Ritorno a casa: l’ambiguità della partitura di Pinter
C’è una violenza sottile, strisciante, un’atmosfera apparentemente anodina anche se i modi sono sboccati in Ritorno a casa, sino al 1 marzo 2026, al PiccoloTeatro Grassi di Milano.
Massimo Popolizio dirige e interpreta questo capolavoro di Harold Pinter. Con lui in scena Christian La Rosa, che è Lenny, Paolo Musio, lo zio Sam, Alberto Onofrietti il figlio aspirante boxeur Joey, Eros Pascale, che è Teddy e Giorgia Salari, la bella Ruth.
Popolizio ci offre una commedia difficile, dove si ride “all’inglese”, che fa emergere però tutto il tumulto e l’ambiguità della partitura di Pinter.
É la commedia della minaccia per eccellenza. Non c’è praticamente intrigo nell’universo familiare immaginato da Pinter.
Un padre settantenne, Popolizio, si muove su una scena che resta invariata ideata da Gianluca Sbicca e Antonio Marras. È l’interno della sua casa di periferia, sciatta, scura, venata di rosso come il sangue che vedeva scorrere quando da macellaio, proprio come suo padre, ammazzava i vitelli. È fiero di aver onorato il nome del genitore nel sangue.
Ha tre figli, ma ne vediamo solo due. Si aggirano sfaccendati aprendo continuamente un frigo che li nutre di freddi sandwich mentre si indovina una fame di affetto. C’è Joey l’aspirante boxeur e Larry un ex “pappa”.
Ai tre uomini se ne aggiunge un quarto, lo zio Sam, autista squattrinato. Non c’è collante tra i quattro, solo urla, volgarità, offese o ilarità isterica. Non c’è neanche un passato cui aggrapparsi, che regali una qualche dolcezza. Più volte il vecchio padre chiama bastardi i figli perché avuti dalla defunta moglie definita troia.
I toni da commedia sono urlati, le azioni assurde. Si capisce che sotto quelle conversazioni vuote, quotidiane, piene di violenza e non detti, si va formando, nei chiaroscuri ideati da Luigi Biondi, un’altra realtà ma si resta nel dubbio se sia reale o irreale.
Eppure ci si sente a disagio perché tra quelle battute grevi sembrano apparire come fantasmi slanci pulsionali e sordidi, immoralità e erotismo.
Poi una notte, mentre tutti dormono, entra in casa il terzo figlio, Teddy. È scappato sei anni prima da quella casa asfittica ed è diventato professore negli Stati Uniti. Arriva accompagnato dalla moglie, bella e sensuale.
E quella figura muliebre che accenderà e soddisferà carnalmente i desideri più animali dei quattro uomini, da vittima sacrificale si trasformerà in domatrice, dettando ordini e i suoi desideri.
Mentre il marito Teddy ripartirà per gli Stati Uniti dove vivono i loro tre figli. Pinter ci lascia col dubbio che sia l’unico a salvarsi.
Ricordiamo ai nostri lettori che Mercoledì 25 febbraio alle ore 18 al Chiostro Nina Vinchi, Massimo Popolizio incontra Oliviero Ponte di Pino. Modera: Roberta Carpani.
Piccolo Teatro Grassi (Via Rovello, 2 – M1 Cordusio), dal 10 febbraio al 1° marzo 2026
Ritorno a casa
di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra
regia Massimo Popolizio
con Massimo Popolizio
e con (in ordine alfabetico)
Christian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti, Eros Pascale, Giorgia Salari
scene Maurizio Balò
costumi Gianluca Sbicca e Antonio Marras
luci Luigi Biondi
suono Alessandro Saviozzi
produzione Compagnia Umberto Orsini, Teatro di Roma – Teatro Nazionale,
Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in collaborazione con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali e Comune di Fabriano




