Cos’è l’immunità di gregge?

Cos’è l’immunità di gregge?

La notizia circola ormai in rete da qualche giorno, e c’è chi, cercando di capirne di più, finisce per sostenere la scelta del governo inglese. Ci riferiamo al discorso del primo ministro britannico, Boris Johnson, secondo cui, per combattere il Coronavirus, l’unico rimedio è quello di ricorrere all’immunità di gregge. Ma cos’è l’immunità di gregge? Cosa significa?

Possiamo riassumere il concetto di immunità di gregge in un processo grazie al quale un numero elevato di persone immuni non permette ad un determinato virus di circolare ulteriormente, evitando di colpire così tutti quegli individui non ancora contagiati.

Maggiore è il numero di persone immuni, minore sarà la possibilità che il virus circoli liberamente, non trovando facilmente un terreno fertile su cui attecchire.

L’immunità di gregge attraverso il vaccino

Nonostante gli studi e le formule matematiche utilizzate in epidemiologia, l’immunità di gregge resta soltanto un modello plausibile e non assoluto. Ci sono tantissime variabili da tenere in considerazione, ed il campo di ricerca è davvero immenso, ma la plausibilità, secondo cui, appunto, il virus, non trovando terreno fertile scompare gradualmente, lo rende auspicabile.

Il vaccino è la prima arma che abbiamo per sostenerlo, perché rende parzialmente vana l’azione di contagio del virus, ed è per questo che molti Stati, Italia e Cina in primis, stanno adottando tutte le misure possibili per guadagnare tempo contro il Coronavirus.

Una volta ottenuto il vaccino inizieremo non solo a resistergli direttamente, ma a rallentare la sua diffusione su scala globale indirettamente

L’immunità di gregge senza il vaccino

Le parole di Boris Johnson hanno destato stupore, perché applica il concetto di immunità di gregge pur non avendo il vaccino. Ma com’è possibile che una popolazione impedisca la futura diffusione di un virus pur non avendo un antidoto? Semplicemente sviluppando autonomamente gli anticorpi

Se il sottoscritto dovesse contrarre il Coronavirus e guarire sarebbe immune ad un futuro contagio, evitando lui stesso di essere un veicolo per le persone vicine. Ma il punto che desta stupore è questo: e se non dovesse guarire?

Sviluppare autonomamente gli anticorpi, quindi guarire, non è un processo automatico e certo: di mezzo c’è la terapia intensiva e probabilmente la morte. In pratica quello che propone Boris Johnson non è una immunità di gregge, ma la legge del più forte: il sacrificio di una generazione, probabilmente quella più anziana.

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Ciò che propone non è semplicemente la morte certa di centinaia se non migliaia di persone, ma l’impossibilità di curare nelle strutture ospedaliere i malati che ricordiamo non essere soltanto quelli affetti da Coronavirus; si può finire in terapia intensiva anche per altri motivi.

Questa è la situazione che ha affrontato l’Italia, prima con la Lombardia, poi con tutta la penisola. Il rischio di far collassare il sistema sanitario italiano che non sarebbe stato in grado non solo di curare gli affetti da Coronavirus, ma anche chi proviene da altri reparti, chi fa incidenti stradali e via dicendo.

Le cifre possibili

Si parla molto della bassa mortalità del Coronavirus e, anche se le cifre non sono ufficiali, parliamo, più o meno, del 2% o 3%. Pochi però parlano della sua alta contagiosità, o delle percentuali con cui si finisce in terapia intensiva.

In un’intervista al Corriere della Sera il professor Mantovani, immunologo, ci tiene a fare alcune precisazioni, tirando un po’ le somme per quello che, ad oggi, è un nemico ignoto e duro da combattere (senza voler creare allarmismi)

È davvero possibile raggiungere l’immunità lasciando correre il virus?

«Non amo molto il termine immunità di gregge, preferisco parlare di immunità di comunità, dove è insito il concetto di solidarietà. Non ritengo sia pensabile costruire l’immunità della comunità lasciando correre il virus, è da incoscienti. Bisogna ragionare sul prezzo di una immunità della comunità ottenuta non con un vaccino, ma esponendo come è stato detto, il 60% della popolazione britannica al virus. Ammettiamo, in modo forse ottimistico, una mortalità del 2%. Su un milione di persone vuol dire 20 mila morti; su 10 milioni, 200 mila morti. Ma facciamo un conto ancora più drammatico. Il 10% dei malati ha bisogno di terapia intensiva e respirazione assistita: su un milione di persone servirà a 100 mila pazienti. Nessun sistema sanitario al mondo è in grado di far fronte a un’emergenza del genere. Ci sarebbero troppe vittime e troppi pazienti non potrebbero essere curati».

Cosa devono fare gli italiani?

Dare una risposta univoca e semplice a questa domanda non è ancora possibile, ma sembra chiaro che la strategia scelta dal premier Conte sia quella di guadagnare tempo, restando a casa. Tempo prezioso per permettere alla terapia intensiva di lavorare, tempo utile per arrivare al vaccino, tempo utile per permettere ad una generazione, soprattutto quella anziana, di non essere spazzata via.

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