiratori polmonari imprescindibili per gli ospedali italiani nel momento più difficile che il nostro paese abbia dovuto affrontare dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Grazie ad un accordo con la Siare Engineering, azienda bolognese da anni dedicata alla produzione di dispositivi medici, la Rossa da qualche mese ha iniziato a produrre respiratori polmonari con il proprio logo, ovvero quello del Cavallino Rampante.

Secondo il quotidiano sportivo online f1grandprix.it, la casa di Maranello in questi mesi è anche impegnata nella produzione delle valvole necessarie a questi respiratori, coadiuvata dall’azienda produttrice di attrezzatura subacquea Mares. Ulteriori iniziative della Ferrari per contribuire alla lotta contro la pandemia sono state lo stanziamento di circa due milioni di Euro da investire nel territorio del Nord Italia a supporto di vari ospedali, primo fra tutti il Policlinico di Modena con equipaggiamenti vari e test sierologici che l’azienda aveva iniziato precedentemente per tutelare i propri dipendenti all’interno della fabbrica. La casa emiliana era stata tra le prime a dotarsi di dispositivi per lo smart working e ad implementare una serie di misure (nome in codice Back on track) atte a tutelare i dipendenti come appunto i test sierologici antecedenti il futuro rientro al lavoro dei lavoratori nella catena di montaggio. Test che ha messo quindi a disposizione del Policlinico di Modena, dell’ospedale di Sassuolo e di altre strutture ospedaliere.
Per quanto riguarda gli investimenti sul territorio, da citare la donazione di un’automedica all’ASL di Modena e l’emissione di buoni spesa indirizzati alle famiglie più bisognose del comune di Maranello. L’impegno è stato indirizzato anche verso la pubblica istruzione con la donazione di tablet e notebook per l’istruzione a distanza a varie scuole di Maranello e dei comuni limitrofi.

Ferrari modello di solidarietà mai ostentata e di vicinanza al territorio

Iniziative lodevoli e soprattutto mirate sul territorio invece di donazioni tout court di milioni da parte di altre aziende, senz’altro utili e apprezzate ma meno incisive nella percezione comune del cittadino. Le misure prese dalla Ferrari sono frutto di una consapevolezza di essere un simbolo e non solo una mera azienda produttrice delle più belle e veloci automobili al mondo. Per gran parte degli italiani infatti la Ferrari rappresenta di più di una semplice squadra, qualcosa di simile ad una nazionale di calcio, un modello di stile e di correttezza sportiva sconosciuto ai suoi concorrenti con tutto il rispetto che si deve ad avversari formidabili e di alto livello che hanno contribuito a scrivere la storia della Formula 1. Una solidarietà mai ostentata che dimostra la vicinanza alla gente del proprio territorio, a cui è legata indissolubilmente da oltre settant’anni.

Ritorna alla mente il libro di David Manton, Enzo Ferrari’s secret war, in cui l’autore neozelandese rese noti alcuni aneddoti relativi al fondatore negli anni della Resistenza ai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Secondo l’autore tra il 1943 e il 1945 accadde che l’ingegner Ferrari (all’epoca la Ferrari non esisteva, era solo una scuderia specializzata dell’Alfa Romeo) oltre a riparare carburatori, nascondesse armi e munizioni destinate alle formazioni partigiane e che fingesse di collaborare con i nazisti per sviare possibili sospetti. Episodi di cui Enzo Ferrari non parlò mai nella sua vita, dato anche il suo noto carattere schivo e riservato, poco avvezzo alla notorietà. Evidentemente il concetto di solidarietà nei momenti difficili della casa di Maranello ha radici che affondano molto lontano

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook