Procuratore Generale Kravchenko: dimissioni a Kiev dopo l’inchiesta

Un presunto sistema di estorsioni e coperture istituzionali a favore di una fitta rete di centralini abusivi specializzati in truffe finanziarie è al centro dell’operazione “Cartagine”, condotta dagli organi anticorruzione ucraini. La bufera ha portato alle dimissioni del Procuratore Generale Kravchenko, arrivate dopo perquisizioni e arresti tra i suoi collaboratori. L’ormai ex Procuratore Generale Kravchenko ha respinto ogni accusa, dichiarandosi estraneo ai fatti.
Sulle presunte coperture e le frodi in Europa
L’indagine descrive quello che gli inquirenti ritengono un meccanismo ben collaudato ruotante attorno ai finti call center diffusi nel Paese. Secondo l’ipotesi d’accusa, questo network criminale avrebbe agganciato risparmiatori in diversi Paesi europei, spingendoli a sottoscrivere fittizi prodotti finanziari per centinaia di milioni di euro. Per operare senza ostacoli, la rete avrebbe goduto della protezione diretta di alcune figure all’interno della Procura Generale.
Sempre secondo la ricostruzione della Procura anticorruzione, fermamente respinta dagli indagati, il sistema avrebbe funzionato secondo un metodo estorsivo: le strutture che accettavano di versare tangenti venivano tutelate, mentre quelle che rifiutavano il pagamento subivano controlli e perquisizioni mirate. I proventi illeciti sarebbero stati successivamente riciclati attraverso l’acquisto di vetture di alta gamma, immobili e beni di lusso.
Il ruolo di Kropyva e gli sviluppi dell’inchiesta
I riflettori della Procura Speciale Anti-Corruzione si sono accesi su Serhiy Kropyva, alto dirigente del Dipartimento per la cooperazione internazionale della Procura e ritenuto dagli investigatori un presunto elemento chiave della rete. Insieme a lui sono finiti in custodia cautelare anche l’autista Serhii Kutsyi, indicato dagli inquirenti come l’incaricato della gestione logistica, ed Yelizaveta Ivakhnenko, considerata dall’accusa una figura di supporto nella gestione delle risorse. Per Kropyva il giudice ha fissato una cauzione di 120 milioni di grivne (pari a oltre 2 milioni di euro).
Nel corso delle udienze, i PM hanno sostenuto l’esistenza di presunti contatti diretti tra Kropyva e Kravchenko, ipotizzando che il primo si occupasse di agevolare pratiche e spostamenti per il magistrato e la sua famiglia, oltre ai lavori nella sua abitazione. Si tratta tuttavia di ricostruzioni che l’ex Procuratore Generale ha fermamente respinto, definendo le conversazioni decontestualizzate e ribadendo la propria totale estraneità ai fatti.
Il vertice politico e la decisione di dimettersi
Se in un primo momento Kravchenko aveva escluso l’ipotesi di lasciare l’incarico, la svolta è arrivata a seguito di un incontro riservato con il Presidente Volodymyr Zelensky e David Arakhamia, capogruppo del partito di maggioranza Servitore del Popolo. Preso atto del venir meno del sostegno politico e del rischio di un voto di sfiducia in Parlamento (Verkhovna Rada), l’ormai ex Procuratore Generale ha annunciato le proprie dimissioni tramite un messaggio su Telegram.
Kravchenko ha motivato la scelta con la volontà di evitare che la carica venga usata come “strumento di scontro politico”, respingendo ogni addebito e ribadendo la propria estraneità ai fatti. In merito alle immagini diffuse da alcuni media riguardanti una cassaforte piena di contanti, l’ex magistrato ha inoltre precisato che si tratterebbe di materiale fotografico estratto da un diverso procedimento penale, privo di qualsiasi legame con la sua persona o con l’ufficio della Procura.
L’impatto sul quadro politico
Nominato su indicazione dello stesso Zelensky nel giugno del 2025, Kravchenko è l’ultimo in ordine di tempo tra gli alti funzionari giunti al passo indietro a seguito dell’avvio di indagini anticorruzione. La vicenda si inserisce in una fase complessa per l’esecutivo di Kiev, segnata di recente dal riassestamento di governo con l’uscita dell’ex premier Yulia Svyrydenko e il cambio ai vertici del Ministero della Difesa, un contesto su cui si concentra l’attenzione degli osservatori riguardo alla tenuta delle istituzioni e ai temi della trasparenza.




