Dune, tra letteratura, cinema e controcultura
Correva l’anno 1965.
Un giornalista e romanziere statunitense, Frank Herbert, pubblicava l’opera che lo avrebbe consacrato tra i grandi nomi della letteratura contemporanea e non solo. Quel romanzo era “Dune”, prima parte dell’omonimo ciclo che sarebbe seguito con altri cinque libri redatti dallo stesso autore. Sì, i numerosi seguiti della saga furono più che altro il risultato delle pressioni di lettori ed editori piuttosto che della volontà dello stesso autore, ma niente di tutto questo mina l’importanza che il primo capitolo rivestì per il genere stesso della fantascienza.
Da George Lucas a George R. R. Martin, sono numerosissimi gli autori che devono le idee principali alla base dei rispettivi franchise all’opera di Herbert e all’influenza che questa ha esercitato sull’intera cultura pop.
Fin troppo spesso sottovalutati sono i risvolti sociali e filosofici di “Dune”.
Le critiche al colonialismo e allo sfruttamento delle risorse da parte delle super potenze in quel tempo remoto della Guerra Fredda. I pesanti moniti sui pericoli del fanatismo religioso, del controllo che questo esercita sulle masse, e dell’instaurazione di culti della personalità di grandi leader nel cui nome si commettono spesso azioni atroci. Persino l’esaltazione delle droghe psichedeliche, viste non come semplice fonte di “sballo”, ma come mezzo di elevazione spirituale.
Tutto questo fa di “Dune”, oltre che un capolavoro di fantascienza, una vera e propria Bibbia della controcultura, un’opera che sarebbe potuta nascere solo in un tempo rivoluzionario come gli anni ’60.
Ma di cosa parla Dune?
Non si può capire di cosa parla “Dune” se non si delinea il contesto nel quale si svolge. L’opera è ambientata in un futuro remotissimo in cui l’umanità si è diffusa nel cosmo, ha rinnegato le macchine, e ha instaurato un impero intergalattico la cui struttura è a tutti gli effetti quella di un sistema feudale.
L’imperatore è l’apice di un sistema che si poggia su tre blocchi fondamentali.
Il Landsraad, consiglio delle Grandi Case a ognuna delle quali è affidata l’amministrazione di un intero pianeta. Il Bene Gesserit, ordine che addestra i suoi membri, tutti esclusivamente femminili, all’assoluto controllo del corpo e della mente per sviluppare capacità quale la rivelazione delle menzogne o la sottomissione della volontà altrui. Spesso le consorelle di quest’ordine divengono veridiche o concubine di uomini appartenenti alle Grandi Case. E infine la Gilda Spaziale, la quale amministra gli spostamenti e i viaggi interstellari e interplanetari.
Il centro di questo sistema tanto complesso quanto fragile è il pianeta Arrakis, noto anche come Dune. Una terra desertica e inospitale, ma unico luogo di origine della sostanza più importante dell’universo, la spezia, una droga capace di ampliare la portata e le capacità della mente umana. Senza la spezia ad ampliare le facoltà della mente umana in modo da poter calcolare le rotte stellari, e intelligenze artificiali atte a coprire lo stesso compito, il viaggio nello spazio è semplicemente impossibile. Il governo di Dune viene assegnato a rotazione ad una diversa casata dell’impero, e dopo ottant’anni di amministrazione da parte degli Harkonnen, malvagi e perversi, la patata bollente viene passata ai giusti e nobili Atreides. Una volta sul pianeta però, la casata viene sterminata ad opera degli Harkonnen, con la complicità dell’Imperatore, il quale teme la sempre maggiore influenza del duca Leto Atreides nel Landsraad.
La voce di un altro mondo
Quello che però il crudele barone Vladimir Harkonnen non sa, è che la concubina del duca Lady Jessica e il loro unico figlio Paul sono sopravvissuti al massacro. Lei è un membro delle Bene Gesserit, mentre lui è in realtà il risultato di una secolare e intricata macchinazione genetica portata avanti dalla sorellanza per creare lo Kwisatz Haderach, un essere dalla mente superiore che, quando giungerà il suo tempo, saprà amministrare la galassia nel modo più giusto.
Questi si uniscono ai Fremen, popolo di nomadi guerrieri temprati dal deserto e dalla durezza del loro pianeta. I Fremen iniziano a identificare in Paul il Lisan al-Gaib, la voce di un altro mondo, il Messia destinato a liberare il popolo dall’oppressione fare di Arrakis un Paradiso Verde.
Paul decide dunque di sfruttare le credenze religiose dei Fremen, in realtà diffuse dalle Bene Gesserit, per guidare una rivoluzione che porterà alla caduta dell’impero e allo scoppio della Guerra Santa.
Ai posteri l’ardua sentenza: Paul ha distrutto un sistema corrotto o lo ha sostituito con uno ancora peggiore?
