Quantum computing: la nuova frontiera degli investimenti
Il quantum computing è un settore emergente, ancora agli albori, ma con un potenziale dirompente in moltissimi settori industriali: dalla farmaceutica all’energia, fino alla difesa.
Secondo le stime di McKinsey, il mercato globale del calcolo quantistico potrebbe passare dai 300 milioni di dollari del 2024 a 72 miliardi entro il 2035, con il probabile intervento anche di investimenti pubblici e collaborazioni tra governi e aziende, nonché con l’implementazione delle prime applicazioni commerciali già avviate.
In questo contesto complesso ma pieno di potenziale, l’interesse degli investitori cresce, ma con una raccomandazione chiara: servono orizzonti lunghi e pazienza. Il quantum computing non è una tecnologia pronta a generare ritorni immediati, ma promette di trasformare radicalmente i settori strategici nei prossimi decenni.
Il panorama degli investimenti nel quantum computing si divide in due grandi categorie: colossi tecnologici diversificati e aziende specializzate.
Per quanto riguarda i colossi, imprese come Alphabet (Google), IBM e Amazon, investono nel settore ma non lo considerano il cuore della loro strategia. Alphabet, ad esempio, ha raggiunto la supremazia quantistica nel 2019, e continua a sviluppare il chip Willow, progettato per ridurre gli errori quantistici. IBM ha creato servizi cloud quantistici, mentre Amazon sfrutta le infrastrutture cloud esistenti e le competenze in intelligenza artificiale per integrare il quantum computing nei suoi servizi. Queste aziende offrono agli investitori una forma indiretta di esposizione, spesso più stabile ma meno centrata sulla tecnologia pura.
Le aziende specializzate invece, come IonQ, Rigetti, D-Wave e Quantum Computing Inc., concentrano tutte le risorse sullo sviluppo e la commercializzazione del calcolo quantistico. Il loro successo dipende interamente dall’avanzamento della tecnologia, con utili spesso negativi e rapporti prezzo/ricavi (P/S) molto variabili: si tratta chiaramente di una volatilità che riflette insieme sia l’alto rischio sia il potenziale di crescita esponenziale dell’investimento.
Investire in quantum computing oggi significa trovarsi a fare i conti con alcune caratteristiche peculiari del settore, quale appunto in primis una volatilità elevatissima, poiché le azioni delle aziende quantistiche possono subire forti fluttuazioni a causa di aspettative speculative e incertezze tecnologiche. Non va dimenticata inoltre la redditività incerta di questi investimenti, dato che molte società non generano ancora profitti, anzi convivono con i ricavi che faticano a coprire i costi di ricerca e sviluppo. Bisogna inoltre aggiungere all’analisi di questa situazione iniziale lo scenario attuale di competizione e concentrazione, in cui poche grandi aziende dominano lo spazio, rendendo difficile per le startup crescere rapidamente. Infine, sicuramente, chi investe nel settore deve avere chiaro in mente un orizzonte lungo, poiché i ritorni economici reali potrebbero manifestarsi solo nel medio-lungo periodo.
Per mitigare questi rischi, alcuni investitori scelgono un’esposizione diversificata tramite ETF specializzati, come il Defiance Quantum ETF, che replica l’indice BlueStar Quantum Computing and Machine Learning. Il fondo investe in oltre 70 aziende, tra cui Rigetti, D-Wave e IonQ, permettendo di cogliere il potenziale del settore senza puntare su un singolo titolo.
Gli Stati Uniti – anche stavolta – rimangono il terreno più avanzato per il quantum computing, grazie sia ai colossi tecnologici sia a startup altamente innovative che cercano di farsi strada, ma anche in Europa si aprono opportunità per chi ha pazienza e voglia di investire in innovazione, grazie a incentivi pubblici e collaborazioni industriali.
In definitiva, il quantum computing rappresenta un investimento a lungo termine, caratterizzato da grandi rischi ma anche da potenziali ricompense altrettanto significative.
Il settore, seppur giovane, sta già tracciando la strada verso applicazioni pratiche in campi strategici, e gli investitori più lungimiranti potrebbero trovarsi al centro di una delle rivoluzioni tecnologiche più importanti del XXI secolo.




