“I servizi segreti e la guerra” di Aldo Giannuli
Aldo Giannuli torna in libreria con un volume che promette, fin dal titolo, di raccontare il rapporto tra spionaggio e conflitti armati. I servizi segreti e la guerra (Ponte alle Grazie) uscito lo scorso novembre, si propone come guida per orientarsi in un presente sempre più instabile e caratterizzato da circa 160 conflitti armati attivi nel mondo, tra guerre, rivolte e conflitti latenti.
L’autore non è un esordiente sul tema. Storico contemporaneo, per anni consulente delle procure di Milano, Brescia, Bari, Roma e Palermo su alcune delle stragi più oscure della storia repubblicana, Giannuli ha già dedicato ai servizi segreti una parte consistente della propria produzione: dal fondativo Come funzionano i servizi segreti del 2009 a Spie in Ucraina del 2022, passando per la Strategia della tensione e Come funzionano i servizi segreti. In questo nuovo lavoro allarga lo sguardo a tutti i principali attori globali come CIA, Mossad, servizi russi, cinesi ed europei, ricostruendo strategie, tecniche, successi e fallimenti nei conflitti contemporanei.
Il pregio maggiore del libro, ma anche il suo limite dichiarato, sta proprio nell’ambizione del progetto. L’intelligence, infatti, funge più da punto di osservazione privilegiato che da vero oggetto del volume, che si configura piuttosto come un saggio di geopolitica volto a interpretare la crisi dell’ordine mondiale dopo il 1991. Chi si aspetta un manuale tecnico sui servizi segreti, dunque, troverà invece un’analisi ad ampio raggio delle tensioni sistemiche che attraversano il pianeta, lette attraverso l’azione, spesso opaca, delle agenzie di intelligence.
Tra i meriti principali del libro, però, vi è la capacità di leggere i conflitti attuali come guerre “multiple” mediante la sovrapposizione dei livelli locale, regionale e globale che si intrecciano e rinforzano a vicenda, rendendo le crisi più durature e più difficili da disinnescare. È un concetto utile, applicabile senza dubbio a scenari come Gaza, l’Ucraina o il Medio Oriente allargato, dove attori locali, sponsor regionali e grandi potenze giocano contemporaneamente partite diverse sullo stesso tavolo.
Una parte significativa del volume è dedicata non tanto ai rivali di Washington quanto alla stessa architettura interna degli Stati Uniti. Giannuli sostiene che il paese attraversi una fase di tensione strutturale profonda (debito pubblico fuori controllo, deindustrializzazione di intere regioni, crisi del ceto medio, polarizzazione sociale crescente) e che questa fragilità interna condizioni inevitabilmente le scelte di politica estera e la postura stessa dei servizi americani. È forse la tesi più originale del libro in cui l’intelligence emerge non come strumento neutro di potenza, ma come sintomo delle contraddizioni di un impero in affanno.
Un avvertimento è d’obbligo per il lettore di oggi, il libro è andato in stampa prima dell’attuale, drammatica escalation della guerra tra Israele e Iran, e alcune delle sue proiezioni sul Medio Oriente, in particolare l’ipotesi che Washington avallasse la strategia israeliana a Gaza a patto che non sfociasse in un conflitto diretto con Teheran, sono state superate dai fatti nel giro di pochi mesi. Non è un difetto imputabile all’autore, ma un limite fisiologico di ogni saggio di attualità che va letto come istantanea di un determinato momento e non come previsione definitiva.
I servizi segreti e la guerra resta un libro utile, denso, scritto con la solidità documentaria che contraddistingue da sempre Giannuli, capace di offrire strumenti di lettura che sopravvivono alla rapida obsolescenza delle cronache. Non è, come suggerisce il titolo, un trattato sui servizi segreti in senso stretto, piuttosto un tentativo riuscito di raccontare il disordine geopolitico contemporaneo usando l’intelligence come chiave di lettura, restando un’opera da mettere in agenda tanto per gli addetti ai lavori quanto per i profani.




