Risposta di Angela Grazia Arcuri all’articolo “Renzo Piano e il rammendo delle periferie” dell’arch. Stefania Fiorentino

Renzo Piano e la sua intervista su “Il Sole-24 ore”, fatta oggetto quest’anno dei temi per la Maturità e dalla quale l’arch. Stefania Fiorentino prende l’avvio per il suo articolo, mi offre lo sprone per fare un qualche preambolo circa la sua rubrica “Fedora oltre l’architettura”.

La giovane architetta può tranquillamente fugare talune remore espresse nell’articolo di presentazione della rubrica sul fatto che l’argomento potesse riguardare solo una ristretta platea di “addetti ai lavori” più che l’interesse immediato del lettore qualunque. Mi sento di confortarla in proposito. E’ proprio in quell’ “oltre l’architettura” la chiave divulgativa della rubrica, laddove l’architettura esce dal suo specifico ambito di progettazione di edilizia civile per investire tutti gli aspetti dell’estetica appartenenti al moderno life-styling.

Il desiderio di bellezza è un’esigenza naturale , pur se non elaborato in termini di cultura acquisita dallo studio ma scaturente dalle infinite sollecitazioni mediatiche della modernità. E’ segno di una volontà comune di cambiamento del gusto, a tutti i livelli e a tutte le età, che possa affrancare dal grigiore della classicità ripetitiva delle forme e dei colori specialmente nell’architettura degli interni e nell’abbigliamento. Una scarpa… dalla linea estremizzata (come presentata in un precedente articolo della Fiorentino) diventa infatti oggetto-scultura , un cult, qualcosa che si ammira con curiosità e stupore, pur non sapendo tutti che quelle linee sono frutto di una rigorosa logica geometrica che informa tutta l’arte e perciò anche l’architettura. Avviene comunque che un “design” d’autore venga trasformato dalle esigenze commerciali in oggetto di consumo popolare spesso scadente nel “kitsch”.

Così vale per una costruzione civile, che tutti possono avvertire nella sua bellezza o bruttura. La gente s’interessa ormai a tutto ciò che appartiene all’ambiente in cui vive. La gente non rifiuta le novità come stimolo di crescita interiore, ciò che è frutto dell’ingegno umano quando in esso può riconoscersi e interagire , umanità che si fonde “con” e “nella” materia. L’architetta Fiorentino che è una viaggiatrice e comunque ben informata saprà come nel nord Europa fioriscano esempi di costruzioni ecocompatibili, ma l’Italia in crisi è ancora ben lontana dal costruirsi case con la stampante 3D, di cui mi sono divertita a parlare in un mio recente articolo sulla rubrica “Tecnologia”.

Il discorso sulle periferie di Renzo Piano è stato portato dalla scuola all’attenzione dei giovani proprio perché nelle periferie pulsa ormai tutta quell’energia giovanile scomparsa dalla limitatezza abitativa dei centri storici. La crescita esponenziale della popolazione finirà per ridurre ogni spazio disponibile per la necessità abitativa ad un “continuum” tra centro e periferie e tra periferie e città, nonostante il ricorso alla costruzione in verticale. Cosicchè, e non sembra tanto una battuta quanto una previsione futuristica, si potrà risolvere il tanto dibattuto problema delle “province”!

Certo è che, dal dopoguerra ad oggi, l’impellenza di costruzioni popolari ha permesso l’abuso di criteri incompatibili con ogni esigenza umana di abitabilità. Ciò è accaduto a Corviale, esempio di casa-carcere. Ciò è accaduto, sempre a Roma, con le famose Torri di Vigne Nuove , progettate alla fine degli anni ’70, che affogano la persona nell’alienante cemento nudo e crudo, nonostante l’ardita concezione angolare della planimetria ne faccia oggetto di studio da parte di studenti di architettura .

Il discorso “senza speranza” fatto alla stessa Fiorentino da un funzionario della Regione sulle sorti irrimediabili di Corviale, che versa nel degrado più insopportabile, ha smosso la voglia prepotente e tutta giovanile dell’architetta di potere in qualche modo sistemare le cose in quel quartiere, di pensare il pensabile per salvare…il salvabile. Solo i giovani possono farlo, possono smuovere gli immobilismi fatalisti o distruttivi del “tanto meglio tanto peggio”. Solo un giovane coraggioso può fare certi tentativi, aprire delle brecce sui muri dell’indifferenza e dello status quo.

A tale proposito volevo da tempo consigliare alla Fiorentino un vecchio film, che mi appassionò all’architettura tanti anni fa. Non so se lo conosce, vista la giovane età. S’intitola “La Fonte Meravigliosa” –USA 1949, interpretato dall’indimenticato Gary Cooper, nella parte di un geniale architetto ribelle agli schemi passatisti di un’America primi ‘900 ottusamente votata alla pesantezza del neo-classico. Per inciso, a Roma, sull’Ardeatina, esiste da decenni un quartiere denominato proprio “La Fonte Meravigliosa” ispirato al titolo del film. Film che, oltretutto , è una bellissima storia d’amore, che certamente appassionerà non solo lei ma tutti i lettori interessati all’argomento “architettura” con un semplice clic su Wikipedia. Un film-cult, un tuffo nel passato, nei suoi motivi sempre presente .

Angela Grazia Arcuri
23 giugno 2014

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook