M5S –Lega preparano il contratto di governo. Dubbi sul premier

M5S –Lega preparano il contratto di governo. Dubbi sul premier

Oggi a Milano va in scena il terzo round di “trattative” tra Lega e M5S per la formazione del nuovo governo.

La decisione più difficile è quella relativa al nome da proporre come presidente del Consiglio, che Mattarella attende per domani.

Difficile la spunti Salvini, non soltanto perché, fuori dalla coalizione di centrodestra si trova in una posizione più debole di consensi elettorali rispetto a Di Maio, ma anche perché la sua figura inquieta maggiormente gli interlocutori e i mercati internazionali.

Questa forse la ragione che ha precluso, già nelle scorse settimane, l’affidamento di un preincarico al cetrodestra, per poi cercare i voti mancanti in Parlamento.

Improbabile anche che l’incarico venga affidato al braccio destro di Salvini, Giancarlo Giorgetti, personalità dalla ventennale esperienza politica, che andrebbe però ad oscurare il leader del Carroccio.

 

Se fosse, invece, Di Maio a ottenere per sé o per un suo uomo di fiducia la poltrona più alta di Palazzo Chigi, allora alla Lega andrebbero i ministeri di maggior peso quali Economia, Interno, Esteri   e la poltrona di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Non dimentichiamo, poi, che ci sono da rinnovare le cariche in scadenza delle partecipate, dalla Rai alla Cassa Depositi e Prestiti alla Saipem per citarne solo alcune e anche queste potrebbero avere un peso nelle trattative di queste ore.

La terza via, è invece quella di un leader “neutro”, prendendo in prestito le parole del presidente della Repubblica, una figura di alto profilo, di garanzia, gradita da entrambe le forze politiche e ben vista dall’Europa, preoccupata dal nascere del primo governo interamente composto da forze “antisistema”. Tra i nomi più insistenti c’è quello dell’ambasciatore Massolo.

Qual è la posizione delle altre forze politiche?

Il Pd, corteggiato nei giorni scorsi dal Movimento 5 Stelle,  si pone all’opposizione, sperando di ricevere la presidenza di una delle più importanti commissioni bicamerali di garanzia quali il Copasir e la Vigilanza Rai.

La presidente di Fratelli d’Italia, invece, si era mostrata in un primo momento possibilista ad entrare in un governo a trazione Lega-M5S, a patto che venissero inseriti alcuni imprescindibili punti nel programma, quali: flat tax, investimenti per la sicurezza, contrasto all’immigrazione clandestina, sostegno alla famiglia e alla natalità.

I voti di FdI potrebbero sicuramente garantire una maggiore stabilità parlamentare al nuovo esecutivo.

Tuttavia, l’incontro di ieri tra Meloni e Di Maio, che avrebbe posto come condizione la sua premiership o quella di un altro parlamentare 5 stelle, ha spezzato ogni intesa.

Al no della Meloni ha fatto da contraltare il veto di Di Maio su FdI, accusata di sblilanciare “troppo a destra” l’esecutivo giallo-verde.

Il che però porta a una riflessione sulla connotazione politica assunta oggi dalla Lega, se fino a ieri reclamava la leadership della coalizione di centrodestra, ora come si colloca?

Eh già, perché molti parlamentari leghisti sono stati eletti nei collegi uninominali grazie ai voti di Fdi e Forza Italia, come si giustificano ora con questo elettorato?

Intanto, Silvio Berlusconi, che “poco convintamente” aveva fatto un passo di lato per permettere la formazione di un governo politico che scongiurasse le elezioni anticipate, da oggi potrebbe tornare a scalpitare.  Sì perché la sentenza del tribunale di sorveglianza di Milano ha annullato gli effetti della Legge Severino.

Il presidente di Forza Italia torna, dunque, candidabile.

E per tornare in Parlamento non dovrà necessariamente attendere una nuova tornata elettorale, in quanto potrebbe concorrere in una eventuale elezione suppletiva qualora dovesse rimanere vacante un seggio in un collegio uninominale.

Il contratto di governo

Nell’incontro di oggi al Pirellone tra Di Maio e Salvini verranno definiti i punti principali di questo accordo di governo che ai protagonisti piace definire “contratto”.  Un contratto “che mette gli italiani al centro”.

Secondo l’Ansa dovrebbero essere 19 i punti tra cui le due forze politiche si apprestano a trovare un’intesa. Matteo Salvini aveva elencato sulla sua pagina twitter alcuni temi come: l’abolizione legge Fornero, blocco degli sbarchi clandestini, espulsioni, tagli dei privilegi.

Presto capiremo, dunque, se anche il famigerato reddito di cittadinanza diventerà realtà.

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