Il Papa in visita a Rebibbia: “il sovraffollamento, una doppia pena”
Oggi a Roma il Pontefice Benedetto XVI ha incontrato i detenuti del carcere di Rebibbia ed è stato accolto da questi con un caloroso applauso.
Benedetto per l’occasione si è espresso chiaramente circa il sovraffollamento delle carceri che rende ancora più amara la pena, per la precisione il Papa ha detto che il sovraffollamento costituisce una doppia pena per i detenuti, lanciando un appello alle istituzioni di mettersi all’opera per salvaguardare comunque la dignità della persona umana migliorando le strutture, i servizi e magari facendo ricorso anche a pene non detentive.
«Dovunque c’è un affamato, uno straniero, un ammalato, un carcerato, lì c’è Cristo stesso che attende la nostra visita e il nostro aiuto», l’attività pastorale della chiesa ha sempre previsto la visita alle carceri e Ratzinger non si è lasciato attendere anche se confessa che anche la volendolo non è possibile ascoltare la vicenda personale di tutti i detenuti anche se si è prestato ad a rispondere a qualche domanda.
Cari fratelli e sorelle – ha detto Ratzinger – la giustizia umana e quella divina sono molto diverse. Certo, gli uomini non sono in grado di applicare la giustizia divina, ma devono almeno guardare ad essa, cercare di cogliere lo spirito profondo che la anima, perché illumini anche la giustizia umana, per evitare, come purtroppo non di rado accade, che il detenuto divenga un escluso”. ”Dio, infatti – ha aggiunto il Pontefice – è colui che proclama la giustizia con forza, ma che, al tempo stesso, cura le ferite con il balsamo della misericordia”.
Giustizia umana e giustizia divina diverse ma complementari quindi, e il Pontefice ha voluto marcare il fatto che il sistema di detenzione deve assolvere il doppio ruolo quello di tutelare la società da eventuali minacce ,ma soprattutto quello di reintegrare, rieducare chi ha sbagliato senza calpestarne la dignità e escluderlo dalla vita sociale.
Ad accogliere il Papa questa mattina il ministro della giustizia Paola Severino, il capo del dipartimento della polizia penitenziaria Franco Ionta, il direttore penitenziario Carmelo Conte e i cappellani del carcere Sandro Spriano e Roberto Guatnieri. La Severino ha lettera di un detenuto di cui un passaggio saliente: «Se aiuteremo la barca di nostro fratello ad attraversare il fiume, anche la nostra barca avrà raggiunto la riva», poche righe ma molto eloquenti che non hanno bisogno di essere commentate commenta la Severino, dove emerge un mondo di sofferenza, solitudine, umiliazione» chiede «ascolto, comprensione, rispetto e soprattutto spirito fraterno», ma «senza pregiudizi o falsi moralismi». Per non perdere la «forza di vivere».
di Alexander Travisi
18 dicembre 2011



