Ddl Pillon dalla parte dei padri separati: mantenimento e rapporto diretto con i figli

Ddl Pillon dalla parte dei padri separati: mantenimento e rapporto diretto con i figli
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Vagliato il testo di legge, messe in luce le sue criticità, c’è da considerare la parte che, a discapito delle donne, indubbiamente ne esce vincitrice: la figura genitoriale paterna. A dimostrazione del fatto che il ddl Pillon sia dalla parte dei padri separati, moltissimi interventi da parte di questi ultimi sono volti a sostenere la sua approvazione, convinti del fatto che l’attuale legge sull’affido condiviso dei figli minorenni vada incondizionatamente a vantaggio delle madri, rimanendo ancorata ad un’idea di padre ormai superata e retrograda.

I punti del ddl Pillon che vanno a vantaggio dei padri separati sono ovviamente il mantenimento diretto, la mediazione familiare e l’alienazione genitoriale. Punti che, nell’ottica dei suoi sostenitori, compongono un primo passo contro la discriminazione di genere: in questo caso quella maschile.

Il ddl Pillon dalla parte dei padri separati sul mantenimento diretto

Ciò che i padri separati rivendicano è di trascorrere più tempo insieme ai loro figli e che la loro presenza, seppur ridotta, non venga sopperita semplicemente e unicamente dagli assegni di mantenimento.

In questo senso il ddl Pillon non soltanto introduce il mantenimento diretto dei genitori nei confronti del figlio ma, difendendo una bigenitorialità perfetta, permette ai padri di non ridurre il loro contributo nella crescita del figlio al lato materiale ed economico.

A favore del mantenimento diretto sono nati molti movimenti e gruppi su Facebook che raccolgono migliaia di iscritti, nei quali si denuncia il mancato riconoscimento del cambiamento della figura paterna.

Come riporta tempostretto, «la società è cambiata. Basta andare all’uscita delle scuole per vedere come ad attendere la fine delle lezioni ci siano decine e decine di padri. Basta andare su Facebook per scoprire come i papà di oggi siano totalmente diversi dai loro nonni e padri» e sembra che il ddl Pillon voglia riconoscere ai padri separati il riscatto e il ruolo che meritano.

L’importante sostegno della mediazione familiare

I padri separati, spesso, si ritrovano a dover accontentarsi dell’affido condiviso su base consensuale per evitare di incappare in procedimenti legali troppo onerosi e di inasprire rapporti già piuttosto compromessi con la ex coniuge, rischiando di avere la peggio.

Ecco perché l’Associazione Genitori per sempre si è fatta tra le prime promotrice della mediazione familiare. Il mediatore è stato da subito una figura molto contestata dal momento che obbliga al confronto e, in ogni caso, le parti in questione – genitori e figli – non tenendo in considerazione la particolarità di alcuni contesti, come possono essere quelli di violenza domestica.

Eppure il ddl Pillon riconosce nel mediatore un importante sostegno per i padri separati che, grazie alla mediazione, riescono a preservare alcune sane dinamiche familiari.

«La mediazione familiare si rivolge ai genitori che, separati o in via di separazione, si propongono di trovare soluzioni ai loro conflitti con particolare riguardo ai figli. Il percorso prevede una serie di incontri, individuali e di coppia, durante i quali i genitori, insieme al mediatore, lavorano per trovare accordi concreti e duraturi rispetto ad alcune decisioni cruciali: educazione, gestione del tempo libero e tutto ciò che riguarda la vita dei propri figli. È possibile coinvolgere i figli in alcuni incontri di mediazione in modo da fornire uno spazio appropriato dove poter dar voce alle loro preoccupazioni ed essere rassicurati rispetto a quanto sta succedendo nella propria famiglia». Così viene spiegata dall’Associazione Genitori per sempre.

Il ddl Pillon non va contro le donne

A dichiararlo è un padre separato, intervistato da Nazione Futura, in cui sostiene che «Il ddl Pillon non discrimina le donne, tanto che nel testo non si fa riferimento al sesso dei genitori, anzi disciplina con chiarezza che i contributi sono proporzionali alle risorse a disposizione e si organizza un piano educativo assai civile e lungimirante con l’aiuto di specialisti a tariffe concordate che finalmente potranno valutare caso per caso in tempi ragionevoli. Questa mobilitazione contro il ddl Pillon, dal mio punto di vista, fa al contrario emergere che il Paese è pronto a superare il femminismo ideologico, il pregiudizio contro l’uomo di associazioni finalizzate alla distruzione delle famiglie, e pronto invece a modernizzarsi valorizzando le giuste conquiste del movimento delle donne per l’equità e la parità di genere».

Sarebbe a dire: se esiste una discriminazione, questa va a discapito dei padri, non certo delle madri.

Il Corriere della Sera ha da poco riportato una lettera scritta da un padre separato, che contesta i movimenti femministi mobilitatisi contro il ddl Pillon: «Chi scende in piazza vuole distruggere la dignità del padre, sfasciare le famiglie alla prima crisi, cancellando così il diritto sacrosanto di un bambino ad aver un padre felice!».

Stando a questa chiave di lettura dunque il ddl Pillon si limiterebbe a riconoscere l’importanza della presenza paterna nello sviluppo di crescita del minore e l’eccessivo favoritismo nei confronti delle madri. Non sarebbe né dalla parte degli uomini, tanto meno da parte delle donne, eppure stando al parere degli psicologi non sarebbe certamente neanche a favore dei figli, trattati come pacchi postali. La domanda è: quale parte tra le tre è favorita allora dal ddl Pillon?

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