Francia 2027: Le Pen davanti, il post macronismo diviso

Il 27 agosto, sul campo centrale del Roland Garros, la politica francese ha dato un primo assaggio delle presidenziali del 2027. All’università estiva del Medef si sono confrontati sette dei principali candidati all’Eliseo: Marine Le Pen, Jean Luc Mélenchon, Édouard Philippe, Gabriel Attal, Bruno Retailleau, Raphaël Glucksmann e Marine Tondelier. Sul tavolo soprattutto economia, debito pubblico, pensioni e potere d’acquisto. Sullo sfondo, una questione più grande: cosa resterà del sistema politico costruito intorno a Emmanuel Macron quando Macron non ci sarà più?
Il primo turno si terrà il 18 aprile 2027 e il presidente uscente non potrà candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Sarà quindi la prima presidenziale senza Macron dal 2012, dopo dieci anni nei quali il suo movimento ha cambiato profondamente gli equilibri politici francesi.
Nel 2017 En Marche aveva rotto la tradizionale alternanza tra Partito socialista e destra repubblicana, raccogliendo consensi da entrambi gli schieramenti. Dieci anni dopo, quello spazio appare molto meno compatto. La politica francese si presenta divisa tra almeno cinque aree: la sinistra radicale di Mélenchon, la sinistra socialdemocratica, il centro post macroniano, la destra conservatrice e la destra nazionalista.
Tra queste, il Rassemblement National è oggi la forza che arriva alle elezioni con la leadership più definita.
Le Pen parte avanti.
Marine Le Pen si presenta alla campagna elettorale in una posizione molto diversa rispetto ai suoi avversari. L’ultimo sondaggio Elabe, realizzato a fine agosto, colloca la Le Pen tra il 34 e il 35,5 per cento al primo turno, con un vantaggio considerevole sul resto dei candidati. Édouard Philippe, al momento il principale inseguitore, oscilla tra il 17 e il 20,5 per cento.
La candidata del Rassemblement National può inoltre contare su un elettorato ormai consolidato. Dopo le presidenziali del 2017 e del 2022 e la crescita registrata dal partito nelle successive elezioni, la presenza del RN al secondo turno non rappresenta più l’eccezione che era stata nel 2002 con Jean Marie Le Pen. Gli altri schieramenti arrivano invece al voto senza una leadership altrettanto chiara. Ed è qui che si apre la partita per il secondo posto.
Philippe e Attal, il centro diviso.
La successione a Macron ha due candidati principali. Édouard Philippe, primo premier della presidenza Macron e oggi leader di Horizons, e Gabriel Attal, ex primo ministro e segretario generale di Renaissance.
Philippe parte avanti nei sondaggi e, tra i candidati del centro, appare quello con maggiori possibilità di raggiungere il ballottaggio. Attal non sembra però intenzionato a fare un passo indietro. Il rischio è una dispersione del voto proveniente dall’area che negli ultimi dieci anni ha sostenuto Macron.
Le differenze tra i due esistono, ma sul piano economico le loro proposte rimangono relativamente vicine. Entrambi insistono sul controllo della spesa pubblica, sul lavoro e sulla competitività. La competizione riguarda quindi anche la leadership del dopo Macron e l’eredità politica del presidente uscente.
La divisione diventa ancora più rilevante considerando ciò che accade ai margini di questo spazio. A destra Bruno Retailleau cerca di riportare Les Républicains al centro della competizione. A sinistra Raphaël Glucksmann punta invece a costruire un’alternativa socialdemocratica capace di attirare anche una parte dell’elettorato moderato che aveva sostenuto Macron.
Il centro che nel 2017 era riuscito ad assorbire pezzi della destra e della sinistra rischia così di subire il processo inverso.
Anche a sinistra due strade diverse.
Anche la sinistra arriva divisa. Jean Luc Mélenchon mantiene una posizione autonoma con La France insoumise e dispone di un elettorato consistente. La frammentazione degli altri schieramenti potrebbe permettergli di giocarsi l’accesso al secondo turno anche con percentuali relativamente lontane da quelle di Le Pen.
Il problema arriverebbe dopo. I sondaggi sui possibili ballottaggi mostrano una forte difficoltà di Mélenchon nell’attirare elettori al di fuori del proprio campo. Una parte dell’elettorato centrista e della destra moderata potrebbe astenersi o scegliere Le Pen in un eventuale confronto tra i due.
Diversa la posizione di Raphaël Glucksmann, che parteciperà alle primarie della sinistra moderata. Il leader di Place Publique prova da tempo a costruire uno spazio socialdemocratico ed europeista separato dalla linea di Mélenchon. Una candidatura forte in quest’area potrebbe intercettare socialisti ed ecologisti e cercare consensi anche tra gli ex elettori di Macron.
