Il mondo si unisce al Papa in una preghiera che resterà nella storia

Il mondo si unisce al Papa in una preghiera che resterà nella storia

Venerdì 27 marzo, sono da poco passate le 18, il sole non è ancora del tutto tramontato eppure le nuvole e la pioggia battente disegnano un’atmosfera cupa, gli occhi del mondo sono fissati su Piazza San Pietro, vuota e silenziosa come non si era mai vista nella storia.
Al centro della scena il Santo Padre, Papa Francesco, che domenica scorsa aveva dato appuntamento ai cristiani di tutto il mondo per unirsi spiritualmente in una preghiera universale come risposta al dramma della pandemia del coronavirus.

Per giovani ed anziani sarà difficile dimenticare questo momento, il volto del Pontefice immerso nel dolore, la sua andatura incerta e sofferente mentre sale i gradini della Basilica e avanza sul sagrato, ma soprattutto la forza del suo messaggio.

Parole dirette che scuotono le nostre coscienze: “In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

Le nostre generazioni cresciute nel benessere, che hanno conosciuto le guerre solo attraverso racconti, film o libri, mai avrebbero immaginato di trovarsi ad affrontare una simile “tempesta”.

Quello del Papa, però, è soprattutto un messaggio di speranza, ci invita a non avere paura, a riscoprire la forza che per i cristiani viene dalla salvezza di Dio, dalla preghiera silenziosa, ma anche dalla solidarietà e dalla fraternità universale.
Eroi di questi giorni sono persone comuni, medici, infermieri, sacerdoti, farmacisti, volontari, forze dell’ordine, badanti, commessi che ogni giorno mettono a rischio la propria salute per offrire servizi essenziali alla comunità.
Ecco allora che riusciremo ad uscire da questo momento buio solo se ci aiuteremo gli uni con gli altri, perché “Nessuno può salvarsi da solo”.

L’ indulgenza plenaria concessa a tutti gli uomini

Al termine dell’ adorazione del Santissimo Sacramento, il Papa ha impartito la benedizione Urbi et Orbi con la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria, anche attraverso i mezzi di informazione.
È stato questo il momento più alto ed emozionante della Celebrazione, reso solenne dal suono delle campane in Piazza San Pietro, accompagnato dall’eco delle sirene.

L’indulgenza plenaria è la piena manifestazione della misericordia di Dio nei confronti degli uomini, la remissione della pena temporale ottenuta per i peccati commessi.

Per la prima volta è stata concessa, senza il rispetto delle tre condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera.
Papa Bergoglio ancora una volta ha voluto rompere una tradizione per “abbracciare” e dare conforto ai fedeli che in questi giorni sono stati privati anche della possibilità di ricevere i sacramenti.

Sullo sfondo il Crocifisso “miracoloso” e la Madonna salus populi romani

Due simboli di fede accompagnano la preghiera in Piazza San Pietro, il Crocifisso “miracoloso” e l’icona della Madonna salus populi romani, verso le quali il Papa si era recato in pellegrinaggio il 15 marzo scorso per chiedere la fine della pandemia del Covid 19.

 

 

 

Il primo è conservato nella chiesa di San Marcello al Corso, i romani gli attribuiscono la fine della Grande peste del 1522, viene solitamente portato verso la Basilica di San Pietro per la celebrazione dei Giubilei.

 

 

 

L’immagine della Madonna “protettrice” alla quale papa Francesco è particolarmente devoto è invece conservata nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.

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