La Patagonia torna a bruciare: situazione attuale e perché gli incendi peggiorano ogni anno
La Patagonia torna a bruciare. Come accade ormai ogni anno, la regione dell’Argentina è colpita da incendi stagionali che, con il passare del tempo, si sono fatti sempre più intensi e devastanti. Questo alimenta le forti preoccupazioni per la tutela delle terre, delle foreste e per la sicurezza delle comunità locali. Anche quest’anno si profila un’ondata di incendi particolarmente grave, che solleva interrogativi sulla capacità di contenimento delle fiamme, sulla loro durata e sui possibili danni ambientali e sociali.
Negli ultimi giorni, in Patagonia sono andati in fumo oltre 150 chilometri quadrati di territorio. La provincia più colpita è Chubut, nell’Argentina meridionale, dove la situazione resta critica. Proprio il governatore dell’area avanza l’ipotesi che alcuni roghi possano essere stati appiccati volontariamente. Un’eventualità che accresce ulteriormente l’allarme per la sicurezza degli abitanti, per la salvaguardia dell’ambiente e per il futuro delle foreste colpite.
Si registrano oltre 6.500 ettari di territorio bruciato, con alte colonne di fumo visibili nei pressi del monte Cerro Pirque. Il bilancio conta 24 abitazioni distrutte e diversi complessi turistici danneggiati, mentre turisti e residenti sono stati evacuati e trasferiti in centri di accoglienza. Sul campo operano oltre 300 vigili del fuoco, impegnati senza sosta nelle operazioni di spegnimento. Per limitare l’avanzata delle fiamme sono stati abbattuti alberi e ripulite vaste aree di sterpaglie, nel tentativo di creare barriere di contenimento al fuoco.

Un aereo spruzza acqua per spegnere un incendio sul monte Pirque, a El Hoyo (10 gennaio 2026).
Foto: 023817+0000 GONZALO KEOGAN
La situazione è critica e, purtroppo, Chubut non è l’unica area colpita: Neuquén (sempre parte della regione della Patagonia argentina), Santa Cruz e Río Negro sono anche state oggetto di preoccupazioni. Le autorità locali hanno però da subito dichiarato che la situazione è sotto controllo.
Il peggioramento degli ultimi anni
Negli ultimi anni la Patagonia argentina è sempre più spesso colpita da incendi stagionali di vasta portata. La scorsa estate è stata una delle più intense mai registrate, sia per la durata dei roghi sia per l’estensione delle aree colpite. I dati emersi negli ultimi giorni sembrano ora anticipare una nuova e preoccupante ondata di incendi, alimentata da siccità prolungata, temperature elevate e condizioni ambientali estreme.
Le cause di questa escalation sono molteplici e riconducibili soprattutto al cambiamento climatico, ma anche a comportamenti umani irresponsabili. In diversi casi, infatti, gli incendi sono appiccati volontariamente per ottenere nuovi terreni coltivabili o liberare aree boschive. La situazione spesso però sfugge al controllo e trasformarsi in roghi devastanti, con gravi conseguenze per l’ambiente e la sicurezza delle persone.
La siccità estrema che colpisce la regione rappresenta uno dei fattori principali alla base degli incendi più recenti. Un fenomeno che, negli ultimi anni, si è intensificato a causa del riscaldamento globale, aggravando la durata e l’espansione delle fiamme. A rendere ancora più complesso il lavoro di contenimento contribuiscono i forti venti, tipici della Patagonia, che favoriscono la rapida propagazione del fuoco e ostacolano l’azione dei soccorritori. A confermarlo è Abel Nievas, Segretario delle Foreste della provincia di Chubut, che commentando la situazione al quotidiano La Nación ha dichiarato:
“È la siccità estrema; l’avevamo previsto. Sapevamo che la situazione era complessa, ma non immaginavamo che sarebbe stata così.”
Le temperature insolitamente elevate, legate alla stagione estiva in corso in Argentina, continuano dunque a giocare un ruolo decisivo nell’alimentare gli incendi, mentre vento e aridità rendono sempre più difficile il loro contenimento, anche per i vigili del fuoco impegnati sul campo.

Incendio boschivo nel 2024, stagione in cui gli incendi hanno cominciato a peggiorare.
Foto: iStock photo
Forte di una lunga esperienza sul campo, Nievas attribuisce con sicurezza le cause principali degli incendi alla siccità estrema. Come lui stesso sottolinea, il problema attuale è rappresentato dall’enorme quantità di vegetazione secca disponibile per bruciare, una situazione che definisce senza precedenti. “Il problema che abbiamo oggi è l’enorme quantità di vegetazione disponibile per essere bruciata, che è sconcertante. La siccità è un fattore chiave. Faccio questo lavoro da quasi 35 anni, sono un vigile del fuoco da 40, ho dedicato tutta la mia vita al fuoco e non abbiamo mai vissuto una situazione simile”, ha dichiarato.



