Newsweek: la “veggenza” di Tina Brown, se Diana fosse davvero viva?

di Enrico Ferdinandi

Newsweek, quest’oggi fa rima con “riprovevole”. Perché? Per via dell’articolo con il quale la direttrice Tina Brown ha deciso di rilanciare le sorti di un giornale ormai in declino: immaginare come sarebbe stata la vita di Diana se fosse ancora viva. La Brown racconta nel suo articolo/novella/pseudostoriella che questo mese Diana avrebbe compiuto 50 anni, che sarebbe stata ancora bellissima, che si sarebbe trasferita a New York (viva l’America!!).

Ma non è finita qui, la palla di vetro dell’ufficio della direttrice del Newsweek ha rivelato anche che Diana sarebbe rimasta giovane grazie al Botox, avrebbe parlato ai suoi fan su Twitter, si sarebbe sposata un’altra volta, forse due (qui la palla di vetro era un pochino opaca), non sarebbe stata gelosa della nuora Kate ma lo sarebbe stata della principessa Kharja per via della sua bellezza e del suo operato nel sociale. La copertina del giornale ritrae Lady Diana insieme alla nuora, effetti della “magia” fotoritocco che nelle stanze segrete della Brown riescono a far resuscitare qualsiasi cosa.
Tutto ciò ha creato un marea di polemiche sul web, dal punto di vista giornalistico la trovata della Brown è stata geniale ed ha sicuramente attratto molti visitatori sul sito del Newsweek, ma dal punto di vista etico e morale? Forse qualcuno dovrebbe far riflettere la “veggente” direttrice sul rispetto nei confronti di chi non c’è più, forse, se Diana fosse stata viva non si sarebbe preoccupata della rivalità per la corona della più bella del reame, ma della fragilità nella quale viviamo. Fragilità che porta una direttrice di giornale a ricorrere a metodi subdoli e riprovevoli pur di fare qualche visita in più. In Italia naturalmente abbiamo grandi maestri nel fare operazioni mediatiche di questo genere, dalla beneamata Barbara D’Urso, al professionale Brachino…
Resta un po’ d’amaro al termine della giornata, un amaro dovuto alla constatazione di una fragilità data dal voler ostentare, dal voler farsi guardare, dal voler essere necessariamente al centro dell’attenzione ricorrendo a qualsiasi mezzo. Un giornale dovrebbe servire a ben altro, dovrebbe servire a “formare”, “informare”, dare la possibilità di crearsi un opinione propria con i propri metodi di giudizio, non dovrebbe contribuire a far remare i naviganti del web nel “mare trash” con il quale ci troviamo a far i conti. E purtroppo quando ci salta in mente di pescare qualcosa per rifocillare le nostri menti non si fa altro che pescare scarponi, proprio come quello di Tina Brown.

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