Un dolore che diventa gesto: il boom di ricoveri tra gli adolescenti
C’è un dolore che non si vede, ma che scava dentro e lascia delle cicatrici sulla pelle dei più giovani. Si tratta del dolore di varie migliaia di adolescenti italiani che finiscono in ospedale, e i numeri di questi ricoveri sono in crescita esponenziale in tutta Italia. Depressione, autolesionismo, anoressia e abuso di sostanze sono i motivi più frequenti di questo triste contagio, e intanto i medici avvertono: “non è un problema di educazione, ma della difficoltà di gestire emozioni troppo forti”.
Dietro le statistiche ci sono volti e storie. Tredicenni portate in pronto soccorso dopo crisi di rabbia e ferite auto-inflitte, dodicenni denutrite al punto da dover essere alimentate con un sondino, quattordicenni finite in terapia intensiva dopo aver assunto miscele di droghe sconosciute: si tratta di storie di dolore che parlano di “estrema disperazione”, come la definisce il professor Alessandro Albizzati, direttore di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza all’Asst Santi Paolo e Carlo.
La Lombardia è la regione che più di tutte fotografa la gravità del fenomeno. I casi di minori presi in carico per comportamenti autolesivi o suicidari sono più che raddoppiati negli ultimi sei anni: da 407 nel 2019 a 815 nel 2025 (e siamo ancora a tre quarti di quest’ultimo), dopo che nel 2024 si era già raggiunto il picco record di 947 casi, come a voler confermare di anno in anno un trend spaventosamente in crescita.
Questi numeri però raccontano solo la punta dell’iceberg. L’anno scorso, tra strutture sanitarie di ogni tipo e ambulatori, la rete regionale ha assistito quasi 150 mila ragazzi con disturbi neuropsichiatrici, di cui 18.644 in cura con psicofarmaci. E ancora, negli ultimi cinque anni gli accessi dei minorenni ai reparti di pronto soccorso per problemi psichiatrici o abuso di sostanze sono saliti da 2.065 a 2.542, e per il 2025 si attende un ulteriore aumento del 18%. Anche i ricoveri, stabili attorno ai 3.600 l’anno, sono previsti in crescita dell’8%.
Secondo gli specialisti, nove pazienti su dieci in questi ricoveri sono ragazze. Si tratta di una epidemia tra giovani che riversano la propria sofferenza sul corpo: lo tagliano, lo bruciano, lo affamano e lo maltrattano. “Il loro dolore – spiegano i medici – diventa gesto estremo quando non trovano altre parole per esprimerlo”.
In questi casi peraltro il tempo medio di permanenza nei pronto soccorso cresce, perché è difficile trovare reparti disponibili o strutture che possano prendersi cura di loro dopo le dimissioni, e il risultato è che circa il 6% dei giovani resta in ospedale più a lungo del necessario, diventando quello che in gergo viene chiamato “bed blocker”: un posto letto occupato che manca ad altri ragazzi in emergenza.
Oltre ai disturbi emotivi e alimentari cresce anche l’allarme per le nuove sostanze psicoattive. Sempre in Lombardia infatti, alla clinica Maugeri di Pavia, sono stati trovati nei pazienti minorenni catinoni sintetici, cocaina, ketamina, ossicodone, benzodiazepine, Mdma, codeina, ecstasy e allucinogeni, spesso combinate in mix che ne aumentano la letalità.
Di fronte a questo scenario la Lombardia ha messo a punto un piano straordinario, prevedendo Nuclei funzionali dedicati alle emergenze psichiatriche under 18, pronto soccorso di riferimento specializzati, procedure accelerate per il ricovero in reparti adatti ai giovani pazienti e una quota di posti letto riservata alle urgenze. Dal 1° gennaio 2026 aprirà anche un nuovo reparto all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, mentre da gennaio 2027 sarà operativo quello del Policlinico di Milano.
“Il disagio degli adolescenti e dei preadolescenti è una emergenza nazionale silenziosa – ha detto l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso – e per noi rappresenta una priorità assoluta. Con questo piano vogliamo assicurare che ogni ragazzo e ogni famiglia trovino risposte tempestive e adeguate nei momenti di maggiore fragilità”.




