Harvey Weinstein è stato dichiarato colpevole di violenza sessuale
Dopo cinque giorni di camera di consiglio, la giuria ha giudicato l’ex produttore cinematografico Harvey Weinstein colpevole di un capo d’imputazione, per atto sessuale criminale nei confronti dell’assistente Miriam Haley, risalente al 2006.
I giurati lo hanno poi assolto per un altro capo d’imputazione simile (presentato dall’attrice Kaja Sokola), mentre non hanno raggiunto un verdetto sull’accusa di stupro, mossa dall’ex assistente Jessica Mann.
Il caso Weinstein: le prime accuse
L’ex produttore di Hollywood, Harvey Weinstein, è al centro di numerose inchieste giornalistiche dal 2017, anno in cui sono sono iniziate a piovere denunce di molestie sessuali, da parte di donne che per anni avevano lavorato con lui. Tra queste ci sono Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Uma Thurman e Cara Delavigne.
Il produttore era già stato condannato a 16 anni di reclusione in California per altri abusi oltre che a 23 anni a New York, nel 2020. Quest’ultima condanna era poi stata annullata in appello per vizio di forma: il giudice non avrebbe dovuto ammettere la testimonianza di alcune donne, che avevano accusato Weinstein di aggressioni sessuali non sfociate in capi d’imputazione formali.

Il processo odierno
L’ultimo verdetto sulla vicenda, raggiunto anticipatamente in mattinata dal giudice Curtis Faber, ha scatenato non poche tensioni tra i membri del pool. Lo stesso Weinstein ha chiesto l’annullamento del processo: “È la mia vita in gioco, questo non è giusto”. Per ora, i giurati hanno dato ragione a Miriam Haley e torto a Kaja Sokola. Si attende un’intesa in merito al presunto stupro di Jessica Mann.
Fatto sta che ogni capo d’imputazione comporta un massimo di 25 anni di reclusione, che si aggiungerebbero a quelli già collezionati da Weinstein.




