A che punto è l’entrata dell’Islanda nell’Unione Europea?
C’è chi sogna di andare in Islanda, e c’è chi in Islanda sogna di entrare in Europa.
Che fossero motivazioni di stampo culturale o economico, quell’isola a nord del mondo, colma tanto di ghiacciai quanto di vulcani, non è mai entrata formalmente nell’Unione Europea come i suoi vicini della penisola scandinava. Le motivazioni sono molteplici. La volontà di preservare una zona di pesca di esclusivo uso internazionale molto più ampia di quanto l’aderenza all’Unione consentirebbe. O la difficoltà nel tenere testa alla concorrenza degli allevatori europei.
Tuttavia la marmorea certezza degli islandesi ha subito uno scossone non indifferente nel 2009. La crisi economica internazionale non ha infatti risparmiato nemmeno gli abitanti dell’isola. E questi nell’adesione al più ampio sistema Europa hanno intravisto una possibile soluzione. Prima su tutti Jóhanna Sigurðardóttir, esponente del partito socialdemocratico e allora primo ministro.
Correva il giorno 16 luglio 2009 quando il Parlamento di Reykjavik autorizzò ufficialmente il governo a negoziare con l’Europa per trattare l’adesione del paese. All’epoca si sospettava che il processo avrebbe richiesto circa tre anni. Una prospettiva che, con il senno di poi, sappiamo essere andata clamorosamente fuori strada.
La svolta
Era il 13 marzo del 2015 quando improvvisamente veniva annunciato il ritiro della domanda di adesione all’UE. La questione fu controversa, e ancora oggi è ammantata dal dubbio. C’è chi suppone che tra le motivazioni vi fossero le ideologie nazionalistiche. Altri l’euroscetticismo delle aree rurali. Altri ancora il passato dell’isola come entità coloniale.
L’unica cosa certa è che in seguito alle elezioni del 2024, al potere è tornata una coalizione socialdemocratica che ha fin da subito incluso tra i propri obiettivi la ripresa delle trattative per l’adesione all’Unione Europea. Un processo che è stato ulteriormente accelerato in risposta alle politiche di Donald Trump, e che è stato accolto con favore ed entusiasmo dall’UE.
“L’Islanda è un partner stretto e prezioso dell’Ue. La nostra cooperazione è già forte e di ampio respiro e siamo ansiosi di continuare e rafforzare ulteriormente la nostra stretta collaborazione con le autorità islandesi”.
Queste le parole del portavoce della Commissione Europea Markus Lammert.
Adesso la questione è rimessa alla volontà del popolo. Gli islandesi saranno chiamati a votare per stabilire la ripresa o meno delle trattative con l’UE in un referendum che si terrà il 29 agosto 2026.



