John Lennon di destra. Perché no?

di Mirko Tomasino

L’atteggiamento di sbalordimento collettivo, di insulso sgomento e facile provocazione su argomenti banali e poco attinenti al problema non è tipico solo della sinistra italiana ma a quanto pare anche della sinistra britannica e statunitense.

Recenti rivelazioni dell’ex agente del simbolo e leader dei Beatles John Lennon rivelano che il cantante negli ultimi anni prima della sua prematura scomparsa, sia passato dall’altro lato della barricata – in questo caso “barricata destra” – abbandonando il radicalismo progressista degli anni giovanili.

Frottole? Non si direbbe proprio. L’ex assistente del cantante Fred Seaman assicura di come l’ex stella dei Beatles si fosse politicamente invaghito dell’ultraconservatore Ronald Reegan e degli accesi dibattiti tra lo zio del Seaman – acerrimo comunista – e Lennon ormai collocato su posizioni di destra.

Dopo “Imagine”, aver sostenuto l’Ira e gli storici operai di Glasgow sembrerebbe strano un cambio di casacca politica, ma perché risulta impossibile ciò?

La sinistra mondiale – britannica e statunitense al pari di quella italiana – urlano alla falsità di queste dichiarazioni ricordando il passato poco trasparente di Seaman e rivendicando la giusta collocazione progressista di Lennon.

Diceva uno dei padri della destra italiana, Giuseppe Prezzolini: “Sono conservatore in un Paese in cui non c’è nulla da conservare”. Varrà lo stesso anche per la memoria e il personaggio di John Lennon?

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