Familie Flöz: ed è subito incanto al Teatro Menotti
Dal 14 al 19 aprile 2026 al Teatro Menotti di Milano, è tornato il collettivo tedesco tanto amato dal suo affezionato pubblico: Familie Flöz con Finale Ouverture. Lo spettacolo celebra i trenta anni della loro ricerca artistica che indaga il corpo e il suo linguaggio. La parola infatti è assente, così come la mimica facciale.
Il volto è coperto da spesse maschere rigide e vivaci che sembrerebbero dare però staticità. Ed invece creano connessione con il pubblico, che completa quello spazio comunicativo con il proprio sentire.
Infatti questi attori che parlano ad un pubblico di ogni età, si muovono esprimendo, in silenzio solo attraverso la gestualità, un’intera gamma di sentimenti, emozioni, stati d’animo.
Sono già in scena quando il pubblico prende posto. Hanno con loro un intero guardaroba di costumi e maschere. Da subito creano una dimensione dialogica con gli spettatori. Li invitano a salire sul palco, ad indossare le maschere, a muoversi sulla scena, che è composta da tante cornici architettoniche rettangolari.
Sono luci tubolari colorate che delimitano e dividono spazi. Si creano quindi ambienti diversi dove uomini e donne portano le loro solitudini, inquietudini, bisogno di amore. La fragilità emerge in ognuno di essi. Complice anche una musica eseguita in scena con i più svariati strumenti da originali musicisti.
Nel primo dei tre quadri dello spettacolo, le cornici compongono un luogo pubblico di arrivo, come un aeroporto o una stazione. Un uomo solo, con una vecchia valigia passa i controlli e si ritrova in uno spazio sconosciuto e deserto.
Poco dopo arriva un signore che lo accompagna nel suo nuovo posto di lavoro. Le cornici sono state spostate dai tecnici di scena ed ora delimitano una sorta di bar/supermarket dove lui cerca di accontentare tutti i clienti.
Che non tardano a venire. Sono gli emarginati, le ombre della vita. Arrivano anche i travestiti in abiti improbabili, tra piume e tanga, mentre un clochard elemosina sempre cibo.
Nel secondo quadro, le cornici vengono modulate in modo asettico. Siamo infatti in un ospedale. La luce è quella fredda del neon.
Un figlio accompagna la madre prima di un’operazione importante. Lei è molto teatrale e castrante. Nell’attesa dell’operazione, che porterà un risultato diverso da quello atteso, il figlio vivrà stati d’animo diversi, passando per soglie simboliche.
Nell’ultimo una ragazza con zaino e macchina fotografica si ritrova in una area quasi bucolica. Ma non tutto è come sembra e la violenza umana non tarda a manifestarsi.
Alla fine dello spettacolo una moltitudine di piccole cornici racchiudono fotografie di persone, nuclei famigliari, ricordi in bianco e nero sbiaditi dal tempo. Frammenti di mondi scomparsi, incrinati o distrutti.
Considerata una delle compagnie più originali della scena teatrale tedesca, Familie Flöz è oggi sinonimo della riscoperta del teatro con le maschere. Nelle loro rappresentazioni prevalentemente non verbali, i volti degli attori scompaiono infatti dietro maschere distintive che affascinano per la loro sorprendente vivacità. Nasce dalla Folkwang Università delle Arti di Essen.
Familie Flöz
Prima Milanese
Finale Un’ouverture
Ideato da Fabian Baumgarten, Lei-Lei Bavoil, Vasko Damjanov, Anna Kistel, Almut Lustig, Hajo Schüler e Mats Süthoff
Con Fabian Baumgarten, Lei-Lei Bavoil, Vasko Damjanov, Almut Lustig und Mats Süthoff
Regia, maschere Hajo Schüler
Co-regia Anna Kistel
Scenografia Stéphane Laimé
Costumi Mascha Schubert Almut Lustig
Composizione Vasko Damjanov,
Musica dal vivo Vasko Damjanov, Almut Lustig & Ensemble
Luci, video Reinhard Hubert
Disegno suono Giorgio de Santis
Illusioni Rocco Manfredi
Assistente alla regia Jelle de Wi
Assistente alla scenografia Aron Feierabend
Produzione Familie Flöz con Theaterhaus Stuttgart, Theater Duisburg, Stadttheater Schaffhausen




