Lodo Mondadori: la resa del conto…con sconto, 560 mln a Cir

di Federico Cirillo

E la condanna arrivò, smentendo le più rosee aspettative del Premier e facendo crollare tutto quell’ottimismo ostentato il giorno in cui, costretto dai verdi padani, ritirava quella fatidica norma. Condanna, quindi, per Fininvest: la seconda Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il risarcimento da versare a Carlo De Benedetti per i danni causati dalla corruzione giudiziaria risalente al 1991.

Conto salato, dunque, seppur con sconto; i soldi che la Fininvest dovrà versare immediatamente alla Cir, saranno, infatti, 540 milioni di euro (cifra che poi arriverà intorno ai 560 milioni, con l’aggiunta degli interessi e delle spese legali) e non più 750 come deciso, invece, in primo grado. Per motivare questa sentenza, i giudici hanno confermato la presenza di corruzione in atti giudiziari del giudice Metta, ritenendo che vi fosse la prova del condizionamento da parte di quest’ultimo sugli altri due giudici della Corte d’Appella di Roma che il 24 gennaio 1991 annullarono il lodo arbitrale che aveva dato ragione alla Cir.

 

Un vero e proprio duro colpo, dunque, per Cavaliere e famiglia; una sentenza che cade come un macigno in momento più che mai delicato per Pdl e company. Comunque le rispotse, piccate e polemiche, non sono tardate; i primi commenti sono del presidente della Fininvest Marina Berlusconi, che considera quella sul Lodo Mondadori una “sentenza che sgomenta e lascia senza parole” e “rappresenta l’ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico. È una somma addirittura doppia rispetto al valore della nostra partecipazione in Mondadori; neppure un euro è dovuto da parte nostra, siamo di fronte ad un esproprio che non trova alcun fondamento nella realtà dei fatti né nelle regole del diritto”. Pronta la risposta della Cir, la quale, in una nota, ha precisato che la sentenza “conferma ancora una volta che nel 1991 la Mondadori fu sottratta mediante la corruzione del giudice Metta, organizzata per conto e nell’interesse di Fininvest. Il contenzioso giudiziario, riguarda, infine, una storia imprenditoriale ed è completamente estraneo all’attualità politica”.
E il mondo politico, come al solito, si spacca. Se da un lato c’è chi avverte intorno al Premier un “clima da Piazzale Loreto” – Capezzone – e urla al complotto delle toghe “rosse” contro Silvio – “E’ una sentenza dal sapore politico e di ritorsione nei confronti di Berlusconi”, così La Russa – dall’altra Di Pietro e opposizione invitano il Presidente del Consiglio a rispettare la decisione dei giudici, consigliando vivamente di tenere fuori la politica da una questione che riguarda “un imprenditore che ha imbrogliato, inutile che ci venga a dire che c’è una grande impresa che rischia di chiudere. Non c’entra nulla la politica. Berlusconi dirà che sono i soliti comunisti e che tutti ce l’hanno con lui. Ma questa vicenda riguarda storie di tanti anni fa. Non può sfuggire alla giustizia” (Di Pietro).
Con i vertici della Fininvest, Mister B. in testa, pronti a ricorrere in Cassazione, per cercare di evitare ciò che la legge impone, sembra che la fine di questa battaglia, iniziata nel 1991, sia lungi a venire. Secondo, comunque, i dati di bilancio della società Fininvest, risalente a fine 2009, non dovrebbero esserci per il Biscione problemi di liquidità, visto che nel portafoglio della holding di famiglia vi erano contanti per 701 milioni di euro: un portafoglio gonfio, frutto di ciò che resta dei 2 miliardi incassati nel 2005 con il collocamento in borsa del 16.6% di Mediaset, ma Berlusconi, puntando sul suo charme comunicativo, potrebbe sempre chiedere agli italiani di organizzare una sorta di colletta, magari chissà, proponendola nella prossima manovra finanziaria.

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