La primaria servirà quindi a capire se la sinistra moderata riuscirà a presentarsi con un candidato competitivo. Mélenchon, invece, continuerà la propria corsa indipendentemente dal risultato.
Dove va la destra repubblicana?
Resta poi Bruno Retailleau. Les Républicains si trovano stretti tra il centro e il Rassemblement National, dopo anni nei quali una parte importante del loro elettorato si è spostata verso uno dei due poli.
Retailleau ha escluso un accordo con Le Pen e punta a mantenere una candidatura autonoma. I numeri, per ora, restano bassi. Le rilevazioni lo collocano generalmente sotto il 10 per cento e mostrano anche quanto il suo risultato dipenda dal candidato scelto dal centro. Con Philippe in campo lo spazio elettorale di Retailleau si riduce, mentre aumenta se il candidato macroniano è Attal.
La destra repubblicana potrebbe però diventare decisiva al ballottaggio. Un elettore di Retailleau chiamato a scegliere tra Le Pen e Philippe avrebbe davanti una scelta relativamente tradizionale. Lo scenario diventerebbe più incerto nel caso di un confronto tra Le Pen e un candidato della sinistra.
Il vecchio fronte repubblicano, che per anni ha permesso ai partiti francesi di convergere contro l’estrema destra al secondo turno, si è progressivamente indebolito.
Nel 2002 Jacques Chirac ottenne oltre l’82 per cento contro Jean Marie Le Pen. Nel 2017 Macron vinse contro Marine Le Pen con il 66 per cento. Cinque anni dopo scese al 58,5 per cento. Ad ogni elezione la distanza si è ridotta.
I primi sondaggi per il 2027 mostrano un ulteriore cambiamento. Le Pen risulta oggi competitiva, e in alcune rilevazioni vincente, contro tutti i principali avversari testati. Philippe è quello che riesce ad avvicinarsi maggiormente. Molto più ampio sarebbe invece il vantaggio contro Mélenchon.
Il sistema a doppio turno rende quindi centrali i voti degli esclusi. Le scelte degli elettori di Glucksmann, Retailleau, Attal o Mélenchon potrebbero pesare più del risultato ottenuto dai rispettivi candidati al primo turno.
Debito e potere d’acquisto entrano nella campagna.
Il confronto del Medef ha mostrato anche quali saranno alcuni dei temi principali dei prossimi mesi. La Francia arriva alle elezioni con un debito pubblico superiore al 117 per cento del Pil e con una situazione dei conti pubblici che lascerà al prossimo presidente margini limitati.
Il debito è già diventato uno dei punti di maggiore distanza tra i candidati. Philippe e Attal insistono sulla riduzione della spesa e sulla necessità di aumentare il tasso di occupazione. Mélenchon propone un intervento pubblico molto più ampio e ha rilanciato anche il tema della cancellazione di parte del debito detenuto dalla Banca centrale europea. Glucksmann e la sinistra moderata cercano una posizione che tenga insieme investimenti pubblici, protezione sociale e risanamento dei conti.
Anche Le Pen dovrà confrontarsi con questo equilibrio. Il RN ha costruito una parte importante della propria crescita elettorale sulla difesa del potere d’acquisto e su misure di protezione economica. La campagna costringerà il partito a spiegare come finanziare queste politiche in una Francia con un debito elevato e sottoposta alle regole fiscali europee.
È un passaggio importante anche per la strategia di normalizzazione portata avanti dal Rassemblement National negli ultimi anni. Essere considerato un partito in grado di arrivare all’Eliseo significa essere valutato sempre di più sulla sostenibilità del proprio programma di governo.
Il post macronismo prende forma.
A otto mesi dal voto, Marine Le Pen ha quindi un vantaggio evidente. Il suo elettorato è più compatto, la candidatura è definita e l’accesso al secondo turno appare oggi lo scenario più probabile.
Molto meno chiaro è il nome del suo possibile avversario. Philippe è il più competitivo nel centro, ma deve fare i conti con Attal. Mélenchon conserva un blocco elettorale importante, ma incontra forti resistenze fuori dalla sinistra radicale. Glucksmann prova a costruire una sinistra capace di parlare anche al centro. Retailleau deve trovare uno spazio tra il macronismo e il RN.
Il 2017 aveva segnato la fine della vecchia alternanza tra socialisti e repubblicani. Il 2027 dirà se il sistema politico francese troverà un nuovo equilibrio oppure se la frammentazione degli ultimi anni diventerà una caratteristica stabile.
Per Marine Le Pen questa frammentazione rappresenta, almeno per ora, il principale vantaggio. Per i suoi avversari la sfida sarà arrivare al secondo turno con un candidato capace di raccogliere anche i voti degli esclusi. È su questa capacità che potrebbe decidersi la corsa all’Eliseo.



