Sanità. Visite più veloci, con il nuovo Piano nazionale liste d’attesa

Sanità. Visite più veloci, con il nuovo Piano nazionale liste d’attesa

Non sarà più ammesso aspettare 6 mesi per fare un’ecografia o aspettare 8 mesi per ottenere una visita specialistica: il Governo corre ai ripari e per rendere la Sanità pubblica davvero accessibile a tutti, senza differenze economiche e territoriali tra i cittadini, vara il nuovo Piano Nazionale delle liste d’attesa.

Entro 60 giorni dalla stipula dell’Intesa, le Regioni dovranno recepirla e adottare il loro Piano Regionale di Governo delle Liste d’ Attesa (Prgla).

Quali le novità più importanti? 

Vengono assegnate delle classi di priorità alle prestazioni ambulatoriali:

U (Urgente) da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore;
• B (Breve) da eseguire entro 10 giorni;
• D (Differibile) da eseguire entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per gli accertamenti diagnostici;
• P (Programmata) da eseguire entro 120 giorni dal 2020 (fino ad allora il timing è di 180 giorni).

Dunque, non sarà ammesso attendere più di 120 giorni per ricevere una prestazione ambulatoriale. E cosa accade se si dovesse sforare tale limite, come spesso avviene oggi?

Il paziente avrà diritto a ricevere la medesima prestazione in intramoenia, pagando solo il ticket, mentre il costo ricadrà sull’Azienda sanitaria (Le prestazioni in intramoenia sono quelle che il medico eroga all’interno della struttura sanitaria presso la quale lavora, al di fuori del suo regolare orario di lavoro, prevedendo il pagamento di una tariffa, generalmente superiore al ticket previsto dai livelli essenziali di assistenza, LEA). Se il sistema funzionerà i cittadini non saranno più costretti a ricorrere alle prestazioni private per abbattere i tempi delle visite, e verrà garantito il carattere universalistico del nostro Sistema Sanitario Nazionale.

I direttori generali delle aziende sanitarie saranno chiamati a garantire l’efficienza del sistema: se non raggiungeranno gli obiettivi fissati dalle Regioni rischieranno la perdita del posto.

Inoltre, in caso di superamento del rapporto tra l’attività in libera professione e in istituzionale sulle prestazioni erogate e di sforamento dei tempi di attesa massimi già individuati dalla Regione, si attua il blocco dell’attività libero professionale, fatta salva l’esecuzione delle prestazioni già prenotate.

A vigilare sui servizi ci sarà l’Osservatorio Nazionale sulle Liste d’Attesa.

 Il Piano è stato presentato con orgoglio dal ministro della Salute, Giulia Grillo, che ha parlato di un piano caratterizzato da: “efficienza, responsabilità, trasparenza, facilità e semplicità”.

La trasparenza verrà garantita attraverso la digitalizzazione dei CUP (centro unico prenotazioni) e la possibilità di consultare online tutte le liste di attesa pubbliche e private. Per tale finalità in legge di Bilancio è stato previsto lo stanziamento di 350 milioni di euro in 3 anni.

Perplessità dei sindacati dei medici

A fare da contraltare ai toni entusiasmanti del Governo ci sono le perplessità espresse dai sindacati dei medici.

Carlo Palermo, segretario del sindacato Anaao (Associazione medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale) dice: «attraverso questo Piano, Regioni e Governo si autoassolvono dalla responsabilità politica e gestionale e indicano nei medici dipendenti il capro espiatorio ideale, e nella loro attività libero professionale intramoenia la causa da rimuovere nel caso, non improbabile, che non si rispetti il “piano delle illusioni” che hanno stilato, pretendendo di definire il fabbisogno di prestazioni a prescindere dalle risorse disponibili». Altre critiche puntano il dito sulla necessità di sbloccare le assunzioni dei medici.

Come cittadini il nostro auspicio naturalmente è che il piano possa trovare piena attuazione in tutte le Regioni, così da superare quelle “luci e ombre” che oggi caratterizzano il nostro Sistema Sanitario Nazionale e che spesso costringono alcuni cittadini meno abbienti a rinunciare a curarsi.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook