L’Ulisse serbo: Milos Crnjanski
Nel panorama intellettuale serbo spicca un nome fra tutti: Milos Crnjanski. Un vagabondo nell’Europa del novecento che si è distinto dall’ambito del giornalismo a quello letterario, dalla traduzione alla diplomazia. Un autore nascosto, il suo più grande successo, Romanzo di Londra, ha raggiunto notorietà all’infuori della Serbia quasi trent’anni dopo dalla sua uscita nel 1962. “Non mi rimarrà più nulla tranne la polvere sui piedi, il silenzio nel cuore e un lieve sorriso sulle labbra” Così recita Diario di Čarnojević, uno dei suoi racconti d’esilio.
Le origini di un anarchico
Milos Crnjanski nacque al termine dell’ottocento in Ungheria. Proveniva da una famiglia serba di origini umili, presto avrebbe preso il carattere tormentato del padre. Toma Crnjanski era un funzionario di bassa categoria, ma che non passò inosservato per la militanza a favore della minoranza serba. Proprio per questo, venne allontanato nella città di Banato, ai tempi definita una “Siberia dei funzionari pubblici”.
La vita di Crnjanski, durante l’infanzia, sembrava che stesse prendendo la strada di un qualunque bambino della Serbia rurale. Istruito con una profonda religiosità tra le celebrazioni di San Sava, un mediocre studente al ginnasio dei frati, fino a quando il padre non venne a mancare. In quel momento, decise “di diventare uno dei migliori del futuro”. Anche se non completò mai gli studi, si iscrisse alla facoltà di medicina a Vienna nel 1913. Esattamente un anno prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Milos dopo le armi
All’inizio del conflitto, a causa della nazionalità serba, subì diverse rappresaglie. Un giorno, le autorità austriache lo catturarono, ma invece della divisa carceraria, gli diedero quella militare. Così iniziò la sua parentesi al fronte, prima galiziano e poi italiano.
Solo al termine della guerra, Crnjanski esplorò la sua passione per la letteratura all’Università di Belgrado, “tornato nella sua Itaca”. Tuttavia, un senso di disillusione e amarezza lo aveva colpito. “Nel grande caos della guerra rimasi incrollabile nei miei dolori, nella mia riflessione e in un vago senso di solitudine” Scriveva in quegli anni. Tentò a seguire le nuove correnti progressiste, come il socialismo, ma senza entusiasmo sincero.
Viveva facendo il professore e soprattutto scrivendo per diverse testate, grazie a Vreme ottenne grandi riconoscimenti. Nel pieno della guerra civile spagnola fu corrispondente dal quartier generale di Francisco Franco, successivamente a Roma manifestando simpatie per la vicinanza al socialismo di Mussolini.
Londra sarebbe stato il suo più lungo soggiorno all’infuori della Serbia. Giunse nella capitale inglese perché evacuato allo scoppio della seconda guerra mondiale e successivamente restò, in vista del governo comunista di Tito. Mentre lavorava ai suoi romanzi, a Londra si procurava da vivere occupandosi di contabilità e la moglie, Vida, cuciva bambole.
Nel 1965, trovò la possibilità di tornare in patria, seppur stigmatizzato per la sua ostilità al comunismo. Gli ultimi dodici anni di vita li passò all’Hotel Excelsior di Belgrado, dopo aver rinunciato alla nazionalità britannica, pieno di gioia nel rivedere nel suo paese.
“E quando verrà il momento per il mio vecchio cuore di calmarsi, la tua acacia cadrà su di me come pioggia” Aveva scritto in Lamento su Belgrado, e così accadde il 30 novembre 1977.
La storia del giornalista e poeta Milos Crnjanski è un invito all’amore del proprio paese e onorare la propria tradizione, anche se questo può comportare la lontananza da essa.