Il Dune perduto di Alejandro Jodorowski
Come potete vedere, in un solo capitolo di “Dune” c’è molto più di quanto possa sintetizzare in modo soddisfacente in un unico articolo. Le implicazioni, le metafore, le chiavi di lettura appaiono ancora oggi tragicamente attuali.
Era dunque inevitabile che un’opera così colossale si intrecciasse con gli altri media, in primis il cinema. I primi tentativi di adattare Dune risalgono agli anni ’60, poco dopo la sua uscita. Il regista cileno Alejandro Jodorowski immaginò un’opera cinematografica colossale, destinata a superare le quattordici ore di durata. Un progetto così esageratamente ambizioso da essere entrato nella leggenda pur non essendo stato nemmeno realizzato. Come dimenticare l’intenzione di ingaggiare H.R. Giger per realizzare il design del film, i Pink Floyd per realizzare la colonna sonora, o Salvador Dalì per interpretare l’imperatore (il quale pretese 100.000 dollari per ogni ora trascorsa sul set).
L’aura leggendaria assunta da questo film, mai realizzato a causa dei costi elevatissimi che avrebbe raggiunto (e si dice anche per la titubanza dei produttori nell’affidare un colossal di queste proporzioni ad un regista cileno), è ulteriormente ampliata dalla quantità enorme di “figli bastardi” da esso generati. “Star Wars” o “Alien” sono solo alcune delle opere cinematografiche che negli anni successivi, almeno così vuole la leggenda, dovevano parte dei loro design, delle loro idee di base e delle soluzioni visive adottate all’opera mai nata di Jodorowski, che metaforicamente continua a vivere in centinaia di franchise.
Da Lynch a Villeneuve
Un effettivo adattamento di “Dune” sarebbe arrivato solo vent’anni dopo, nel 1984.
Un David Lynch fresco del successo di “Eraserhead” ed “Elephant Man” alla regia e Dino De Laurentiis alla produzione sembravano la ricetta perfetta di un successo assicurato. Tuttavia l’autore non ottenne il controllo del final cut, e il risultato finale non riusciva a trovare una propria identità, perdendosi tra le ambizioni autoriali di Lynch e la volontà di De Laurentiis di creare un blockbuster alla “Star Wars”.
Pomposo, logorroico e con grandi problemi di ritmo, “Dune” del 1984 fu un flop al botteghino, e non fu mai riconosciuto dallo stesso Lynch, profondamente deluso dai cambiamenti apportati alla sua opera. Tuttavia può vantare la piccola consolazione di essere stato rivalutato nel corso degli anni e di essere divenuto un piccolo cult tra gli appassionati di fantascienza.
A ritagliare realmente e fin da subito un posto nella storia del cinema per “Dune” è stato però Denis Villeneuve, che nel 2021 e nel 2024 ha realizzato una giusta trasposizione del capolavoro di Herbert dividendolo in due parti. Un cast stellare (nel quale troviamo Timothée Chalamet, Zendaya e Oscar Isaac), la colonna sonora di Hans Zimmer, e la regia monumentale di Villeneuve, capace di valorizzare le titaniche ambientazioni così come i momenti più intimisti hanno permesso a quest’opera di conquistare immediatamente pubblico e critica, impattando nell’immaginario collettivo in modo non dissimile da quanto fatto da Peter Jackson con il suo “Signore degli Anelli” vent’anni prima.
C’è stato un “prima” e un “dopo Dune”. Sia nella letteratura che al cinema.
…E adesso?
Il franchise di Dune è destinato a fare un ulteriore passo in avanti questo dicembre, con l’uscita di “Dune – Parte tre”. Questo terzo capitolo adatterà il secondo della saga letteraria, “Messia di Dune”, e, stando almeno a quanto riportato finora, sarà l’ultimo a portare la firma di Denis Villeneuve.
A quanto pare Warner punta non poco sulla suddetta pellicola, tanto da farla uscire lo stesso giorno del film più atteso del 2026, “Avengers: Doomsday”. Ciò ha suscitato l’ironia del web, portando alla nascita dell’hashtag “Dunesday”. Una cosa non così diversa dal “Barbenheimer” del 2023.
La trama ruoterà intorno alle conseguenze della presa di potere di Paul, alla galassia travolta dalla Guerra Santa e ai tentativi di distruggere dall’interno il nuovo impero dello Kwisatz Haderach. Ovviamente è troppo presto per farci un’idea sul film e sull’impatto che avrà, ma la presenza nel cast di new entry del calibro di Robert Pattinson e Anya Taylor-Joy e i due trailer già a disposizione del pubblico fanno sicuramente già ben sperare per un film che appare perfettamente in linea, se non oltre, gli standard settati da due pellicole che hanno indelebilmente segnato la storia del cinema contemporaneo.




