Schengen sospeso con la Spagna: cosa cambia con lo stop ai controlli
Da sabato 1 agosto l’Italia ha smesso di applicare, nei collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, le regole sulla libera circolazione previste dal trattato di Schengen. La misura, decisa dal ministero dell’Interno dopo un vertice al Viminale guidato da Matteo Piantedosi, resterà in vigore per un mese, con possibilità di proroga, ed è la risposta diretta alla crisi migratoria esplosa a Ceuta, l’enclave spagnola nel nord del Marocco.
L’origine della crisi: Ceuta
Tutto è nato dall’arrivo, tra il 30 e il 31 luglio, di decine di migliaia di migranti a Ceuta, provenienti dal Marocco. Secondo le stime del presidente dell’enclave, Juan Jesús Vivas, si è trattato di circa 60mila persone in 24 ore, una cifra che ha messo in crisi la tenuta della città. Il governo di Madrid ha avviato rimpatri rapidi verso il Marocco: entro la sera di venerdì 31 luglio erano già tornati oltre 48mila migranti. Durante le traversate, spesso avvenute a nuoto, sono morte diverse decine di persone, con un bilancio che le autorità locali hanno più volte aggiornato al rialzo nel corso della giornata, fino a superare le 50 vittime.
Secondo il premier spagnolo Pedro Sánchez, la crisi sarebbe stata innescata da reti criminali che avrebbero sfruttato un’interpretazione strumentale di una recente sentenza della Corte Suprema spagnola sulle persone entrate a nuoto nel territorio. Il ministero degli Esteri di Madrid ha inoltre respinto ogni collegamento tra la crisi e la regolarizzazione dei migranti approvata dal governo spagnolo.
Cosa prevedono in concreto i controlli
Nella pratica, i confini di terra tra Italia e Spagna non esistono: i due Paesi non sono contigui, quindi la misura si traduce nella verifica dei documenti dei passeggeri che sbarcano da navi o atterrano con voli provenienti dalla Spagna. Le forze di polizia di frontiera effettuano controlli definiti “mirati e selettivi”, concentrati sui cittadini di Paesi terzi, per accertare che siano in regola con i documenti necessari a circolare nell’area Schengen. Cittadini italiani, spagnoli e comunitari non subiscono invece alcuna variazione nei loro spostamenti tra i due Paesi. Non è ancora chiaro, nella pratica quotidiana degli scali già affollati per l’alta stagione turistica, come vengano gestite le code e la separazione dei flussi tra chi deve essere controllato e chi no.
Parallelamente, il ministro dell’Interno italiano ha sentito telefonicamente l’omologo francese Laurent Nuñez: i due governi hanno concordato un rafforzamento dei controlli lungo il confine terrestre tra Francia e Italia, sfruttando accordi di cooperazione di polizia già in vigore tra i due Paesi.
Cos’è l’accordo di Schengen
Il trattato, firmato nel 1985, ha dato vita all’area di libera circolazione delle persone che oggi comprende gran parte degli Stati dell’Unione Europea. Le sue regole consentono ai singoli governi di reintrodurre temporaneamente i controlli alle proprie frontiere interne, comunicando le motivazioni a Bruxelles, quando si presentano minacce gravi all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale, oppure in occasione di eventi straordinari come summit internazionali o manifestazioni di grande portata.
Il meccanismo è tutt’altro che raro: l’accordo di Schengen è stato sospeso quasi 400 volte dai singoli Stati membri, a partire dalla misura eccezionale e generalizzata imposta durante l’emergenza Covid. Dal 2022 in avanti, con l’affermarsi di governi orientati a politiche più restrittive sull’immigrazione, le richieste di sospensione dei singoli Paesi si sono moltiplicate. Anche l’Italia vi ha fatto ricorso in passato, per esempio in occasione di vertici G7 e G8 o durante l’emergenza migranti sulla rotta balcanica nell’ottobre 2023, quando la misura riguardò il solo confine italo-sloveno.
Sul piano giuridico, quello attivato dall’Italia è un ripristino dei propri controlli alle frontiere, non una sospensione della Spagna dall’area Schengen: una distinzione sottolineata anche dall’ex Alto Rappresentante Ue Josep Borrell, secondo cui nessuno Stato membro può sospendere unilateralmente la partecipazione di un altro Paese all’area Schengen.
Le reazioni
La misura italiana ha aperto una frizione diplomatica con la Spagna, che ha convocato l’ambasciatore italiano a Madrid. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha ricordato che a Ceuta e Melilla si applicano già regole speciali di controllo alla partenza verso il resto del territorio spagnolo. Sánchez ha rivendicato su X i dati Frontex sugli ingressi irregolari in Europa tra il 2021 e il 2026, evidenziando come l’Italia registri il numero più alto tra i Paesi di frontiera.
Sul fronte europeo, la Commissione ha ribadito che i controlli Schengen su Ceuta e Melilla erano già operativi anche prima della decisione italiana, trattandosi di zone soggette a un regime di frontiera esterna. Italia e Danimarca hanno guidato una lettera firmata da 22 Paesi europei per chiedere un’azione condivisa sul rafforzamento delle frontiere esterne, mentre il premier irlandese Michael Martin ha convocato per il 4 agosto una riunione dei ministri dell’Interno europei per discutere della crisi. Nel frattempo la situazione a Ceuta risulta in via di normalizzazione, con circa duemila persone ancora presenti sul territorio rispetto alle decine di migliaia arrivate nei giorni precedenti. Anche la Francia ha rafforzato i controlli sul proprio confine con la Spagna, specificando trattarsi di un potenziamento di un dispositivo già attivo dal 2020 tra Parigi e Madrid.
Nell’attesa della riunione dei ministri dell’Interno UE del 4 agosto, resta da capire quale sarà l’esito concreto della misura italiana, sia sul piano dei rapporti con Madrid sia su quello dei flussi turistici estivi, che il governo ha più volte indicato come priorità da tutelare. La sospensione dei controlli, prevista per un mese, potrà comunque essere prorogata qualora la situazione a Ceuta o le tensioni diplomatiche tra Roma e Madrid non trovino una soluzione nelle prossime settimane.



