Pechino cerca figli, la nuova frontiera della potenza cinese
La Cina prova a reinventare se stessa partendo dal dato più semplice e insieme più sfuggente da governare, quello delle nascite, dopo anni in cui la traiettoria demografica si è piegata verso il basso con una velocità che ha sorpreso anche la leadership di Pechino. Nel 2025 i nuovi nati sono scesi sotto gli otto milioni, il livello più basso dalla fondazione della Repubblica Popolare, mentre i decessi hanno superato di gran lunga le nascite e la popolazione ha continuato a diminuire per il quarto anno consecutivo. È un passaggio storico che segna la fine di una lunga fase di espansione e apre un’epoca di contrazione, con implicazioni economiche, sociali e politiche profonde. Il governo cinese ha preso atto che la questione demografica è ormai centrale quanto la crescita economica e sta cercando di costruire una società più favorevole alla natalità attraverso una combinazione di incentivi economici e interventi culturali. Sussidi diretti alle famiglie, servizi per l’infanzia, sostegno alla maternità e perfino la gratuità dell’assistenza alla gravidanza prevista a partire dal 2026 sono tasselli di una strategia più ampia che punta a ridurre il costo materiale e psicologico dell’avere figli. A queste misure si affianca una revisione delle politiche sociali che riguarda il lavoro, l’accesso ai servizi urbani e la stabilità abitativa, nel tentativo di creare condizioni più favorevoli per le giovani coppie. Il paradosso cinese risiede nel fatto che l’attuale crisi affonda le sue radici in una delle politiche più radicali del Novecento, la limitazione delle nascite introdotta alla fine degli anni Settanta per contenere l’esplosione demografica. Quella stagione ha prodotto effetti duraturi, tra cui l’invecchiamento accelerato della popolazione e un cambiamento profondo nei comportamenti sociali, con famiglie più piccole e una crescente diffusione di modelli individualisti. Oggi la leadership si trova a dover invertire non solo una tendenza statistica ma anche una cultura sedimentata nel tempo. I dati mostrano quanto la sfida sia complessa. Il tasso di fertilità è sceso a livelli ben al di sotto della soglia di sostituzione e la popolazione in età lavorativa si riduce, mentre cresce rapidamente la quota di anziani, già oltre il venti per cento del totale. Questo squilibrio rischia di comprimere la crescita economica, aumentare la pressione sul sistema previdenziale e mettere in discussione gli obiettivi di lungo periodo del Paese. La Cina si trova così a inseguire un equilibrio che molte economie avanzate non sono riuscite a ritrovare. La costruzione di una società amica delle nascite appare come un progetto ambizioso e necessario, ma i segnali finora indicano che gli strumenti della politica faticano a incidere su scelte che restano profondamente personali. In gioco non c’è solo il numero dei cittadini, ma il modello stesso di sviluppo di una delle principali potenze globali.




