Controtempo: abitare il nostro tempo in modo diverso
Il teatro Menotti di Milano ha presentato la sua nuova stagione teatrale: Controtempo.
Il termine ripreso dal linguaggio musicale, indica una sorta di sincronia mancata. Consiste infatti in una pausa sul tempo forte prima dell’arrivo del battito successivo.
Spezza così le aspettative, alimenta la sorpresa.
Metaforicamente, per Emilio Russo, direttore artistico di questo importante teatro milanese che ha ottenuto dal Ministero della Cultura l’importante riconoscimento di Teatro delle Città, Controtempo porta con sé un’idea di resistenza pacifista e ostinata che diventa una piccola disubbidienza al nostro tempo.
Un modo diverso per abitarlo, fatto di collettività contrapposta alla solitudine, di lentezza contro velocità, di apertura contro chiusura.
Come cittadinanza e imprese abbiano risposto alla costruzione dell’identità multiforme di “noi” suggerita dal Menotti, lo dimostra l’adesione alla campagna “partecipa e sostieni” (art bonus).
La programmazione poi tra linguaggi diversi, generazioni e svariate forme di scena, danno corpo a questa idea di comunità.
Il Menotti infatti, pienamente incastonato nel territorio, (qui c’è stato lo spettacolo a giugno per la raccolta fondi per i liceali di Crans Montana), continua ad investire in produzioni che vanno anche oltre i confini territoriali.

Sette sono le nuove.
Platonov, di Čechov con la regia di Peter Stein, grande coproduzione che coinvolge, oltre al Festival di Spoleto, il Teatro di Roma, il Teatro Biondo di Palermo e il Teatro Stabile di Catania. Liv Ferracchiati firma la regia di Regina Madre di Manlio Santanelli con Milvia Marigliano e Gennaro Di Biase, in dialogo con il Teatro di Roma, il Teatro Nazionale di Napoli, il Teatro Biondo e il Teatro Stabile del Veneto. Franco Però dirige Stefania Rocca e Franco Castellano in Quando scende la notte in produzione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – Il Rossetti, Teatro delle Città di Catania. Maddalena Crippa affronta il mito di Agamennone nel debutto al Festival di Segesta.
La musica è presente in Ahi Maria! Tributo tutto al femminile a Rino Gaetano; in Volete sapere perché vale la pena vivere? rivive l’universo ironico e creativo di Woody Allen.
Tutti under 35 sono i giovani partecipanti al laboratorio per la trasposizione teatrale di I segreti di Milano, di Testori.
Anche tra le ospitalità si vede la capacità di questo teatro di intercettare i grandi protagonisti della scena nazionale ed internazionale.
In occasione del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia, nasce un progetto speciale dedicato a Leonardo da Vinci, Con Yamamoto Noh Theater e Sachiko Nakajima & Kurage Band e la Consulenza scientifica Rossella Menegazzo, Università degli Studi di Milano.
Desert Films è una performance dove cinema e teatro si contaminano. Ha come protagonisti James Franco e Blaine Kern, ed è parte di un progetto di narrazione scenica e cinematografica che indaga la natura della fama, il suo potere di seduzione e il prezzo che impone a chi la attraversa.
I fratelli Cadez, pianisti virtuosi, portano la musica come esperienza teatrale in Los Virtuose. Tra geometrie e visioni, ci porta Avantgarde, di NoGravity, un viaggio onirico che fonde danza, illusione visiva e arte contemporanea.
Torna Famiglie Floz, il collettivo tedesco tanto amato dal pubblico del Menotti che lavora con grandi maschere e con la poetica del gesto.
Aprirà uno squarcio The Horse of Jenin, di e con Alaa Shehada classe 1991. Un racconto potente sulla immaginazione di bambini anche in tempo di guerra, tra memoria personale, comicità e visione poetica.
Gabriele Vacis torna con Sette a Tebe e Vangeli e Stivalaccio Teatro ci regala Scaramuccia, una commedia dell’arte.
Ricordiamo che in attesa che inizi il 23 settembre 2026 Contrattempo, il Teatro Menotti porta anche questa estate, gli spettacoli estivi nel bel cortile della biblioteca Sormani.




