Smart working, come funziona

Smart working, come funziona

L’emergenza legata al Coronavirus e i limiti agli spostamenti imposti dal governo, hanno fatto scoprire a molti italiani la possibilità di accedere ad una modalità di lavoro disciplinata dalla legge 22 maggio 2017, n. 81, ma sino ad oggi poco praticata nel nostro Paese, quella del “lavoro agile” o “smart working”.

Per capire meglio quando e come sia consentito il lavoro agile abbiamo intervistato l’avvocato Paola de Majo,che si occupa di diritto del lavoro.

D- Innanzitutto, in cosa consiste lo smart working?

R – “Lo smart working nasce per consentire una diversa modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, che, mediante accordo tra le parti, riconosce la possibilità di svolgere la prestazione lavorativa senza precisi vincoli di luogo o di orario di lavoro, nel rispetto della durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale prevista dal contratto.
L’attività lavorativa viene eseguita, attraverso un’organizzazione dinamica per obiettivi, in parte all’interno dei locali del datore e in parte all’esterno, senza una postazione fissa entro i soli limiti dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale. Si tratta, pertanto, di una forma flessibile di esecuzione del lavoro, che consente di lavorare da remoto, vale a dire da una qualsiasi postazione dotata della strumentazione necessaria (ad esempio personal computer portatili).”

D- Come si differenzia dal telelavoro?

R -“Il telelavoro vincola il dipendente a lavorare da una postazione fissa e prestabilita, con gli stessi limiti di orario che avrebbe in ufficio.

Lo smart working invece consente di lavorare da qualsiasi luogo, senza timbrare un cartellino, fondamentale è solo il raggiungimento di obiettivi e risultati.”

D- Ci sono penalizzazioni economiche o relative alla propria sicurezza per i lavoratori che accedono allo smart working?

R -“Ai lavoratori che accedono allo smart working va garantio il medesimo trattamento economico e normativo, rispetto ai colleghi che svolgono l’attività lavotativa in forma ordinaria. Gli stessi, inoltre, sono tutelati, in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le indicazioni dell’INAIL, previste con la Circolare n. 48/2017.”

D- Chi puo’ fare richiesta?

R -“Possono avvalersene quanti hanno un contratto di lavoro subordinato (a tempo determinato o indeterminato), che, come noto, è generalmente caratterizzato dalla predeterminazione dell’orario e del luogo di lavoro.
Coloro, invece, che hanno un contratto di collaborazione (cosiddetti co.co.co.) o che svolgono la professione quali titolari di partita IVA, non essendo sottoposti ad alcun vincolo di subordinazione, hanno pieno diritto di decidere i tempi e le modalità dell’attività lavorativa. Ciò, infatti, è alla base della ratio che esclude l’attivazione dell’istituto dello smart working nei predetti casi.”

D- Come si puo’ accedere a questa modalità lavorativa?

R-“Generalmente è necessaria la stipula di un accordo individuale, sottoscritto dal datore e dal lavoratore, a cui segue una specifica procedura, mediante l’apposita piattaforma informatica messa a disposizione sul portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.”

D- Come è stato semplificato a livello procedurale l’accesso al lavoro agile con l’emergenza Coronavirus?

R-“Nell’ambito delle misure adottate dal Governo per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica, il Presidente del Consiglio dei ministri ha emanato una serie di decreti, tra i quali il DPCM del 4 marzo 2020, che ha esteso a tutto il territorio nazionale la misura del lavoro agile semplificato, già prevista esclusivamente per i datori delle cosiddette “zone rosse”.

Tale provvedimento prevede che la modalità di lavoro agile possa essere applicata, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020 (per 6 mesi, fino al 31 luglio 2020), dai datori di lavoro a  ogni rapporto di lavoro subordinato, anche  in  assenza  degli   accordi individuali  previsti dalla legge in materia.
Oltre a ciò, stabilisce che gli obblighi di informativa di cui all’articolo 22 della legge 22 maggio 2017, n. 81 sono adempiuti  in via telematica, anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro.”

Pro e contro dello smart working

Il lavoro agile può essere adottato sia dalle aziende private che dalle amministrazioni pubbliche. Tuttavia, sebbene nel 2018 il 56% delle imprese private vi avesse già fatto ricorso, nelle p.a. si procede più a rilento.
Uno studio pubblicato a luglio riporta che un 28% di amministrazioni è già oltre la prima sperimentazione, quindi in una fase di sviluppo dei progetti di lavoro agile; un 31% ha sperimentazioni in corso; un 41% e’ in fase di avvio delle sperimentazioni.

Secondo i dati del ministero del Lavoro al 13 marzo sono stati registrati oltre 500 mila smart worker.

Il lavoro agile richiede in primis un cambiamento culturale, un processo di sburocratizzazione, una propensione all’innovazione e una maggiore capacita’ di condivisione delle informazioni.

Gli aspetti negativi sono molto limitati. Come criticita’ una piccola parte dei lavoratori denuncia il senso di isolamento circa le dinamiche dell’ufficio, la difficoltà ad accedere ad alcune informazioni e ad usare le tecnologie. I lavoratori scontenti del lavoro agile sono comunque una piccola percentuale rispetto a tutti coloro che lo hanno sperimentato.
Gli aspetti positivi sono, però di gran lunga maggiori. Si possono meglio conciliare tempi di lavoro con quelli della vita privata. Per le aziende si riducono i costi per utilizzo spazi, affitti, utenze e manutenzioni, si razionalizza il lavoro e si responsabilizzano le risorse umane.
può essere una leva all’utilizzo di nuove tecnologie e riduzione del digital divide. Si riduce l’ assenteismo fisiologico.

A livello di sostenibilita’, si ridurrebbero gli spostamenti nelle città, con minori incidenti, minor impatto sull’ambiente e naturalmente minori spese da parte dei cittadini.

Secondo il sociologo De Masi sebbene non tutti i dipendenti possano fruire di questa modalità di lavoro, in base a una sua ricerca, su 23 milioni di lavoratori subordinati potrebbero avvalersi dello smart working ben oltre 10 milioni.
Sarà proprio il maggiore accesso allo smart working, secondo il sociologo, il lascito positivo di questa pandemia.

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