Il Misantropo, tra idealismo, realtà e contraddizioni
Dal 3 all’11 Marzo 2026 al Teatro Franco Parenti di Milano torna Il Misantropo di Molière, con qualche piccola modifica.
Lo spettacolo era stato nel 2023 al centro dei festeggiamenti del cinquantesimo del Teatro Parenti il cui sipario si è alzato per la prima volta il 16 gennaio 1973. Nasce da un’idea di Luca Micheletti e Andrée Ruth Shammah che firma anche la regia.
Da subito però, ci appare leggermente cambiato, capace di offrirci una lettura diversa. La bella e sobria scena disegnata da Margherita Palli è la stessa, così come la recitazione in versi e la puntuale traduzione di Valerio Magrelli. Ritroviamo anche lo stesso lavoro di grande rigore e disciplina, privo di improvvisazione e di giudizio.
Eppure, eppure…Probabilmente è dovuto a piccole sfumature, anche cromatiche, da parte della regia e a Fausto Cabra nel ruolo di Alceste.
Ci piace l’attore, il suo stile e il suo sguardo un po’ tenebroso come scuri e sobri sono i suoi abiti, che fanno da contrasto con quelli splendidi e colorati degli altri personaggi.
Con lui in scena (in o.a.) Marco Balbi, Bea Barret, Manuel Bonvino, Angelo Di Genio, Filippo Lai, Margherita Laterza, Francesco Maisetti, Edoardo Rivoira, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea Soffiantini e la partecipazione di Corrado d’Elia.
Cabra ha l’età simile a quella che aveva Molière nel 1666 anno in cui andò in scena la commedia dove l’autore si era preso il ruolo di Alceste.
Ma il 1666 è un anno difficile per Molière: ha avuto sul palco la sua prima crisi di tubercolosi e ha dovuto smettere di recitare per tanti mesi. Il Tartufo è stato censurato malgrado la protezione di Luigi XVI. E anche la giovanissima moglie Armanda, che qualcuno mormora sia in realtà sua figlia, pare abbia contribuito ad abbuiare il suo spirito di amante bilioso e collerico, con qualche tradimento.
In scena il Misantropo-Molière è quindi realmente astioso, nevrotico, disilluso dalla vita e dalle esperienze personali. E così si presentano da subito in genere gli attori che lo rappresentano.
Al contrario Il Misantropo-Cabria ci appare, almeno inizialmente, un giovane idealista in età di maritarsi che condanna il mondo non perché sia meschino nei suoi confronti, ma perché ipocrita e menzognero.
Siamo portati quindi a prendere le sue difese, a condividere i suoi pensieri sull’ipocrisia e la vanità, cullati dal testo in versi pieni di piglio satirico, vero piacere per l’orecchio e lo spirito.
Friggiamo con lui quando, obbligato ad ascoltare i versi fatui del vanaglorioso Oronte, un magnifico Corrado D’Elia, lo vediamo ribollire per trattenere le critiche negative che alla fine invece deflagrano.
Aspiriamo con lui ad un mondo più vero, detestiamo con lui le invidie che come fiumi carsici scorrono sotto scambi di frasi all’apparenza lusinghieri, vorremmo avere la sua tagliente ironia.
Poi però la commedia si compie, mettendo a fuoco l’inadeguatezza del vivere di Alceste e la sua contraddizione “amorosa”.
Come se durante lo spettacolo Cabra, il giovane difensore della verità a qualunque costo, invecchiasse rapidamente a causa della perdita delle sue illusioni, incapace di gestire la frustrazione. Sembra quasi infatti che sia l’esperienza di vita sul palco a renderlo il moralista eccessivo, il nemico di tutto il genere umano, non un cambio di registro narrativo.
La commedia la conoscete già. Molière maestro del comico, di intrecci e di definizione dei personaggi, mostra gli aspetti malati, nevrotici e ipocriti della corte. Il Misantropo li conosce tutti, perché lui stesso vive a corte. E giorno per giorno, anziché trovare un modus vivendi, ridicolizza tutti i suoi componenti a colpi di critica veritiera ma inutile.
A niente servono i consigli del suo amico Filinte, anche lui in età di matrimonio: intelligente, riflessivo, ma anche conoscitore dell’animo umano e consapevole dei suoi vizi. Partigiano di buon senso, moderazione e indulgenza tenta di mitigare le asprezze sempre crescenti dell’amico.
Ironia della sorte Alceste non si innamora della virtù rappresentata dalla bella e composta Eliante che lo ama e apprezza, ma di Célimène una giovane vedova, civettuola, bugiarda e pettegola.
Si prende gioco di tutti i suoi spasimanti, lui compreso. Crede di manipolare il mondo, ma finirà, volendo tutto, col perdere tutto. Se lei viene “cacciata via” dal mondo di cui ha bisogno per vivere, Alceste sceglie di fuggire da quel mondo diventato per lui insopportabile, come la sua stessa contraddizione e pulsione erotica. Intorno a loro, i nobili fatui ed ipocriti continueranno la loro piccola e variopinta giostra.
Il Misantropo
di Molière
progetto e collaborazione alla traduzione di Andrée Ruth Shammah e Luca Micheletti
regia Andrée Ruth Shammah
traduzione Valerio Magrelli
con Fausto Cabra e con (in o.a.) Marco Balbi, Bea Barret, Manuel Bonvino, Angelo Di Genio, Filippo Lai, Margherita Laterza, Francesco Maisetti, Edoardo Rivoira, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea Soffiantini
e la partecipazione di Corrado d’Elia
scene Margherita Palli
costumi Giovanna Buzzi
assistente alla regia Diletta Ferruzzi
assistente scenografo Marco Cristini
seconda assistente scenografa Matilde Casadei
pittore scenografo Santino Croci
direttore di scena Mattia Fontana
elettricista Gianni Gajardo
fonico Marco Introini
sarta Alessia Di Meo
truccatrice Sofia Righi
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
costumi realizzati da LowCostume in collaborazione con la sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni
ORARI
martedì 3 Marzo – 20:30
martedì 10 Marzo – 20:00
mercoledì – 19:45
giovedì – 20:30
venerdì – 19:45
sabato – 19:45
domenica – 16:15




