Aruba di nuovo in tilt: ADOC prepara la class action

di Enrico Ferdinandi

Il 29 aprile un incendio ai server di Aruba rese “invisibili” migliaia di siti italiani. La storia si è ripetuta nella giornata di ieri quando un altro problema ai server di Arezzo a mandato out i siti che hanno hosting con Aruba. Così da quest’oggi molte associazioni di tutela dei consumatori hanno iniziato a far sentire la propria voce, spinti dalla rabbia degli utenti che hanno subito un danno di immagine, e talvolta economico essendo rimasti fuori dal web per tutte quelle ore.

Prime fra tutte le associazioni a cercare una rivalsa è L’ADOC che in queste ore sta cercando di raccogliere il maggior numero di utenti per portare avanti una Class Action contro Aruba. Naturalmente questa rimane più che altro una proposta che difficilmente riuscirà ad andare in porto vista la difficoltà nel coordinare un’operazione di simile entità.  Questo il comunicato ufficiale dell’ADOC:

Migliaia di utenti stanno contattando l’Adoc a causa del blackout dei server di Aruba. L’Associazione è pronta ad assistere tutti coloro che intendono ottenere il risarcimento del danno subito. “Stiamo ricevendo migliaia di chiamate e segnalazioni da parte di utenti danneggiati dal blackout dei server della società Aruba – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – l’Adoc ha attivato prontamente il suo pool di legali per valutare la situazione e la possibilità di un risarcimento del danno subito, non escludendo un’eventuale class action a tutela degli interessi degli utenti. I server Aruba gestiscono una grande parte del traffico web italiano e migliaia sono i consumatori e gli operatori economici che dal blocco dei server stanno subendo un danno economico notevole. Molti siti di e-commerce e servizi al pubblico sono inattivi o bloccati, causando danni per milioni di euro. Consigliamo pertanto agli utenti interessati di inviare la documentazione, con annessa quantificazione, del danno subito alla società Aruba e all’Adoc per conoscenza”.

Ad Aruba non rimane che cercare di spiegare le cause del disservizio per riconquistare la propria utenza, magari con offerte “utili” a  far dimenticare le ore fuori rete.

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