Remo Bianco. Le impronte della memoria, la poetica del frammento

Remo Bianco. Le impronte della memoria, la poetica del frammento

Remo Bianco. Le impronte della memoria, è la mostra promossa da Comune di Milano e realizzata dal Museo del Novecento in collaborazione con la Fondazione Remo Bianco, dedicata all’eclettico artista lombardo. Lorella Giudici è la curatrice.

La mostra, aperta al pubblico dal 5 luglio al 6 ottobre 2019 all’ultimo piano del Museo del 900, ripercorre con circa 70 opere, il suo ricco e sorprendente percorso legato sempre alla scia che la memoria lascia nel quotidiano e alla città di Milano.

È qui infatti che nasce nel 1922. Nel 1937 si iscrive ai corsi serali dell’Accademia delle Belle Arti di Brera, dove conosce de Pisis e, attraverso di lui, cui resta sempre legato da stima e amicizia, anche Carrà, Sironi, Savinio, Soffici, Soldati, Marini, Cantatore. Dopo la guerra, torna a Milano e prosegue la sua ricerca artistica.

Remo Bianco. Le impronte della memoria consente al visitatore di cogliere la sua visione creativa e la sperimentazione di nuove e differenti forme espressive che si avvalgono anche di materiali della quotidianità. Il percorso appare discontinuo, libero. E lui, un collezionista di attimi.

L’istante diventa l’unità di tempo dell’esistenza.

Ecco i Sacchettini -Testimonianze, sacchetti di plastica fissati su legno e appesi come un quadro, microcosmi contenenti oggetti o frammenti di oggetti di poco valore – monete, conchiglie, piccoli giocattoli, frammenti; o Impronte, calchi in gesso, cartone pressato o gomma ricavate dai segni lasciati da un’automobile sull’asfalto o di un piede nel fango.

Come dice lui stesso in questo periodo improntavo tutto quello che incontravo”, nel tentativo di fissare in realtà concrete ciò che il tempo porta via, specie nel periodo del boom economico, che imprime alla società una forte accelerazione.

Alla metà degli anni 60 Bianco sperimenta poi un nuovo materiale, la neve artificiale che spruzza su oggetti più diversi. La neve, scrive Bianco, quando cade, avvolge, ricopre, fa il gesto di uno scultore che trasforma i singoli oggetti, come la società gli individui. Porta con sé silenzio, attesa, malinconia. In mostra sono visibili, tra gli oggetti innevati, la bimba infreddolita, i soldatini, giochi di bimbi.

Il tema del ricordo (del viaggio in Oriente)affiora anche in Pagode, giganteschi cartelli di carte o nei Tableaux dorés, dove strati di foglia d’oro, allineati a intervalli regolari, rimandano ad un che di alchemico e forse agli arcani della cartomanzia, cui sua madre si dedicava.

Quadri parlanti

Un effetto straniante e divertito viene dall’interazione con lo spettatore dei quadri parlanti. In Remo Bianco. Le impronte della memoria, troverete infatti tele monocrome o un’immagine fotografica che grazie ad una fotocellula attiva un registratore stereo 8. La tela apostrofa quindi lo spettatore, lo invita a fermarsi, a prestare attenzione. Remo Bianco infatti, già vedeva l’indifferenza di una società accelerata e centrata su se stessa.

Il catalogo di Remo Bianco. Le impronte della memoria, edito da Silvana, è corredato dai testi di Lorella Giudici, curatrice della mostra ed Elisa Camesasca.

 

Museo del 900, Piazza Duomo, 8 Milano

T. +39 02 884 440 61
F. +39 02 884 440 62

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